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Bibbia nella Liturgia

Breve vocabolario di temi
di Gianfranco Ravasi

Per conoscere o accostare il Vangelo di Luca ci si può aiutare con un profilo dei temi fondamentali di questo scritto. Rimane pur vero che la via maestra è una lettura integrale del Vangelo lucano, al di là quindi dei brani proposti dalla liturgia domenicale. Una prima sintesi, veloce, può essere fatta attraverso un mini-vocabolario di sei parole.

La prima naturalmente è Gesù Cristo. Luca ce lo presenta come «amico dei pubblicani e dei peccatori» (15,2), come profeta che ha l'ultima e perfetta parola di Dio da comunicarci, come il povero che non ha neppure un guanciale ove posare il capo (9,58), come eterno nomade, come salvatore non solo delle malattie fisiche ma anche della miseria interiore, come sede dello Spirito Santo da lui poi effuso sulla comunità dei discepoli, come centro della storia umana a cui dà senso e fine.

La seconda parola cara a Luca è amore. Dante Alighieri nella sua opera latina Monarchia ha definito Luca lo scriba mansuetudinis Christi, lo «scrittore della mansuetudine di Cristo». Il libretto di parabole del c. 15, la parabola del samaritano, il «Discorso della pianura» di 6,17-49, l'amore di Gesù per gli esclusi, la scelta dei poveri, la donazione fino al sacrificio supremo, l'ultimo gesto di Gesù che è un atto di perdono e di salvezza (il buon ladrone) sono altrettante testimonianze della validità della definizione dantesca. Anzi, il ritratto del vero discepolo è disegnato così da Luca: «Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro celeste» (6,36).

Il terzo vocabolo potrebbe essere la gioia. Luca usa cinque verbi diversi per esprimere la gioia in ben 27 passi del suo Vangelo. Esemplare in questo senso è il c. 15; invitiamo i lettori a scorrere di fila la serie dei versetti 5.6.7.9.10.23.25.32.

La povertà è il quarto tema di grande rilievo nel Vangelo di Luca, un Vangelo fortemente sensibile alla questione sociale: «Beati voi, poveri»; «i poveri sono evangelizzati» (4,18); il povero Lazzaro e la vedova che dà tutto sono modelli di vita; il giovane ricco non può seguire Gesù se non distribuisce ai poveri «tutto quanto possiede»; il ricco è insensato e tesaurizza fanaticamente per sé e non per Dio; i farisei sono amanti del denaro che diventa il loro vero Dio. «Quant'è difficile per coloro che posseggono ricchezze entrare nel Regno di Dio! È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio» (18,24-25).

La quinta parola cara a Luca è la preghiera. Gesù è per eccellenza il grande orante. Nelle svolte decisive della sua vita Luca lo ritrae sempre in preghiera e in dialogo col Padre: prima del Battesimo (3,21), nel mezzo del primo entusiasmo della folla (5,16), prima dell'elezione dei Dodici (6,12), prima della professione di fede di Pietro (9,18), prima del solenne svelamento della Trasfigurazione (9,28.29), prima di insegnarci la preghiera distintiva del cristianesimo, il «Padre» (11,1), nell'ora estrema e decisiva alla soglia della morte (22,40-46). E le sue ultime parole terrene sono una preghiera: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito» (23,46).

Il sesto e ultimo vocabolo che possiamo inserire in questa sintesi dei temi cari al Gesù di Luca è la rinuncia. Alludendo alla vocazione di Eliseo, chiamato dal profeta Elia mentre arava i campi, Gesù un giorno esclamò: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio» (9,62). Per seguire Gesù bisogna operare atta scelta radicale e bisogna guarire dalla malattia della nostalgia.

I discepoli non abbandonano solo «le reti e il padre», come dice Matteo, ma «tutto» secondo Luca 5,11. Matteo parlando della sua vocazione dice solamente: «Si alzò e lo seguì». Luca invece aggiunge che «abbandonò tutto» (5,22). «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se sesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (9,23).

L'offerta di Cristo
Tu dammi la tua umanità,
io ti do la mia divinità.
Tu dammi il tuo tempo,
io ti do la mia eternità.
Tu dammi la tua debolezza,
io ti do la mia onnipotenza.
Tu dammi la tua schiavitù,
io ti do la mia libertà.
Tu dammi la tua morte,
io ti do la mia vita.
Tu dammi la tua nullità,
io ti do la mia totalità.
(F.J. Sheen)


Gianfranco Ravasi
con adattamenti redazionali



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