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Che cosa sappiamo dell'evangelista Luca?
di Antonio Penna
I manoscritti
Il terzo
vangelo, come tutti gli altri, è anonimo, non indica né chi lo scrive, né dove
né quando. Un'antica tradizione che può essere fatta risalire al II secolo
afferma che Luca, medico e compagno di Paolo, scrisse sia il terzo vangelo sia
il libro degli Atti degli Apostoli.
Il più
antico manoscritto del vangelo, denominato in sigla P75, è datato tra il 175 e
il 225 d.C. e contiene parti estese del vangelo. Questo stesso manoscritto è il
primo in cui troviamo il titolo «Vangelo secondo Luca». Non si sa con
precisione quando si cominciò a dare tali titoli ai vangeli. Sembra soltanto
possibile dire che i vangeli ricevettero questi titoli nel momento in cui
cominciarono a diffondersi tra le varie comunità cristiane e divenne necessario
denominarli e distinguerli l'uno dall'altro.
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo
Testamento fornisce poche notizie su Luca. La Lettera a Filemone (v. 24) elenca Luca tra i collaboratori di
Paolo: «Ti saluta Epafra, mio compagno di
prigionia per Cristo Gesù, con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei
collaboratori». La Lettera ai Colossesi (4,14), scritta
forse nello stesso periodo di tempo (estate del 53 durante la prigionia ad
Efeso), nomina Luca tra i compagni di Paolo e lo identifica come «il caro
medico»: «Vi salutano Luca, il caro
medico, e Dema». La Seconda Lettera a
Timoteo (2 Tm 4,11), parlando
dell'ultima prigionia di Paolo, dice che «Solo
Luca è con me».
I
cosiddetti passaggi «noi» degli Atti
degli Apostoli (16,10/17; 20,5/15; 21,1/18; 27,1/28,16), cioè i passaggi dove l'autore racconta usando la prima persona
plurale come se fosse protagonista diretto dei fatti, hanno contribuito alla
tradizione che fa di Luca un compagno di viaggio di Paolo. Questi passaggi sono
stati però interpretati in diversi modi, e questo in vista di trovare una
spiegazione al fatto che in vari punti ciò che dice Luca di Paolo non concorda
con ciò che Paolo dice di sé stesso. Così alcuni studiosi prendono questi
racconti come la testimonianza che Luca era davvero insieme a Paolo, altri
pensano che Luca abbia soltanto usato i diari di Paolo o i diari di qualche
altro suo compagno di viaggio, senza cambiare il soggetto che racconta, per
mantenersi coerente con il resto del suo libro; altri infine pensano che Luca
in questi punti abbia usato la prima persona uniformandosi a certi usi
letterari del tempo che, passando a raccontare i fatti in modo diretto alla
prima persona, rendevano più drammatico il resoconto di momenti ritenuti
importanti. Se fosse così, dicono questi studiosi, si spiegherebbe perché Luca,
non essendo stato in realtà compagno di Paolo, possa divergere da lui sotto
molti aspetti.
In ogni caso, anche se noi prendiamo questi passaggi «noi»
nel senso di una diretta esperienza di Luca come compagno di Paolo, il Nuovo
Testamento non ci lascia intravedere se e come e quanto Luca sia stato
influenzato dal pensiero di Paolo. Dal momento che Luca è elencato fra coloro
che «mandano saluti» (Col 4,14; Fm 24 citati prima), uno potrebbe presumere che
Luca conobbe le lettere di Paolo. Tuttavia, noi non abbiamo dati per dire che
Luca poté davvero leggere le lettere di Paolo, né sappiamo quanto tempo Luca
stette con Paolo, o quanto Luca fosse familiare con i modi di pensare e di
predicare di Paolo. Di conseguenza, noi dobbiamo leggere il vangelo di Luca per
sé stesso, e non sullo sfondo della teologia di Paolo.
I Padri della Chiesa
I
riferimenti più antichi a Luca come autore del terzo vangelo negli scritti dei
Padri della Chiesa appaiono negli antichi prologhi e negli scritti di Ireneo e
Tertulliano.
Ireneo (circa 130-200), vescovo di
Lione in Francia, scrisse attorno al 185 una lunga opera in cinque volumi Contro le eresie. Circa la sua
testimonianza, il problema è di sapere quanto Ireneo conoscesse di Luca e della
composizione del suo vangelo in modo indipendente dalle notizie fornite dal
Nuovo Testamento stesso (e sopra citate). Ireneo dunque scrive: «Anche Luca, il compagno di Paolo, registrò
in un libro il vangelo predicato da lui» (3.1.1). Parlando dei passaggi
«noi», Ireneo aggiunge che «Luca era
inseparabile da Paolo» e che «egli
portò avanti un'opera da evangelista, e godette della fiducia di tramandarci un
vangelo» (3.14.1). Così facendo, Luca, che era «non soltanto un seguace, ma anche un collaboratore degli Apostoli»,
imparò dagli Apostoli ciò che essi avevano imparato dal Signore e ci trasmise
«quanto egli aveva imparato da essi», come egli stesso afferma nel prologo del
suo vangelo (3.14.1-2). In definitiva, per quanto di valore possa essere la
testimonianza di Ireneo, essa non ci dice niente in più di quanto è già
affermato nei testi del Nuovo Testamento.
Tertulliano (c. 150-225), scrivendo nel
207-208 il trattato Contro Marcione,
attacca il rifiuto degli altri tre vangeli da parte di Marcione e la sua
abbreviazione del vangelo di Luca. Tertulliano insiste sulla successione del
Signore, gli apostoli (Matteo e Giovanni, e più tardi Paolo), e quelli che
seguirono gli Apostoli (Marco e Luca). Egli dice: «Fra gli Apostoli, dunque, Giovanni e Matteo per primi ci istillarono la
fede; fra gli uomini apostolici, Luca e Marco in seguito la rinnovarono... Luca
tuttavia non era un apostolo, ma solo un uomo apostolico; non un maestro, ma un
discepolo...» (4.2). Tuttavia, Tertulliano afferma l'autorità del vangelo
di Luca e difende la credibilità della sua trasmissione anteriore agli
emendamenti proposti da Marcione. Marcione doveva averlo avuto nella sua forma
originale, dal momento che pretende che esso abbia subito aggiunte da parte dei
«difensori del giudaismo» (4.4). Il
vangelo di Luca, afferma Tertulliano, «aveva
una base solida fin dalla sua pubblicazione... Poiché perfino la forma del
vangelo di Luca viene fatta risalire a Paolo» e «anche il vangelo di Luca ci è giunto in modo altrettanto integro [quanto
gli altri vangeli] fino al trattamento sacrilego di Marcione» (4.5).
Tertulliano, in breve, attesta l'autorità goduta dal vangelo di Luca e
l'affidabilità della sua forma originale, rifiutando la forma abbreviata di
Marcione.
Canone di Muratori
La data
del Canone di Muratori, che ci è giunto in un manoscritto dell'ottavo secolo, è
dibattuta. Al posto di una prima datazione che lo collocava a Roma nel 200
d.C., guadagna consensi una datazione che lo colloca invece in oriente, o in
Siria o in Palestina, nel 400 d.C. Se così fosse, esso lascerebbe il posto di
lista più antica dei libri del Nuovo Testamento alla lista riportata da Eusebio
nella sua Storia Ecclesiastica (3.25),
e sarebbe da leggere in dipendenza da questa. L'introduzione a Luca nel Canone
muratoriano afferma: «Il terzo vangelo è
quello secondo Luca. Questo medico Luca, dopo l'ascensione di Gesù, poiché
Paolo lo aveva preso con sé come uno esperto nella via (dell'insegnamento), lo
compose a suo nome e secondo il suo insegnamento. Tuttavia, egli non vide
personalmente il Signore nella carne; e perciò, nella misura in cui fu capace
di accertare, egli comincia a raccontare la storia dalla nascita di Giovanni».
Come si vede, anche il Canone muratoriano ci trasmette fondamentalmente quanto
già attestato negli scritti citati del Nuovo Testamento.
I prologhi evangelici antichi
Si
tratta di premesse ai tre vangeli di Marco, Luca e Giovanni, che un tempo si
pensavano scritti contro Marcione, ma che oggi vengono trattati come documenti
autonomi e anche indipendenti fra di loro, e datati in genere nella seconda
metà del quarto secolo. La prima parte del prologo al terzo vangelo dice: «Luca è un siriano di Antiochia, un medico
per professione, che era un discepolo degli apostoli, e poi seguì Paolo fino al
suo martirio. Egli servì il Signore, senza distrazione, non sposato, senza
figli, e morì all'età di 84 anni in Boezia, pieno di Spirito Santo». La
seconda parte aggiunge che egli scrisse il vangelo «nelle regioni della Acaia». Nello stesso tempo che tali dettagli
biografici sono credibili, bisogna però anche dire che essi sono senza
ulteriori prove, lasciandoci nella difficoltà di stabilire quale valore essi
abbiano in realtà.
Conclusione
In
conclusione, si può dire che fin dalla seconda metà del secondo secolo la
tradizione di Luca come autore del terzo vangelo è universalmente accettata.
Tuttavia, la maggior parte di ciò che di Luca sappiamo deriva dal Nuovo
Testamento stesso. A partire dal terzo secolo, appaiono dei dettagli aggiunti
sia sulla biografia di Luca sia sulla composizione del suo vangelo, ma questi
dati non possono essere corroborati da altre fonti. In considerazione di questa
via «documentale» senza uscita, non resta agli studiosi che tentare di
ricostruire la figura dell'autore del terzo vangelo a partire da ciò che può
essere dedotto dal suo stesso scritto e dalle sue relazioni con gli altri
vangeli.
di Antonio Pinna
da: Vita Nostra 40, 2000
(tratto da www.sufueddu.org: 1ª parte - 2ª parte)
Con adattamenti redazionali
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