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La Parola di Dio nella liturgia
Card. Carlo Maria Martini
1. Il «luogo privilegiato» della Parola
La parola di Dio ha squarciato il silenzio dell'universo, ha animato il deserto dell'esistenza, ha dato un senso e una meta ai nostri passi incerti. Essa, che al culmine della sua rivelazione si è presentata con il volto amabile di Gesù di Nazareth, non è dunque un dono superfluo, ma il rimedio offerto dalla misericordia del Padre alla tristezza e alla paura che non potrebbero non provare e fiaccare l'uomo lasciato a se stesso nella vicissitudine enigmatica e penosa della vita. «Cristo e la Scrittura divina - dice S. Ambrogio - sono il rimedio di ogni disgusto e il solo rifugio nelle tentazioni» («De Interpellatione David» IV, 4, 18).
Quando la Parola ci raggiunge, l'esilio è vinto, Dio ritorna a camminare sulle nostre strade, la terra ridiventa in qualche modo il giardino di delizie dove è ancora possibile alla creatura intrattenersi familiarmente con il suo Creatore: «Quando leggo la divina Scrittura, Dio torna a passeggiare nel Paradiso terrestre» (S. Ambrogio, «Epistola» 49, 3).
C'è tuttavia nella terra del nostro pellegrinaggio, un «luogo» dove la parola salvatrice risuona con efficacia eccezionale: la sacra liturgia. Essa è veramente un ininterrotto dialogo tra la Parola e l'uomo, chiamato a essere una eco di questa stessa divina Parola. La sacra liturgia, infatti, è l'incontro salvifico del Padre che è nei cieli e viene a conversare con molta amorevolezza con i suoi figli; è il colloquio tra lo Sposo, il Signore Gesù, e la sua diletta Sposa, la Chiesa, fatta partecipe dell'eterno canto di lode che il Verbo incarnato ha introdotto in questo nostro terrestre esilio (cfr. «Sacrosanctum Concilium», n. 83).
La sacra liturgia, perciò, si nutre abbondantemente alla mensa della parola di Dio: prende dalla Bibbia le sue letture, canta i salmi, si ispira alla Scrittura nel comporre inni, preghiere, esclamazioni e invocazioni. Nel suo concreto svolgimento manifesta una struttura dialogica che esprime la vita stessa della Chiesa. Come, infatti, nel Vecchio Testamento l'assemblea di Iahvé è chiamata in primo luogo per ascoltare Dio che parla: «Ascoltate oggi la sua voce» (Salmo 94, 4), così l'assemblea liturgica, il vero popolo di Dio, viene radunato anzitutto per ascoltare la Parola, Cristo Signore, e per unirsi a Lui, guidata dal suo Spirito, nella lode e nella supplica al Padre.
Nella sacra liturgia appare con evidenza privilegiata che il destinatario della Parola non è l'individuo che si isola, ma il popolo dei redenti che si raduna; che la sua voce viva non è l'uomo che la proclama a se stesso, ma il Magistero della Chiesa che, attraverso la varietà dei ministri, l'annuncia all'assemblea; che il suo esito naturale non è il compiacimento della dotta speculazione, ma è l'energia trasformante dei sacramenti e la vita palpitante dello Spirito che inabita i cuori.
Perciò la parola della Scrittura, quando risuona nelle celebrazioni liturgiche, costituisce uno dei modi della reale, misteriosa, indefettibile immanenza di Cristo tra i suoi, come ci insegna il Concilio Vaticano II: «Egli è presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» («Sacrosanctum Concilium», 7).
Quando Dio parla, sollecita una risposta. Noi rispondiamo al Dio che parla e ci ricorda l'evento della nostra salvezza e il mistero del suo amore, con la celebrazione dell'Eucaristia - grande preghiera di ringraziamento, memoriale perenne della passione redentrice, offerta con la Vittima immolata della propria vita -, con le altre celebrazioni liturgiche, intimamente connesse con l'Eucaristia, tra cui l'Ufficio Divino o Liturgia delle Ore.
Fermiamo la nostra attenzione sull'annuncio e l'ascolto della Parola e sulla Liturgia delle Ore.
2. Predicazione, «lectio divina» e ministeri al servizio della Parola
Risulta anzitutto l'importanza di una predicazione che sia «nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura». Confido che tutti i presbiteri rinnovino e consolidino una profonda coscienza della propria responsabilità verso l'annuncio della parola di Dio.
La lettura personale e in comune della Scrittura come parola di Dio («lectio divina») è uno dei mezzi più efficaci per ogni fedele per disporsi a cogliere i frutti dell'ascolto della Parola nella liturgia e prolungarne gli effetti. Essa consiste nella lettura di una pagina biblica tesa a far sì che essa diventi preghiera e trasformi la vita. Si può attuare secondo due movimenti diversi. Il primo, quello classico, parte dal testo per arrivare alla trasformazione del cuore e della vita secondo lo schema lettura-meditazione-orazione-contemplazione. Il secondo parte dai fatti della vita per comprenderne il significato e il messaggio alla luce della parola di Dio. I suoi momenti possono essere espressi nelle due domande: come si rivela la presenza di Dio in questo fatto? quale invito il Signore mi rivolge attraverso di esso? tenuto conto che l'autenticità delle risposte sarà verificata richiamandosi a esempi o parole di Gesù nel Vangelo o ad altre situazioni o parole della Scrittura. Una variante di questo metodo è il trinomio vedere-giudicare-agire, dove il giudicare significa comprendere il fatto alla luce della parola di Dio, e l'agire va confrontato con gli imperativi del Vangelo.
Il primo metodo si adatta meglio per la lettura personale, il secondo per un incontro di gruppo (revisione di vita). Ma i due metodi si integrano a vicenda, e si correggono nelle loro possibili unilateralità. Un esercizio di essi assicurerà quella penetrazione della Parola nella vita che è lo scopo di questo programma pastorale.
Tutta questa attività a servizio della Parola sembra richiedere che nella comunità cristiana vi siano, accanto ai presbiteri, anche dei laici capaci di animare e sostenere lo sforzo capillare di lettura e di ascolto. Dobbiamo qui esprimere un vivo ringraziamento ai tanti, uomini e donne, che già operano in questo campo, sia come lettori durante l'assemblea liturgica, sia come catechisti, sia come animatori di gruppi di preghiera e di ascolto. C'è da domandarsi se non sia giunto il tempo di pensare ad offrire e poi anche a richiedere una formazione più omogenea e costante a tutti coloro che già esercitano questi ministeri di fatto, e se non sia opportuno pensare, per persone particolarmente preparate in questo campo, anche a ministeri istituiti. I pareri raccolti su questo punto sono stati vari e diversi, data la complessità dell'argomento, già più volte emerso in passato.
3. La preghiera del «Cristo totale»
Voglio aggiungere ora alcune osservazioni sulla Liturgia delle Ore. In essa il Dio, che ripetutamente ci parla, ascolta la nostra risposta e ci suggerisce la parola stessa con cui rispondere.
Tutta la creazione, che ha il suo capo nel Gesù crocifisso e risorto e il suo corpo in tutti coloro che a lui sono vitalmente connessi, risponde al suo Creatore ritmando la sua lode e la sua implorazione si direbbe sul respiro stesso dell'universo, cioè sul fluire del tempo e sulla vicenda perenne e sempre nuova della luce.
Ogni essere, in qualche modo, si congiunge a questa preghiera cosmica che si eleva a Dio, soprattutto nei due momenti cardinali del tramonto e del primo mattino. «Quale uomo dotato di sensibilità non arrossirebbe di concludere la sua giornata senza la recita dei salmi, dal momento che anche gli uccelli piccolissimi accompagnano il sorgere del giorno e della notte con un atto di pietà abituale e con un dolce canto?» (S. Ambrogio, «Exameron», V, 12, 36). «Invitati da tanta grazia data alla Chiesa e da così grandi premi promessi alla pietà, anticipiamo il sole che sorge, andiamo incontro alla sua aurora, prima che egli dica: Eccomi! Il Sole di giustizia vuol essere anticipato e aspetta che lo anticipiamo» («In Psalmum 118», 19, 30).
Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato la dignità singolare e il valore di questa preghiera: «Quando a celebrare debitamente quel mirabile canto di lode sono i sacerdoti e altri a ciò deputati da un precetto della Chiesa, o i fedeli che pregano insieme col sacerdote nella forma approvata, allora è veramente la voce della Sposa stessa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera che Cristo, insieme col suo Corpo, eleva al Padre» («Sacrosanctum Concilium», 84).
4. La preghiera dei salmi
Nella Liturgia delle Ore la stessa parola di Dio mette sulle nostre labbra il canto di risposta, proponendoci la recita dei salmi, i quali sono, come tutte le altre pagine della Bibbia, divinamente ispirati, e insieme sono vera e appassionata preghiera dell'uomo.
E così si avvera in modo significativo quanto dice S. Paolo: «Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili» (Rm 8, 26). Lo Spirito Santo dunque, «che ha parlato per mezzo dei profeti» ed è l'autore principale dei salmi, prega con la nostra voce e assicura alla nostra implorazione il gradimento del Padre.
Lo stesso Signore Gesù nella sua vita terrena ha pregato coi salmi, e continua oggi a pregare con noi. Coi salmi ha pregato la Vergine Maria, coi salmi hanno pregato tutte le generazioni cristiane.
Per questa preghiera così ha espresso il nostro S. Ambrogio la sua ammirazione: «Che cosa vi è di più bello del salmo?... Il salmo è benedizione del popolo, lode a Dio, inno di lode del popolo, applauso generale, inno dell'universo, voce della Chiesa, canora professione di fede, devozione piena di autorevolezza, gioia della liberazione, grido di allegrezza, esultanza della gioia. Mitiga l'ira, respinge l'angoscia, solleva dal pianto. Arma nella notte, magistero nel giorno, scudo nel timore, festa nella santità, immagine della quiete, pegno della pace e della concordia: come una cetra, da suoni diversi e diseguali esprime un unico canto. Lo spuntare del giorno fa risonare il canto del salmo, col canto del salmo risponde il tramonto» («Explanatio» Ps. 1, 9).
Le difficoltà che l'uomo di oggi può incontrare nella comprensione dei salmi sono facilmente superate, se si ricordano e si accolgono nella fede le norme della loro interpretazione, insegnateci dagli antichi Padri, e in particolare da S. Ambrogio e S. Agostino, generati alla vita di grazia da questa nostra Chiesa Milanese, e perciò a noi vicini e carissimi: tutti i salmi nel loro senso più profondo e pieno parlano di Cristo (che soffre nella sua passione ed è salvato e glorificato dal Padre nella risurrezione) o della Chiesa (che è pellegrina in terra e si allieta nel Regno) o dell'uomo redento (tribolato e perseguitato, ma insieme in serena attesa della gioia eterna); oppure in essi parla Cristo o la Chiesa o il cristiano.
I pastori d'anime, con magistero assiduo e paziente, ridonino a tutti i fedeli la ricchezza di questa lettura veramente «cristiana». Sarà opportuno che nelle «Scuole della parola di Dio» vengano spiegati alcuni salmi, indicando modi concreti di lettura e di assimilazione nella fede. Si favorirà così quel movimento della Parola verso la vita quotidiana di cui diremo ora qualcosa più esplicitamente.
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