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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Annunciare la Parola La Parola di Dio nella liturgia Indicazioni operative

Annunciare la Parola

Indicazioni operative
Card. Carlo Maria Martini


1. In principio, la Parola

Occorre che il primato della Parola sia vissuto. Ora esso non lo è. La nostra vita è lontana dal potersi dire nutrita e regolata dalla Parola. Ci regoliamo, anche nel bene, sulla base di alcune buone abitudini, di alcuni principi di buon senso, ci riferiamo a un contesto tradizionale di credenze religiose e di norme morali ricevute. Nei momenti migliori, sentiamo un po' di più che Dio è qualcosa per noi, che Gesù rappresenta un ideale e un aiuto. Al di là di questo però sperimentiamo di solito ben poco come la parola di Dio possa divenire il nostro vero sostegno e conforto, possa illuminarci sul «vero Dio» la cui manifestazione ci riempirebbe il cuore di gioia. Facciamo solo di rado l'esperienza di come il Gesù dei Vangeli, conosciuto attraverso l'ascolto e la meditazione delle pagine bibliche, può divenire davvero «buona notizia» per noi, adesso, per me in questo momento particolare della mia storia, può farmi vedere in prospettiva nuova ed esaltante il mio posto e compito in questa società, capovolgere l'idea meschina e triste che mi ero fatto di me stesso e del mio destino.

La Messa domenicale passa spesso sulle nostre teste senza riempirci il cuore e cambiare la vita. Ci sembra che la parola di Dio e la cronaca quotidiana costituiscano come due mondi separati. La nostra vita potrebbe riempirsi di luce al contatto prolungato e attento con la Parola, e noi invece la trascorriamo in una penombra pigra e rassegnata.
Perché non scuoterci, darci da fare affinché i tesori che abbiamo tra le mani siano resi produttivi? Nell'agire quotidiano, anche se moriamo di fatica, non chiamiamo spesso a raccolta se non una magra percentuale delle nostre reali capacità espressive e operative. Perché non accettare di sperimentare come le nostre possibilità latenti e inoperose vengono scosse, riordinate e rese esplosive per l'azione dall'appello misterioso e penetrante della parola di Dio?
Ecco il frutto che mi attendo da questo programma pastorale, lo stesso che- si attendeva il Concilio concludendo la Costituzione «Dei Verbum»: «Come dall'assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso di vita spirituale (cioè di vitalità operante mossa dall'energia dello Spirito) dall'accresciuta venerazione della parola di Dio che «permane in eterno» («Dei Verbum», n. 26).


2. Un cambiamento di mentalità

La prima indicazione operativa, che emerge da questa meditazione sulla Parola di Dio, è quella di deporre l'atteggiamento dell'attivismo precipitoso, per assumere l'atteggiamento della operosità paziente e lungimirante. Non dobbiamo pretendere che basti la programmazione di qualche felice iniziativa pastorale per dichiarare risolti i problemi e assolti gli impegni che la parola di Dio propone alla comunità cristiana.

È proprio questa Parola a dirci che le vie di Dio sono misteriose e che l'operosità dell'uomo, se vuole unirsi all'efficacia dell'azione di Dio, deve compiere una profonda conversione nei criteri e nei metodi. La prima cosa che la parola di Dio ci chiede è un lento cammino di acclimatamento con un nuovo modo di pensare e di vivere. Anche se le iniziative concrete e le proposte pastorali sono importanti, non vanno, però, sovraccaricate di una efficacia indebita: esse servono a farci prendere coscienza dei compiti che ci attendono e a metterci sulla strada. Ma poi il cammino va fatto giorno per giorno, confidando nei doni dello Spirito, mobilitando le energie più belle delle persone, ritrovando coraggio e creatività dopo ogni insuccesso.


3. Iniziative per l'ascolto

Poste queste premesse, passo a segnalare alcune applicazioni concrete circa la evangelizzazione ai lontani, la Parola nella famiglia, le situazioni dolorose dell'esistenza. Sono cose semplici, che è possibile iniziare subito e che vogliono stimolare la creatività per iniziative di più largo respiro.
  1. È necessario che la proclamazione delle letture bibliche in ogni Messa sia fatta con proprietà, con decoro e con una qualche solennità. Non si tratta di una semplice lettura, ma di una proclamazione a voce alta (anche se non necessariamente con un tono di voce elevato), fatta con una certa lentezza, con gusto, con le dovute pause, rispettando il senso, la punteggiatura, la correttezza degli accenti. Nessuno dovrebbe leggere pubblicamente un brano senza averlo prima accostato, rendendosi conto del senso.
    Quanta sofferenza provo quando in alcune chiese non riesco a seguire le parole del lettore! Che cosa capirà in questo caso la gente che ascolta? E come seguirà l'Omelia, se prima non ha inteso il testo che è stato letto?
  2. Occorre per questo avvertire per tempo i lettori e fornirli di una adeguata preparazione e formazione spirituale.
    Essi devono essere consapevoli di compiere un gesto che rende presente Cristo, Parola di Dio, in mezzo ai suoi fedeli.
    Essi devono poter rendere ragione in qualche modo del testo che sono chiamati a proclamare.
    Inviteremmo noi qualcuno a leggere pubblicamente un canto di Dante o una pagina del Manzoni senza verificare se hanno la cultura e la preparazione sufficienti per capire ciò che leggono ed esprimerlo con efficacia?
    Ragazzi e ragazze dovrebbero essere chiamati a leggere normalmente non prima della Professione di Fede.
  3. Occorre per questo che nella Catechesi, in particolare nella preparazione alla Cresima e alla Professione di Fede, si insegnino anche le poche ma indispensabili premesse tecniche per l'uso della Scrittura e per il suo confronto con il Lezionario.
    Si insegni a riconoscere e trovare i singoli libri della Bibbia, cominciando da quelli del Nuovo Testamento, a verificare le citazioni, a individuare nel loro contesto i brani riportati dalla liturgia, a cercare i passi paralleli, a fare uso delle note e delle introduzioni.
  4. Il Salmo responsoriale, felicemente ripristinato nella Liturgia, sia proposto in modo da risultare un vero canto o recitativo di meditazione, curando in maniera particolare il ritornello.
    Si utilizzi con cura anche il testo dei canti dopo il Vangelo e allo spezzare del Pane.
  5. Si abbia cura di prevedere e attuare brevi pause di silenzio durante la Liturgia della Parola, così da introdurre opportuni distacchi nel suo svolgimento ed evitare il susseguirsi e l'accumularsi troppo rapido dei testi, dei gesti e della preghiera.
    Occorre nell'insieme riuscire a creare una situazione di dialogo tra la Parola che invita e illumina e il popolo che si apre ad accoglierla come giudizio di salvezza.
  6. L'Omelia sia preparata sempre con la massima cura. Vi si dedichi durante la settimana un tempo conveniente, iniziando di preferenza la preparazione all'inizio della settimana.
    L'Omelia deve far sì che la parola proclamata venga percepita come annunzio, come buona notizia e invito incoraggiante rivolto alla concreta assemblea che ascolta.
  7. La Parola nella liturgia del sacramento della Riconciliazione aiuti a percepire in tutta la sua ricchezza l'appello alla conversione, a conoscere il peccato, a manifestare la volontà di comunione con il Signore e i fratelli, a rendere grazie per l'esperienza del perdono.
    La Parola celebrata nel rito esequiale aiuti a configurare la celebrazione della morte di un fratello come luogo dell'annuncio della speranza, della condivisione del dolore, della volontà di riprendere il cammino della vita alla luce della fede.
    La riforma liturgica dispone che normalmente ogni azione sacra sia compiuta nel contesto della celebrazione della parola di Dio. E' raccomandato, inoltre, che i sacramenti, fatta eccezione del sacramento della Penitenza, siano inseriti nella santa Messa in modo da esprimere meglio il loro stretto legame con il mistero eucaristico. Tuttavia in alcune circostanze potrà essere opportuno non celebrare l'Eucaristia. In questi casi la celebrazione della parola di Dio sarà curata anche mediante una intelligente scelta dei testi biblici, in modo che tutta l'azione sacra appaia appropriata e sia autenticamente recepita.
  8. Qualche volta all'anno gioverà che i preti della Parrocchia, insieme con alcuni laici, verifichino il rapporto tra Omelia e vita: quale il rapporto tra i temi trattati in un arco di tempo nelle omelie domenicali e i principali problemi e interrogativi della gente che ascolta?
    Come migliorare sapientemente questo rapporto?
  9. Si organizzino scuole della Parola di Dio, in cui si insegni praticamente come leggere il testo biblico mettendosi nella giusta situazione di ascolto, cos? da raccoglierne frutto per l'analisi e la trasformazione della realtà.
  10. Si prevedano opportuni sussidi per le famiglie e i gruppi familiari, come anche per quelle famiglie cristiane che volessero intraprendere una capillare attività missionaria presso altre famiglie.
  11. Aggiungiamo qui un'ultima riflessione sul rapporto tra la catechesi e la Parola. I cenni fatti in precedenza sulla relazione della Parola con la vita, l'esistenza, la storia, lasciano intuire che una sua assimilazione personale profonda e un suo annuncio efficace al mondo di oggi esigono un ampio progetto di catechesi, mediante il quale si fa vedere, in modo programmatico e organico, che la verità, manifestata nella parola di Dio, integra in sé gli itinerari personali e culturali secondo i quali gli uomini camminano verso la verità nelle diverse età della vita e a partire dalle diverse condizioni storiche. Non è possibile qui dilungarsi su un argomento tanto importante.
L'Omelia.
Se ogni prete dedicherà lungo tutto quest'anno una attenzione speciale alla preparazione dell'Omelia, prevedendo attentamente i testi biblici domenicali fin dall'inizio della settimana, meditandoli con calma, utilizzando buoni sussidi, confrontando i testi - anche insieme con altri preti e laici - con i problemi della comunità in cui vive e con i grandi problemi della società, sarà certamente assicurato un frutto importante di questo anno pastorale. Tutti i fedeli saranno stimolati a seguire le ricchezze della Parola proclamata nella liturgia.



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