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Liturgia

CEC DON BOSCO Liturgia Bibbia nella Liturgia Prima domenica di Quaresima

Bibbia nella Liturgia

Prima domenica di Quaresima

Gesù messo alla prova (4,1-13)

1. Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto 2. dove per quaranta giorni fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. 3. Allora il diavolo gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4. Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». 5. Il diavolo lo condusse in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: 6. «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. 7. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8. Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore, Dio tuo, ti prostrerai: lui solo adorerai». 9. Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; 10. sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; 11. e anche: Essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 12. Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». 13. Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.


NOTE

1. pieno di Spirito Santo: È il modo caratteristico di Luca di designare le figure profetiche nel suo racconto (cf 1,15.41.67; At 2,4; 4,8.31; 6,3.5; 7,55; 11,24; 13,9); e, al pari di Simeone (2,27), Gesù è guidato dallo Spirito.

2. fu tentato: Il participio greco qui ha valore di proposizione finale, come sembra richiesto da ciò che segue. Adifferenza di «lo Spirito lo sospinse nel deserto» di Marco (Mc 1,12), Luca dà all’intero episodio un senso di volontarietà. Nei LXX troviamo il verbo «provare/tentare» (peirazō) per dire che il popolo è stato messo alla prova da Jahvè nel deserto e che a sua volta è stato messo alla prova da popolo (ad esempio LXX Es 16,4; 17,2; Dt 8,2; Sal 94,9). In Luca è usato in questo senso di «mettere alla prova» solo in 11,16; At 5,9; 15,10.
dal diavolo: Come Matteo, Luca usa il termine diabolos al posto di satanas di Marco (cf 8,12; At 10,38; 13,10), sebbene anche Luca in altri passi usi satanas nello stesso senso (10,18; 11,18; 13,16; 22,3.31; At 5,3; 26,18) e anche beelzebùl (11,15.18.19). Satana deriva la sua reputazione di tentatore da Gb 2,3. Questo arcinemico è visto da Luca come il sovrano di un antiregno nel quale i daimonia (demoni) e i pneumata akatharta (spiriti immondi) sono i suoi sudditi (cf in particolare 11,14-20).
ebbe fame: Luca fa notare che Gesù è stato senza mangiare, ma evita di chiamare questo un «digiuno» come invece fa Matteo (Mt 4,2). In Luca le tentazioni cominciano al termine del periodo, quando Gesù è debole a causa della fame.

3. di’ a questa pietra che diventi pane: Nella versione di Luca, questa sfida riecheggia in chiave di parodia la dichiarazione del Battista che Dio «può far nascere figli ad Abramo da queste pietre» (3,8). Gesù è messo di fronte alla sfida di rivelare i poteri teurgici della dynamis (potenza) divina che il mondo ellenistico associava ai «figli degli dèi», e di imitare il potere di Dio nel dare «pane nel deserto» al popolo (Es 16,14-21). La combinazione pane/pietra si ritroverà in 11,11.

4. Non di solo pane: I migliori manoscritti omettono l’aggiunta «ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio», che invece si trova in Mt 4,4 e completa Dt 8,3, la fonte della citazione di Gesù. Il passo deuteronomico sottolinea la dipendenza del popolo da Dio durante le sue peregrinazioni.

5. in un istante: Si trova solo in Luca e serve a chiarire il carattere visionario dell’esperienza.
tutti i regni della terra: Luca usa il termine oikoumenē invece del kosmos («il mondo») usato da Matteo. Il primo significa «il mondo abitato», ma, come in 2,1, in questo contesto politico sembra avere più il significato di «impero». Notare che quando Luca usa il termine kosmos si riferisce al mondo naturale, al creato (9,25; 11,50 e in particolare 12,30; At 17,24), mentre quando parla dell’ordine sociale o politico usa il termine oikoumenē (2,1; 21,26; At 11,28; 17,6; 19,27; 24,5; l’unica eccezione si trova in At 17,31). La visione è quella di un impero con sovranità sui regni (basileia) che a loro volta dominano le città: esattamente ciò che Luca vede nell’ordinamento imperiale (cf ad esempio Lc 19,12-27). Anche se abitualmente Luca usa il termine «regno» in riferimento al «regno di Dio», la discussione di Lc 11,17-18 ci fa intendere che il diavolo è il re di un antiregno. Notare che il diavolo si arroga il potere di «dare», esattamente come Gesù afferma che gli è stato «dato un regno» da Dio in 22,29. Il fatto che Gesù ha exousia (potere/autorità) nel regno di Dio è dimostrato dal fatto che ha il potere di scacciare i ministri dell’altro regno, ossia gli spiriti immondi (cf 4,36 e in particolare 11,20).

7. Se ti prostri dinanzi a me: Il termine proskyneō è usato per l’atto di sottomissione praticato in Oriente nei confronti dei governanti. Luca lo usa nel senso di «adorazione» in 24,52; At 7,43; 8,27; 10,25; 24,11.

8. adorerai: Il verbo latreuō significa «servire», ma può anche avere il senso cultico usato qui da Luca di «rendere culto» o «adorazione» (Lc 1,74; 2,37; At 7,7.42; 24,14; 26,7; 27,23). Il diavolo chiede ben più della fedeltà politica; vuole l’adorazione. La risposta di Gesù deriva da Dt 6,13: un ordine perentorio inserito nel contesto del rifiuto di qualsiasi altro dio all’infuori di Jahvè.

9. a Gerusalemme: Mt 4,5 invece ha «la città santa». L’interesse geografico di Luca fa di questa tentazione il punto culminante.

10. ti custodiscano: Luca aggiunge queste parole da LXX Sal 90,11 che invece Mt 4,6 omette. Riportando l’ordine per intero, Luca crea un contesto migliore per la citazione successiva.

11. perché il tuo piede non inciampi: C’è un astuto argomentare del tipo qal wahomer (dal minore al maggiore) implicito nella citazione del diavolo. Se Dio ordina agli angeli di proteggere Davide (LXX Sal 90,1) dall’inciampare nelle pietre, quanto più Dio non dovrà proteggere il Messia, che è «Figlio di Dio», se si butta a capofitto dalla parte più alta del Tempio?

12 È stato detto: I manoscritti confermano questa lettura, che si scosta dalla forma delle prime due risposte di Gesù e dal parallelo in Mt 4,7 che mantiene il «sta scritto». La citazione da Dt 6,16 segue immediatamente quella citata in 3,8. Si applica sia a Gesù che al diavolo.

13. si allontanò … per ritornare al tempo fissato: «al tempo fissato» è un’aggiunta di Luca. Il termine kairos ha il senso di «un particolare momento» (cf la nota relativa a 1,20), ma in At 13,11 la stessa espressione significa semplicemente «per un certo tempo». Anche se il diavolo torna di nuovo all’assalto nel racconto della passione (22,3.31 e forse 22,53), si deve evitare un eccessivo frazionamento del ministero. Il conflitto tra i regni rivali si protrae per tutto il ministero di Gesù (cf in particolare 11,14-20).


INTERPRETAZIONE

La tradizione che Gesù era stato tentato o messo alla prova era molto diffusa nel cristianesimo primitivo. È enfaticamente rievocata da Eb 2,14-18 e 4,15. Marco sintetizza le tentazioni in due brevi versetti (1,12-13). Giovanni fa qualche accenno alle tentazioni qua e là in tutto il ministero attivo di Gesù (Gv 6,14-15; 7,1-9; 12,27-28). Matteo e Luca prendono l’elaborazione di questa tradizione presente nella fonte Q e, seguendone il collocamento di Marco nel racconto, utilizzano la vivida descrizione del dibattito scritturistico di Gesù con il diavolo per rivelare il carattere interiore della figliolanza di Gesù espressa in termini di semplice obbedienza. La versione di Luca segue perciò da vicino quella di Matteo, scostandosene solo per quanto concerne l’ordine delle tentazioni (Luca mette Gerusalemme per ultima) e qualche secondaria aggiunta od omissione.
È l’inquadratura che Luca fa di questo episodio tra la genealogia da una parte (3,23-38) e la predicazione inaugurale di Gesù dall’altra parte (4,14-30) che conferisce alla sua versione un interesse particolare. Dopo aver avuto rassicurazioni così chiare che Gesù è il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, il lettore ora ha la possibilità di constatare la qualità di tale figliolanza.
La sequenza delle tentazioni e delle risposte di Gesù conferisce credibilità al lieto annunzio come «liberazione degli oppressi» (4,18) e alla sua proclamazione del regno di Dio come «risanazione di tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo» (At 10,38 e in particolare Lc 13,16).
Il passo mostra che Luca concepisce la lotta tra Dio e il potere del male come un dissidio tra due regni. Il diavolo esercita una reale «autorità» (exousia) su quelli che egli governa. E il suo regno-ombra scimmiotta quello di Dio, consentendogli, nella sua sfida contro questo Messia, di falsificare la moneta del regno di Dio, con l’offerta di seduzioni fin troppo reali per un’ambizione messianica in quel travagliato luogo e periodo. Il lettore deve comprendere che, vincendo questa battaglia del cuore assolutamente fondamentale, le parole e le opere del Messia che seguono rappresentano in effetti un’operazione di ripulitura: «Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio» (Lc 11,20). L’idea che l’incontro vuole esprimere pertanto è che Gesù è un vero ministro del regno di Dio, sottomesso a colui che gli ha conferito l’incarico (Lc 10,16), di modo che in tutto ciò che fa «Dio era con lui» (At 10,38).
Non c’è altro da aggiungere circa la tripartita struttura del racconto, se non che si tratta di una composizione tipicamente folcloristica, e che è un sinistro presagio del triplice rinnegamento di Pietro in 22,54-62 e della triplice derisione di Gesù sulla croce (23,35.37.39). Per quanto riguarda il contenuto delle tentazioni, ciascuna interessa l’esercizio di un potere concreto: la capacità teurgica di trasformare gli elementi del creato, il dominio politico e militare sugli uomini e la capacità di forzare la mano a Dio nel proteggerci. Al lettore ellenistico le tentazioni presentano l’immagine delle tre categorie di vizi: ricerca del piacere, attaccamento ai beni materiali, desiderio di gloria (cf ad esempio Dione Crisostomo, Orazione 4,84). Il rifiuto di Gesù di questi allettamenti lo farebbe identificare con una persona retta, un saggio veramente degno di insegnare la virtù.
Nell’ambito del simbolismo biblico, naturalmente, vi sono altri e più profondi segnali che sono generati dalle sfide demoniache. I quaranta giorni di girovagare nel deserto senza cibo richiamano il girovagare del profeta Elia (1 Re 19,8) e del suo prototipo Mosè, che digiunò quaranta giorni prima di mettersi a scrivere le parole dell’alleanza (Es 34,28). Ma il motivo delle tentazioni ricorda soprattutto il peregrinare d’Israele nel deserto del Sinai per quarant’anni (LXX Dt 8,2; Sal 94,10; At 7,36). Quel popolo era stato definito «figlio di Dio» (Es 4,22; Os 11,1), ma «mise alla prova il Signore» ripetutamente (Nm 11,1-3; 14,1-3; At 7,39-41), nostalgico del proprio passato più piacevole o ansioso di avere un futuro più sicuro. Come Dt 8,2 fa chiaramente intendere, tuttavia, l’esperienza nel deserto è stata anche il mezzo usato da Dio «per […] metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi».
Sia Matteo che Luca mostrano che Gesù è, nell’animo, un Figlio veramente obbediente. Nel deserto, dove nessuno aveva modo di osservarlo e dove sono state messe alla prova le sue disposizioni interne, messe a nudo dalla vera fame, Gesù ha scelto non se stesso, ma il servizio di Dio. Gesù, in risposta alle due prime lusinghe del diavolo, cita Dt 8,3 e 6,13, appellandosi alla stessa Torah per asserire in primo luogo che la vita umana ha bisogno di ben altro che la semplice sussistenza fisica (anche se procurata in modo miracoloso), e in secondo luogo che la sottomissione è dovuta soltanto alla suprema fonte di ogni forma di vita, il Dio creatore (e non al più appariscente surrogato dell’idolatria).
Il fatto che Luca ambienti la terza tentazione a Gerusalemme è indice non solo del suo interesse geografico per la città, ma ancor più di una delicata sensibilità spirituale. La terza tentazione è quella più impegnativa, perché in essa viene minata la base stessa della posizione di Gesù. Sul punto più alto del Tempio, il diavolo prende i testi della Torah (LXX Sal 90,11-12) per proporre lo sconcertante suggerimento che Gesù verifichi la propria figliolanza a fronte della promessa di Dio di proteggerlo. Molto astuto: poiché, cos’altro è l’obbedienza a tutta prova del servo se non qualcosa di molto simile a questo salto nel buio?
Ma Gesù non si lascia allettare da questa vertigine. Riprende il testo centrale di Dt 6,13: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo» non solo per mettere a tacere il tentatore, ma anche per fare un’autentica dichiarazione di fede. Gesù non ha nessuna intenzione di forzare la mano al Padre. Lui vuole essere il Servo che «ascolta come gli iniziati» (Is 50,4) e che «cammina nelle tenebre, senza avere luce», eppure ha fiducia «nel nome del Signore» (Is 50,10), di modo che in seguito, da un altro posto elevato, egli può gridare mentre sta spiccando il salto, questa volta adattando a modo suo le parole del Salmo: «Mi affido alle tue mani» (LXX Sal 30,6).
Possiamo leggere questo intero passo contro lo sfondo della turbolenza politica e delle aspettative messianiche popolari esistenti nella Palestina del I secolo, e renderci conto che, secondo la visione di Luca, Gesù ha decisamente rifiutato l’opzione della visione violenta, militare e zelota del Regno di Dio in Israele. Ma il significato delle tentazioni è ancora più profondo per i lettori cristiani di Luca, i quali hanno qualcosa da imparare circa la propria esperienza personale dalla decisione cosciente del «Cristo Signore» di scegliere un altro modo di essere il Messia che non sia quello della violenza, un Messia che ha rifiutato il dominio sulla natura per soddisfare il proprio appetito, il dominio sull’uomo per amore della gloria e la forzatura della volontà di Dio per la propria sopravvivenza, preferendo invece la «via della pace» (1,79; 2,14.29; At 10,36) del servo/profeta di Isaia, come rivelano immediatamente le parole che rivolge al popolo.



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