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Battesimo di Gesł
MENTRE GESÙ, RICEVUTO IL BATTESIMO, STAVA IN PREGHIERA, IL CIELO SI APRÌ (Lc 3,15-16.21-22) (commento diviso in due parti …)
10. Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». 11. Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». 12. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». 13. Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 14. Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».
15. Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, 16. Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
NOTE
15. il popolo era in attesa: Come fa Giovanni in 1,24-25, anche Luca in 3,15 spiega il motivo per cui Giovanni rifiuta per sé il ruolo messianico. Luca, come Matteo e Marco, riporta la dichiarazione di Giovanni di occupare una posizione subordinata, ma qui omette «viene dopo di me» (opiso¯ mou), che però usa in At 13,25!
16. in Spirito Santo e fuoco: Sia Luca che Matteo aggiungono «e fuoco» al solo «Spirito Santo» di Marco. Questo serve a continuare il simbolismo del fuoco in 3,9 (Mt 3,10), che si trova ancora in 3,17 (Mt 3,12). In Luca-Atti il riferimento è naturalmente alla Pentecoste, dove sono presenti sia il fuoco che lo Spirito (At 2,3.19), in un «battesimo nello Spirito» messo esplicitamente in contrasto con quello di Giovanni (At 1,5; 11,16).
INTERPRETAZIONE
Con il battesimo predicato da Giovanni, il racconto di Luca comincia a seguire la sua principale fonte scritta, il Vangelo di Marco.
L’importanza del ministero di Giovanni per il racconto di Luca è indicata dalla solenne presentazione che Luca e fa per mezzo della sua terza e maggiormente elaborata sincronizzazione (3,1-2), nonché dal modo in cui Giovanni inaugura un «inizio» (archē) della buona notizia che può essere confermata da testimoni oculari (At 1,21-22; cf anche 13,24-25). Osservando i tocchi redazionali e compositivi presenti in questo passo, il lettore è in grado di comprendere meglio le sue tecniche letterarie e le sue preoccupazioni religiose.
L’interesse di Luca per ciò che egli considera la giusta sequenza degli avvenimenti è indicato dalle modifiche apportate all’ordine di Marco. Qui non utilizza la citazione mista da Ml 3,1 ed Es 23,20 che si trova sia in Mc 1,2 che in Mt 3,3, preferendo usarla molto più avanti nel discorso di Gesù su Giovanni in 7,27. Ancora più notevole, Luca sposta la notizia dell’arresto di Giovanni in un punto immediatamente precedente il battesimo di Gesù (3,19-20), anziché più avanti nel ministero di Gesù come è in Mc 6,17-19 e in Mt 14,3-4.
Luca omette e aggiunge materiale liberamente. Tralascia la descrizione del modo di vestire e della dieta di Giovanni (Mc 1,6; Mt 3,4-6) e l’espressione «dopo di me» dalla dichiarazione di Giovanni riguardante il «più forte di me» (cf Mc 1,7; Mt 3,11). Ancora più interessanti, tuttavia, sono le aggiunte di Luca. Dalla fonte Q (materiale in comune con Matteo), Luca aggiunge il messaggio di Giovanni sul pentimento (3,7-9; cf Mt 3,7-10) e il detto circa la pala che spazza l’aia (3,17; cf Mt 3,12). Molto però del materiale nuovo è proprio di Luca. Il modo di porre e rispondere alle domande in 3,10-14 potrebbe anche venire da qualche fonte, ma il modo di valutare i beni materiali è del tutto consono al pensiero di Luca. Per quanto riguarda il sincronismo proposto in 3,1-2, la citazione più estesa da Isaia in 3,4-6 e le frasi di transizione in 3,18-19: tutto questo è da attribuire direttamente alla penna di Luca.
L’effetto di questi tocchi compositivi è quello di far risaltare il ministero di Giovanni, di dargli un carattere distintivo e di collocarlo in quella che per Luca è la giusta sequenza.
Il ministero di Giovanni è messo in risalto perché l’altisonanza cronologica di 3,1-2 rende la vocazione profetica di Giovanni («la parola di Dio scese su Giovanni») altrettanto importante per la storia quanto la nascita del Messia, e perché l’ampliamento del materiale dedicato a Giovanni induce il lettore a vedere in lui l’ideatore di un proprio ministero alquanto esteso (3,18), relativamente indipendente da quello di Gesù, anche se sicuramente in funzione di esso. In At 19,3 Luca ci ricorda che Giovanni aveva ancora dei discepoli a Efeso circa vent’anni più tardi.
Al ministero di Giovanni Luca attribuisce un carattere distintivo. Chiamandolo figlio di Zaccaria (3,2), è chiaro che Luca vuole collegare il ministero di Giovanni al racconto dell’infanzia e vuole inoltre ricordare al lettore tutto ciò che è stato predetto di Giovanni da Gabriele e da suo padre: tutte profezie che il presente racconto dimostra che si stanno avverando. Giovanni è indicato come un profeta che annuncia la «parola di Dio» (3,2), che è una «buona novella» per il «popolo» (3,18). Con questa descrizione, Luca lo ha messo nella sequenza delle figure profetiche (cf l’Introduzione, pp. 17, 23).
Luca presenta il contenuto del ministero profetico di Giovanni: egli è un maestro di moralità che richiede opere che dimostrino il proposito di una conversione. Nei suoi ammonimenti rivolti alle folle riconosciamo il modo di vedere caratteristico di Luca secondo cui l’uso che l’uomo fa di ciò che possiede simboleggia la sua risposta alla visitazione di Dio. Rinunciare a estorsioni, ricatti, truffe e smania di possesso, e cominciare invece a condividere ciò che uno possiede con i più bisognosi, significa attuare in maniera concreta la risposta di fede. Giovanni sta effettivamente preparando «al Signore un popolo ben disposto» (1,17).
Per quanto importante possa essere il messaggio personale di Giovanni, Luca segue Marco nel definire il ruolo di Giovanni principalmente come precursore del Messia. Luca lo presenta in atto di respingere decisamente tale designazione per se stesso e di indicare uno più grande di lui, il cui battesimo sarebbe stato nello Spirito e nel fuoco (3,16): profezia letteraria che si vedrà adempiuta solo nel resoconto che Luca farà della Pentecoste. Giovanni definisce se stesso un servo indegno di colui che dovrà venire (3,16). Soprattutto, facendo sì che Giovanni venga gettato in prigione prima che Gesù si presenti al pubblico, Luca stabilisce una sequenza tra i due profeti. L’unzione di Gesù con lo Spirito è percepita dal lettore come un evento che fa seguito al ministero di
Giovanni, anziché sovrapporvisi.
Salvezza e condanna sono egualmente sottolineate in questo passo. La citazione ampliata da Isaia 40 dà modo al lettore di vedere di nuovo lo schema del capovolgimento, della caduta e della ripresa (cf 1,51-53; 2,34). E come Simeone aveva predetto una «luce per illuminare le genti» (2,32), così qui il lettore apprende che «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (3,6). L’estensione a tutti di «questa salvezza» (At 28,28) viene lentamente dispiegata. Se Dio può «far nascere figli ad Abramo da queste pietre», allora può farlo senz’altro anche tra i Gentili. Il tema del giudizio sta in questo: è richiesta una risposta di fede positiva. In mancanza di questa, anche quelli che appartengono al popolo storico saranno come alberi infruttuosi che vengono tagliati alla radice (3,9), o come la pula che viene gettata in un fuoco inestinguibile (3,17).
Lc 21-22
21. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22. e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».
NOTE
21. Quando tutto il popolo fu battezzato: Tutto il versetto è elaboratamente perifrastico; Luca allarga la distanza tra il battesimo di Giovanni e Gesù omettendo il nome di Giovanni e usando una costruzione con participi avverbiali.
stava in preghiera: Un elemento del battesimo di Gesù che si trova solo in Luca. In Luca-Atti, la preghiera è un motivo ricorrente, e i momenti critici del ministero di Gesù sono puntualmente segnati dalla preghiera (3,21; 5,16; 6,12; 9,18.28-29; 11,1; 22,41.44-45; 23,46). Luca omette l’espressione «uscire dall’acqua» e con ciò infrange lo schema ascesa/discesa che si trova in Mc 1,10 e in Mt 3,16. Luca invece pone l’accento sulla preghiera, come fa anche nella sua versione della trasfigurazione (cf Lc 9,28-29).
il cielo si aprì: Vedi la nota relativa a 2,13 e confronta Lc 24,51; At 1,9-11; 7,55. In At 10,11 troviamo lo stesso schema: il cielo si apre, scende una tovaglia e si ode una voce; il tutto come un’esperienza di Pietro mentre è in preghiera (10,9).
22. scese su di lui lo Spirito Santo: Mc 1,10 ha «lo Spirito» e Mt 3,16 «lo Spirito di Dio». Per Luca è lo stesso «Spirito Santo» che ha già fatto la sua apparizione in precedenza nel racconto (1,15.35.41.67; 2,25.26). Vedi anche «lo Spirito Santo scenderà su di voi» in At 1,8 per lo stesso movimento spaziale. Le implicazioni di questa unzione con lo Spirito per ciò che Luca intende per messianismo verranno sviluppate nel seguito della narrazione (cf in particolare 4,18).
in apparenza corporea, come di colomba: La colomba è una caratteristica del racconto di Marco, dove la sintassi suggerisce un senso avverbiale: «Lo Spirito discese come discenderebbe una colomba», riferito forse al tipo di movimento. Luca omette l’«egli vide» di Mc 1,10 e Mt 3,16 e sottolinea la realtà fisica dell’evento. Il simbolismo è nel contempo evocativo e oscuro. Si riferisce forse all’«aleggiare» dello Spirito di Dio sopra l’abisso in Gn 1,2? Ma nei LXX, epephereto non suggerisce l’idea di un uccello. Si riferisce alla colomba sopra le acque in Gn 8,8 al termine del diluvio? Altri collegamenti fatti nel NT tra il battesimo e il diluvio potrebbero dar credito a questa tesi (ad esempio 1 Pt 3,21), ma piuttosto vagamente. Questi e altri suggerimenti non sono convincenti e tuttavia – tale è la natura dei simboli – sono tutti possibili.
e vi fu una voce dal cielo: L’idea che Dio parla dal cielo è abbastanza diffusa nei LXX da rendere superfluo il ricorso al concetto rabbinico del bath kol (cf ad esempio Es 19,3; 20,22; Dt 4,12.36 e in particolare Gv 12,28-30). La voce sarà udita ancora nella trasfigurazione con un’analoga dichiarazione (Lc 9,35-36).
Tu sei il mio Figlio prediletto: L’autore onnisciente ci consente di condividere con Gesù la sua esperienza di preghiera. La prima parte della dichiarazione è presa direttamente da LXX Sal 2,7 con solo una modifica all’ordine delle parole. Il versetto è applicato per intero, compreso «oggi ti ho generato», a Gesù da Paolo in At 13,33, ma parlando della risurrezione. I primi versetti del salmo sono a loro volta utilizzati da Luca in At 4,25-26. Il termine «prediletto» (agape¯tos) probabilmente contiene la connotazione di «unigenito», visto che nei LXX è usato parecchie volte per tradurre l’ebraico hahid (Gn 22,2.12.16; Am 8,10; Zc 12,10).
in te mi sono compiaciuto: Luca segue Marco nell’usare eudokeo¯. La variante che si trova in alcuni manoscritti («oggi ti ho generato») deriva dall’effetto d’inerzia del Sal 2,7, anche se viene usata diverse volte dagli scrittori antichi (ad esempio Giustino, Dialogo con Trifone 88,103). È possibile che Luca alluda al canto del Servo di Isaia 42,1, sebbene la versione dei LXX non offra alcun supporto verbale per questa tesi. Mt 12,18 riporta una versione di Is 42,1 simile a quella di Luca, e la possibilità è rafforzata dall’uso che Luca fa di eklegomai in 9,35. Vedi anche l’uso di eudokia in 2,14.
INTERPRETAZIONE
Con il resoconto del battesimo, Luca concentra tutta l’attenzione su Gesù e su «tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio» (At 1,1). Per il battesimo utilizza Marco (3,21-22) e per il racconto delle tentazioni di Gesù condivide con Matteo il materiale della fonte Q (4,1-13). Ma unendo a questi resoconti la propria distintiva versione della genealogia (3,23-38) e seguendoli con la sua elaborata presentazione della prima proclamazione di Gesù in 4,14-30, Luca ha la possibilità di rispondere a tre domande che egli ritiene importanti, perché il lettore possa adeguatamente comprendere il resoconto delle opere e delle parole di Gesù che ha inizio in 4,31: chi è Gesù? Gesù è figlio di Dio (3,21-38). Che tipo di figlio è Gesù? Un figlio obbediente (4,1-13). Che tipo di Messia sarà Gesù? Un Messia profetico (4,14-30). Il battesimo e la genealogia devono pertanto essere letti insieme, perché costituiscono un’unica enfatica dichiarazione.
La versione del battesimo presentata da Luca differisce da quella degli altri Sinottici per diversi aspetti. In primo luogo possiamo notare il suo modo distintivo di affrontare possibili equivoci che potrebbero sorgere dal fatto di presentare Gesù che viene battezzato da Giovanni. Marco sembra che non si ponga neppure il problema. Ma per Matteo, il dialogo tra Gesù e Giovanni su chi è più grande e sul bisogno di giustizia (Mt 3,13-15) ci mette davanti le due implicazioni che potrebbero derivare dal fatto che Gesù viene battezzato da Giovanni: che Giovanni era più grande di Gesù e che Gesù era un peccatore bisognoso di pentimento. Luca evita un dialogo di questo genere. Invece, egli fa praticamente scomparire Giovanni dalla scena. Dà la notizia dell’arresto di Giovanni in 3,19 e poi allarga la distanza tra lui e Gesù per mezzo di una serie di proposizioni avverbiali. Risultato: il lettore non vede direttamente l’intervento di Giovanni su Gesù, ma solo Giovanni in prigione e Gesù che viene battezzato tra una folla di popolo.
Un altro tocco distintivo di Luca è il fatto che Gesù prega dopo essere stato battezzato. L’atto della preghiera sembra perdurare durante la discesa dello Spirito e l’ascolto della voce dal cielo. La versione di Luca non è perciò né tanto pubblica, come quella di Matteo, né tanto privata, come quella di Marco.
Come nel racconto della trasfigurazione, il lettore può avere accesso a un conferimento di potere e a una dichiarazione che si svolgono tra Dio e Gesù nel genere di comunicazione che è la preghiera. Come nel caso del racconto della Pentecoste (At 2,1-4), possiamo osservare l’enfasi alquanto marcata data da Luca alla manifestazione fisica dello Spirito. Là si tratta di vento impetuoso e di lingue di fuoco; qui abbiamo un’«apparenza corporea, come di colomba». In entrambi i casi, comunque, il lettore si rende conto che questo è un simbolismo che ha il difficile compito di conferire espressione narrativa a una confermazione o trasformazione essenzialmente interiore. Anziché cercare il significato della colomba nei precedenti biblici, il lettore può trarre maggior profitto dall’osservare le affinità strutturali tra questa scena e quella dell’annunciazione (1,35) e dal canto angelico (2,14) nel racconto dell’infanzia. Nell’annunciazione, lo Spirito scende su Maria e il bambino sarà chiamato figlio di Dio; inoltre, la potenza di Dio «coprirà» Maria «con la sua ombra» – il termine, come abbiamo visto, che ricorda il «volteggiare » in passi come in LXX Sal 90,4. Nel canto angelico troviamo i cieli aperti e la dichiarazione di pace rivolta agli uomini «che Dio ama» – la stessa parola usata qui per Gesù. Nel battesimo, forse, la colomba è il simbolo «volteggiante» che consente alla fantasia del lettore di mettere insieme tutti questi elementi in un unico punto d’interesse.
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