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Escatologia e apocalittica
Le letture della parte iniziale dell’Avvento delineano una prospettiva escatologica, nell’attesa della venuta di Cristo alla fine dei tempi e del giudizio definitivo di Dio sulla storia e sul cosmo.
Questi testi possono essere messi in relazione con il cosiddetto genere “apocalittico”: nell’AT esso è rappresentato, ad esempio, da alcuni profeti, come Daniele e Zaccaria, nel NT da sezioni in ciascuno dei vangeli sinottici (Mt 24-25, Mc 13, Lc 21). Il messaggio viene trasmesso con un linguaggio fortemente simbolico: immagini, suoni, movimenti, visioni, parole… Ciascuno di questi elementi porta con sé dei significati e deve essere “decifrato”.
È interessante notare come il tema della parusía non sia caratteristico esclusivamente del tempo di Avvento, ma rappresenti una specie di fil rouge che percorre tutto l’anno liturgico, all'inizio e alla fine. Dall'inizio alla fine. Ogni volta che la Chiesa celebra l'Eucaristia acclama: “Celebriamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta”. Della morte e risurrezione di Cristo facciamo memoria “nell'attesa della sua venuta nella gloria”, “nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo”.
La Chiesa vive in prospettiva escatologica, protesa verso l'avvento glorioso del Signore. Il nuovo anno liturgico, infatti, si apre come si era chiuso quello precedente, e si concluderà come si è aperto, con la stessa tensione escatologica. Un movimento “elicoidale e ascensionale”, tra ripetizione e novità (vedi nella sezione Anno liturgico) sollecita la comunità cristiana a invocare la manifestazione gloriosa del Signore, anticipando nel tempo la venuta finale di “colui che viene” e il compimento definitivo della storia della salvezza in atto nella liturgia e nell'intera vita della Chiesa.
(da Nunzio Conte, Benedetto Dio che ci ha benedetti in Cristo. Liturgia generale e fondamentale,Elledici 1999, pp. 165-167, rielaborato)
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