 |
| |
| la messa nella domenica |
| |
| i tempi liturgici |
| |
| in parrocchia |
| |
| strumenti |
| |
| gli scaffali |
| |
|
|

Le Domeniche dell'Anno «A»
1ª Domenica di Avvento
È ormai tempo di destarci dal sonno
Cristo, venendo nel mondo, ha riconciliato l’umanità con Dio e gli uomini fra loro; poi, a continuazione della sua opera, fondò la Chiesa, perché fosse nel mondo un fermento di pace, di solidarietà, di unità. La presenza della Chiesa è un segno prezioso perché richiama gli uomini alla domanda sul senso della vita e alla risposta cristiana, che fondamentalmente è adesione all’amore, un amore abbracciato come opzione fondamentale e come criterio dell’esistenza. La fede in Gesù si traduce dunque nel corrispondere al suo amore, interpretando gli eventi che intessono la nostra giornata alla luce della sua sequela, nell’attesa orante e vigilante del suo ritorno glorioso.
torna su
2ª Domenica di Avvento
"Convertitevi... preparate la via del Signore"
La natura è coinvolta nella vita dell'uomo, il quale ha assunto due atteggiamenti tra loro contrapposti riguardo al mondo naturale. Infatti quando non ne conosce ancora le leggi e quindi non poteva diventarne padrone, l'uomo nutriva per la natura una immensa ammirazione e qualche volta un tremendo terrore. Il suo atteggiamento era di contemplazione e di soggezione, in quanto la natura era per lui sacra e costituiva la traccia, l'orma inequivocabile di Dio. Nell'epoca tecnologica, invece, da quando la scienza ha consegnato all'uomo la possibilità di addentrarsi con sicurezza nel labirinto della realtà, da servo egli è diventato padrone. Impadronitosi dei suoi segreti, l'uomo costringe la natura a consegnargli le sue ricchezze, agendo spesso come un rapinatore, come un predone insaziabile. Quando l'uomo è guidato dalla volontà di essere l'assoluto padrone di se stesso e del mondo, deraglia, perde il senso della vita e gli effetti del suo peccato, che è il rifiuto di Dio, si manifestano anche nella natura, deturpata dall'egoismo e dalla violenza umana. Ma questo stato di cose non è definitivo. Dio ama gli uomini e manda suo Figlio, il suo unico Figlio, a salvarli…
torna su
3ª Domenica di Avvento
Rallegratevi, il Signore è vicino
Tutta la nostra vita interiore si esprime in parole: parole pensate e sono i nostri pensieri; parole pronunciate e sono i nostri rapporti con gli altri. Per questo possiamo chiamare "colloquio" la vita dell'uomo. Il più delle volte i nostri pensieri li diciamo a noi stessi, esprimendoli in monologhi che si attorcigliano, mentre il nostro colloquio interiore dovrebbe avvenire articolandosi in un continuo, abituale, confidente dialogare con Gesù, come facevano i santi. Sant'Agostino, per esempio, perfino nelle riflessioni più intimamente personali, finiva sempre per parlare con Gesù, proprio come costume interiore: ne sono una prova i "soliloqui", che sono elevazioni di preghiera e di colloquio con Cristo, e le "Confessioni", che diventano un discorso in cui il santo racconta e commenta a Gesù la sua vita. Se poi pensiamo alle parole che diciamo agli altri, ne scopriamo tante che non hanno detto nulla, che non hanno offerto nulla, che sono state vane, vuote, inutili, occasioni di silenzio sprecate, perché erano lontane dal Verbo, la Parola eterna di Dio. Disponiamoci dunque all’incontro con Cristo lasciandogli spazio, disponibili ad incontrarlo nella Parola e nel sacrificio Eucaristico.
torna su
4ª Domenica di Avvento
In attesa con la Vergine Madre e Giuseppe La storia non è un intricato pettegolezzo delle mille notizie circa le stupidità compiute ogni giorno dall'uomo; non è semplicemente il succedersi di giorni, ore e anni, e non collima nemmeno con il concetto di sviluppo e di evoluzione. La storia ha a che fare con la libertà dell'uomo. Già Agostino aveva capito che soltanto lo spirito dell'uomo può sperimentare la successione del tempo, lo spirito di un uomo che, in quanto essere libero, prende le distanze dai diversi momenti e quindi è in grado di estendersi per mezzo della memoria verso il passato e per mezzo della sua "preveggenza" verso il futuro. Questa estensione dello spirito umano verso le origini e verso il futuro consente di congiungere ciò che non è più e ciò che ancora non c'è con ciò che ora esiste (Agostino, Confessioni, XI,28ss). Ed è proprio questa facoltà dello spirito umano che ci rende possibile riconoscere ed apprezzare l’evento dell’incarnazione, l’irruzione di Dio nella Storia, per redimerla, per salvarla.
|