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Per celebrare
I temi generali del tempo vengono declinati con sfumature diverse nelle varie domeniche:
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un tempo di liberazione in cui Dio ristabilisce la giustizia, di speranza nelle sofferenze (I dom. C);
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un tempo in cui passare dal lutto alla gioia, in cui cambiare vita e raddrizzare strade (II dom. C):
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un tempo in cui rallegrarsi, in cui maturare frutti di conversione (III dom. C, chiamata “domenica gaudete”, cioè “gioite”);
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un tempo in cui il Signore si fa presente anche in luoghi insignificanti e inconsueti, in cui riconoscere che Egli fa meraviglie (IV dom. C).
- Il colore liturgico di questo tempo è il viola (il rosa per la terza domenica, quella del gaudete).
- Gli atteggiamenti caratteristici sono: l'attesa e la vigilanza, il desiderio, la speranza, la gioia. Essendo un tempo di “preparazione”, porta con sé una forte connotazione di conversione, ma anche di povertà e essenzialità.
- I segni festivi acquistano una maggiore sobrietà, in attesa di esplodere nel tempo di Natale. Questo potrà essere manifestato nell’organizzazione dello spazio attraverso uno stile globalmente semplice: la composizione floreale (che può essere mantenuta, con eventuali varianti, per le quattro settimane) avrà pochi fiori, e potranno trovare spazio anche materiali “poveri” come rami, foglie essiccate, pietre.
- Per dare il senso della continuità alle quattro domeniche, distinguendole dal tempo ordinario, è possibile tenere fissi alcuni canti non abituali (ad esempio un canto di inizio, un alleluia, un agnello di Dio…). In alternativa è possibile dare il senso della progressione “costruendo” il testo di un canto ed aggiungendo una strofa ogni domenica. Può essere anche l’occasione per introdurre un canto nuovo, che verrà mantenuto e consolidato progressivamente nelle successive domeniche.
- Il tema della luce, della vigilanza, della veglia, può essere sottolineato attraverso il rito del “lucernario” (ricorrendo alla corona di Avvento o a semplici candele). Questo gesto, accompagnato da un canto, può sostituire il canto di inizio (con un ingresso in silenzio o con musica strumentale), oppure può essere inserito in un momento a parte (nei riti di inizio, alla presentazione dei doni, dopo la comunione…). Se sono presenti i bambini si segnala il canto Si accende una luce (n. 458, La Famiglia cristiana nella casa del Padre, Elledici 1997).
- È possibile valorizzare i riti di inizio (che risultano un po’ “alleggeriti” dalla mancanza del Gloria), trattando il canto d’inizio in modo “creativo” (vedi sopra), oppure rendendo più ampio l’atto penitenziale.
- Il desiderio di ascoltare e accogliere la Parola di Dio può essere simboleggiato da un brevissimo invito all’ascolto tra l’orazione-colletta e la prima lettura (un intervento strumentale, la lettura di un breve testo, il canto di un ritornello come “Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce”, ecc.). Durante la celebrazione si può vigilare che siano valorizzati i brevi spazi di silenzio normalmente previsti.
- Il tema della gioia può essere sottolineato attraverso un’esecuzione non usuale del salmo responsoriale (ritornello cantato, strofe cantillate, sottofondo musicale…).
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