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Il ritmo dell'anno liturgico
L'anno liturgico si presenta come la struttura portante dell'intero edificio liturgico. Esso non è un'azione cultuale strettamente intesa, ma è ciò che sorregge le singole celebrazioni. L'anno liturgico può considerarsi, a ragione, la vera “introduzione alla liturgia”. All'interno di questa ampia unità si collocano e si articolano i singoli momenti celebrativi. (da Nunzio Conte, Benedetto Dio che ci ha benedetti in Cristo. Liturgia generale e fondamentale, Elledici 1999)
L’anno liturgico crea un’alternanza tra tempi più o meno forti: comprende una serie di feste separate da un tempo “normale” (il tempo dell’anno, chiamato anche ordinario [link alla nostra sezione] secondo un ritmo che genera una “differenza” e fa sì, come dice la Volpe al Piccolo principe, “che un giorno sia diverso rispetto agli altri giorni” (A. de Saint-Exupéry, Il Piccolo principe, Bompiani).
Costruire un calendario significa porre dei punti di riferimento qualitativamente differenziati. Sul piano celebrativo, questo potrà essere concretamente realizzato con una differenziazione nei segni festivi: fiori, canti ecc.
L’evento salvifico non si esaurisce una volta per tutte, ma opera fino alla fine della storia, per raggiungere ogni uomo e ogni tempo. La relazione con Dio non è acquisita una volta per tutte, è un’apertura progressiva e si configura come un cammino. Dopo la morte e risurrezione di Cristo, il tempo è compiuto, ormai. Ma abbiamo bisogno di tempo perché la salvezza ci raggiunga personalmente.
Di domenica in domenica e di anno in anno, la ripresa del ciclo liturgico, in equilibrio tra novità e ripetizione, si sovrappone alla nostra evoluzione personale, nella speranza che la salvezza in Cristo raggiunga aspetti sempre nuovi della nostra storia, fino alla fine dei tempi. L’anno liturgico non è un cerchio chiuso che si ripete sempre uguale, assomiglia piuttosto a una spirale che va verso l’incontro con Cristo. Ogni anno avanziamo in grazia e in santificazione e lo Spirito ci sospinge.
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