HomeContattiFaqMappa
Libreria on-line: -10%. Ricerca nel nostro catalogo on-line Ricerca Promozioni on-line Abbonamenti Carrello
Novità Le nostre librerie
Cec Bon Bosco
 
la messa nella domenica
 
i tempi liturgici
 
in parrocchia
 
strumenti
 
gli scaffali
 

Liturgia
CEC DON BOSCO Liturgia Anno liturgico Memoria, presenza e profezia

anno liturgico
Memoria, presenza e
       profezia

Il ritmo dell'anno
       liturgico

La struttura dell'anno
       liturgico

Il calendario liturgico

Memoria, presenza e profezia

Noi ci muoviamo nel tempo e lo scandiamo secondo ritmi regolari, che ci aiutano a dare senso a ciò che viviamo, a fare memoria, a riconoscere eventi più o meno significativi (ad esempio festeggiamo i compleanni o gli anniversari di matrimonio). Così, le comunità cristiane hanno strutturato il tempo per fare memoria del mistero di Cristo secondo un calendario che ripercorre nel corso dell’anno i principali eventi della salvezza.

La liturgia ci offre un approccio diverso con il tempo. Attraverso il ritmo dell’anno liturgico e l’alternarsi di feriale e festivo, la liturgia ci colloca nel tempo, ci offre dei punti di riferimento e ci orienta in una direzione, in un orizzonte di senso. Potremmo dire che l’anno liturgico “apre” il tempo degli uomini sul tempo di Dio.

La liturgia si inserisce in una storia della salvezza distesa nel tempo (dalla creazione in poi), in equilibro tra il “già” e il “non-ancora”, e il nostro oggi si colloca tra due volti: quello del Padre che ci ha creati a sua immagine (Gen 1) e quello del Cristo che i credenti attendono di contemplare, “Marana tha”, “Vieni Signore Gesù” (Ap 22,20).

In Cristo il tempo di Dio incontra il tempo dell’uomo, viene assunto e redento nell’eternità di Dio. Quindi l’anno liturgico, in quanto mistero pasquale celebrato nel corso di un anno, è una persona,  è il mistero di Cristo celebrato dalla chiesa come memoria, presenza, profezia. Queste tre dimensioni si completano a vicenda e comprendono il passato di cui facciamo memoria, ciò che viviamo qui e ora, ciò che speriamo e a cui tendiamo.

In primo luogo la liturgia celebra l’attualità del mistero (che ci raggiunge in ciò che viviamo), e “oggi” è sicuramente una delle parole più significative. Un bell’esempio è rappresentato dall’antifona dei vespri dell’Epifania:

Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo:
oggi la stella ha guidato i magi al presepio,
oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze,
oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano
per la nostra salvezza, Alleluia.

Una prospettiva centrata sul presente è “corta”, non ha radici e non ha prospettive. Il radicamento nell’oggi - così come la speranza nel compimento futuro - hanno origine in un evento del passato, che viene celebrato perché ricco di significati e la cui ricchezza si dilata nel tempo per giungere fino a noi. La forza dell’evento passato viene quindi comunicata all’oggi e l’attualità del mistero viene celebrata attraverso un memoriale, cioè la ripresentazione simbolica per cui l’evento passato comunica al presente tutta la sua forza.

Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne (Es 12,14).

Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me (Lc 22,19).

Fare memoria è ben più che ricordare con nostalgia! In questo senso, la liturgia è il luogo in cui si coltiva una memoria costantemente aperta al compimento: partendo dalle grandi opere che Dio ha compiuto, essa anticipa ciò che ancora non è dato di sperimentare in pienezza, ma che già si intravede.



torna su
 
ContrattoPrivacyCredits
© Istituto Bernardi Semeria - Editrice ELLEDICI P.I. / C.F. 00070920053