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CEC DON BOSCO Educazione Piccole storie per l'anima |
| piccole storie per l'anima |
Il canto del grillo
Manhattan
L'atrio della Maximus Inc. era grande come una cattedrale, tutto luccichii e
bagliori.
La società era padrona di mezzo mondo e si vedeva.
Mister Liddel, il presidente della Maximus, arrivò con cinque minuti di
anticipo. Quello era un grande giorno: la società
avrebbe incamerato una mezza dozzina di banche e sette grandi
industrie internazionali, più quasi tutta la terra di
un paese africano che non sapeva come pagare i suoi debiti.
Mister Liddel gongolava: era tutto merito delle sue abilissime manovre.
Il suo sguardo di purissimo acciaio, che faceva tremare reggimenti di funzionari,
spaziò per l'atrio e incrociò, in un angolo, il panchetto di un
lustrascarpe. Era un vecchio negro dall'aria dimessa, con gli stracci sfilacciati,
le spazzole consumate, le mani macchiate di lucido. Mister Liddel non l'aveva
mai visto, ma c'erano cinque minuti e poteva farsi dare
una ripassatina alle favolose scarpe da 650 dollari che portava ai piedi.
Il vecchio negro lavorò con grande abilità. Dopo tre minuti le
scarpe brillavano al punto che era un piacere guardarle. Mister Liddel allungò all'uomo
un dollaro, meccanicamente, ma incontrò il suo sguardo. Uno sguardo strano,
profondo, con una luce bonaria e divertita che gli scintillava dentro. Il fatto
buffo e incredibile cominciò quando Mister
Liddel si alzò dal panchetto. Le scarpe partirono come razzi, portando
Mister Liddel fuori dall'atrio. I due portieri, sbalorditi, lo videro attraversare
la strada come se volesse correre la maratona di New York.
E fu una maratona ben strana, quella di Mister Liddel. Le scarpe lo portarono
davanti ad un povero ragazzo senza gambe che chiedeva l'elemosina all'angolo
della 59a strada e non si mossero finché
Mister Liddel non vuotò tutto il contenuto del portafoglio
nelle mani dell'esterrefatto ragazzo, poi si diressero verso
quartieri pieni di povere stanze e gente che soffriva (Mister
Liddel non aveva mai saputo che esistevano), lo costrinsero
a vedere lacrime e solitudine, miserie fisiche, infamie, abbandoni...
Dopo alcune ore, Mister Liddel era spossato e sconvolto. Si sentiva un altro.
Era come se avesse rotto un guscio di pietra che lo imprigionava e stesse guardando
la gente per la prima volta. Verso sera le scarpe fecero una cosa inaudita: portarono
Mister Liddel in una chiesa. L'ultima volta c'era andato da bambino. La chiesa
era buia, brillava solo un lumino
rosso. Mister Liddel si ricordò di uno sguardo profondo con una luce che
gli scintillava dentro. Si sentì felice come non era mai stato e improvvisamente
capì.
Dopo, le sue scarpe ridiventarono normali. Entrò nell'atrio della società che
era ormai sera. Chiese: "Avete visto dov'è andato quel lustrascarpe
negro?".
"Non c'è mai stato nessun lustrascarpe negro, qui, signore",
risposero.
Lo sospettava. D'altra parte, chi avrebbe mai creduto che Dio era negro e faceva
il lustrascarpe a Manhattan?
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