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IL RACCONTO DI MARCO
di Maria Grazia Ciravegna & Francesco Cravero



Mettiamo a disposizione dei lettori di Dossier Catechista la biografia dell'evangelista Marco, a completamento delle schede verdi del numero di settembre.

SCHEDE OPERATIVE
per il primo annuncio rivolto ai fanciulli/1
Maria Grazia Ciravegna & Francesco Cravero 

STORIA DI MARCO E DEL PRIMO VANGELO 

Giovanni, detto Marco

Mi chiamo Giovanni Marco, ma tutti mi chiamano Marco. Sono nato a Gerusalemme sotto il regno dell’imperatore Tiberio. Mia madre è una discepola di Gesù e anch’io lo sono diventato. Mia madre, in gran segreto, aveva prestato a Gesù la sala con i tappeti per la cena pasquale così, quella sera, ho visto Gesù spezzare il pane  e passarlo a tutti i presenti. L’ho sentito dire quelle strane parole: «Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo». Poi, dopo aver spezzato il pane, ha preso la coppa del vino e ha detto: «Prendete e bevete, questo è il mio sangue offerto per voi e per tutti, perché tutti scoprano che Dio perdona tutti i peccati». Poi ha aggiunto: «Ecco, io do la mia vita per questo. E voi, fate questo in memoria di me».

Non capivo, ma era chiaro che c’era qualcosa di speciale nell’aria. Comunque, dopo la cena pasquale, sono andato a dormire e, come sempre, mi sono avvolto nel mio lenzuolo. Quando però mi sono accorto che Gesù e gli apostoli andavano al giardino del Getsemani, li ho seguiti, di nascosto. Ho assistito a tutta la scena: Giuda che tradisce Gesù e lo consegna alle guardie, uno di quelli che stanno con Gesù che sfodera la spada, Gesù che viene arrestato e portato via, lui che ha solo fatto sempre del bene… mi è venuta una paura. Poi, dietro di me, sento dei passi: sono delle guardie! Cercano di prendermi, ma io sono più giovane e veloce: gli lascio il lenzuolo in mano e me ne scappo via, a casa, mezzo nudo e tutto intirizzito dal freddo!

Subito, alla mamma, non ho detto niente. Ci mancava ancora, in quei giorni tristi in cui Gesù è stato arrestato, crocifisso e ucciso, che la rattristassi con una notizia del genere. Ma tre giorni dopo, è cambiato tutto. Le donne, Pietro, gli apostoli e perfino io: abbiamo incontrato Gesù risorto, di nuovo vivo!
Ora sono anch’io un testimone della risurrezione e, con Pietro e gli altri, faccio parte del gruppo dei discepoli di Gerusalemme. Per la preghiera ci riuniamo regolarmente in casa di mia madre, con le discepole, con Maria la madre di Gesù e i suoi fratelli. Siamo più di cento persone, unite da affetto e amicizia. Quando ci riuniamo, pieni di gioia, spezziamo insieme il pane e ripetiamo le parole di Gesù come lui ci ha ordinato. 

Con Pietro, fino a Roma

Ho conosciuto gli apostoli e i primi grandi cristiani: Barnaba, mio cugino, Paolo, un convertito della seconda ora con cui ho collaborato a lungo, e Luca. Sono stato con loro nella città di Antiochia e nella regione della Panfilia, in visita alle comunità. Poi ho intrapreso un lungo viaggio, il più lungo della mia vita. In uno di quei suoi slanci un po’ esagerati, Pietro aveva deciso di andare a Roma: voleva assolutamente raggiungere la capitale dell’Impero, il centro del mondo di allora, per annunciarvi la risurrezione di Gesù.

Mi ha chiesto di accompagnarlo. Ho accettato volentieri e sono divenuto suo accompagnatore: un po’ per aiutarlo a parlare nella lingua di Roma, un po’ per aiutarlo data la sua età, un po’ per non lasciarlo solo. Siamo arrivati a Roma una mattina d’estate, dopo tre mesi di viaggio. La comunità non era stata avvertita del nostro arrivo, così abbiamo faticato un po’ a metterci in contatto.Pietro mi diceva: «Chiedi a quella gente se conosce dei cristiani». Ma io non traducevo così, per paura che ci arrestassero. Mi limitavo a chiedere se conoscevano un certo Gesù o dei suoi amici…

Finalmente un giorno, nei pressi di un mercato, ho avuto un’idea. Vedendo un passante che ci osservava, mi sono messo a tracciare per terra un pesce, con il bastone. Dopo un attimo di incertezza, ha tracciato anche lui un pesce per terra, così lo abbiamo seguito.
Il pesce, per noi cristiani, è simbolo di Gesù. In greco si dice icthus  e le lettere che compongono questa parola corrispondono a una frase speciale: Gesù Cristo, figlio di Dio e Salvatore.

Insomma tracciando quel pesce per terra, io ho detto: «Sono cristiano». E quell’uomo, un certo Callisto, mi ha risposto: «Sono cristiano anch’io».  

La testimonianza di Pietro

Callisto ci conduce a casa sua. Poi, la sera ci rechiamo a casa di Prisca, dove incontriamo la comunità dei credenti in Gesù Cristo. Anche se sono tempi difficili, ci ospitano con generosità. Riuniti, preghiamo,  spezziamo insieme il pane e ascoltiamo le parole di Pietro.

Tutti lo interrogano: vogliono sapere. Gli chiedono di raccontare quando ha incontrato Gesù  per la prima volta, se è vero che lo ha ospitato a casa sua, di quella volta che gli hanno scoperchiato il tetto di casa per far passare un paralitico, della tempesta sedata, di quando Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci, delle ultime ore di Gesù… la crocifissione, la tomba vuota e la risurrezione.Pietro risponde adagio e io traduco, come posso. Andiamo avanti fino a notte fonda. Una sera che ricorderò per tutta la vita, perché è stata l’ultima in compagnia di Pietro. Il giorno dopo, infatti, Pietro viene arrestato. Nerone, l’Imperatore, ce l’ha a morte con i cristiani perché non lo considerano una divinità, mentre lui vuole essere trattato come un dio.

Così fa arrestare un gran numero di credenti, li fa crocifiggere nei suoi giardini privati e, di sera, fa dar loro fuoco, come torce nelle tenebre. Un massacro spettacolare che costa la vita a centinaia di persone; una visione terrificante.
Appena arrivati, sconosciuti ai più, io e Pietro, siamo al sicuro. Ma Pietro, vista arrestare una donna per strada, si offre al suo posto, viene imprigionato e, qualche giorno dopo, finisce in croce. Non so come, ma al momento dell’esecuzione della condanna, riesce a convincere i soldati a crocifiggerlo a testa in giù! 

Il Vangelo

Ripenso a Pietro, a quella sera speciale in cui tutti lo interrogavano su Gesù. Rivedo i volti di quelle persone, la voglia che avevano di ascoltare, la gioia che provavano. La loro sete delle parole di Gesù. Ora che Pietro è morto, è venuto a mancare il primo e forse il più importante testimone della risurrezione. Bisogna fare qualcosa! Raccontare mi è sempre piaciuto. Scrivere non tanto. Ma tutti insistevano. Così mi sono deciso. Ho incominciato a scrivere: i miei pochi ricordi, i molti di Pietro, le parole di Gesù quella sera a casa di mia madre, gli insegnamenti del Risorto… Mentre scrivevo, sotto i miei occhi, stava nascendo qualcosa di nuovo: si stava formando un Vangelo, il primo.

Per prima cosa ho messo per scritto l’annuncio della risurrezione. Poi ho aggiunto la passione e morte di nostro Signore. Ma tutti mi chiedevano di più: «E prima? Cos’era successo, prima?», «E cos’altro?», «Ma quando ha incominciato a predicare?», «E che cosa diceva?», «Ma chi lo ha incontrato?», «Chi c’era con lui?»... E io ho aggiunto, ma non troppo.  So che il lieto annuncio è arrivato fino a voi e ne sono lieto. Pregate per me. 

Giovanni Marco detto Marco


Da Dossier Catechista, settembre/ottobre 2010

Continua nella scheda seguente:
Marco, l'annuncio della Risurrezione


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