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Il piccolo messaggero di Maria
di Bruno Ferrero



Per il mese di maggio presentate ai ragazzi questo suggestivo racconto. I suggerimenti didattici finali vi aiuteranno a valorizzarlo.


La grande chiesa sorgeva a metà di una salitella tortuosa che si arrampicava sotto i festoni della biancheria stesa ad asciugare nel quartiere più antico della città. L’interno, buio e chiazzato di umidità, sapeva di candele e anche un po’ di muffa. In uno dei pilastri che reggevano la cupola si apriva una nicchia chiusa da una cancellata di ferro dietro la quale si intravedeva una statua della Madonna con il bambino Gesù sorridente in braccio. Il Bambino aveva una manina paffuta protesa verso la gente e l’altra piena di fiori.
La statua della Madonna aveva una corona in testa. Un tempo, la corona era probabilmente dorata e tempestata di pietre preziose. Ora era di un vago colore brunito e solo qualche pietra mandava un vago bagliore alla luce tremolante della candele.
Il particolare più grazioso della statua erano gli occhi della Madonna: di un blu intenso si illuminavano di riflessi raggianti quando venivano colpiti dalla luce. Ma questo accadeva di rado.

Un piccolo inquilino
Nella nicchia della statua aveva preso alloggio un topolino che passava le giornate alla ricerca di qualche cosa da rosicchiare e non disdegnava di fare spuntini con le candele di cera d’api e soprattutto con i panini che il sacrestano o i chierichetti dimenticavano in sacrestia. Naturalmente il topolino faceva anche audaci e fruttuose incursioni nelle vecchie case che si accalcavano attorno alla chiesa.
La bestiolina non aveva mai rivolto la parola alla statua, ma una sera, quando nella chiesa palpitava solo il lumino rosso del tabernacolo, inaspettatamente lo fece.
«Bella Signora, il tuo bambino è biondo e florido, ma sapessi…» squittì.
«Che cos’hai, topolino?» chiese cortese la Madonna.
«Nella casa dei vecchi balconi, quella che si vede quando la porta della chiesa è spalancata, c’è un bambino sempre ammalato. Non ha bisogno di medicine, soltanto di cibo migliore e un vero riscaldamento, ma il padre non trova lavoro…».
«Posso fare qualcosa, piccolo amico mio. Ma ho bisogno di te. Vedi, la mia corona è ornata di pietre che dovrebbero essere tutte molto preziose, in realtà solo due, quelle rosse, lo sono. L’orefice era un briccone. Intascò i soldi e comprò solo due rubini. Tutti gli altri sono pezzi di vetro. Prendi le due pietre rosse e portale nel piatto di quel padre: lui capirà».
In un attimo il topolino si arrampicò sulla statua e con i dentini affilati staccò le due pietre, le prese in bocca e rapido come il lampo sparì nel buio.

«Sacrilegio!»
Una settimana dopo, il topolino si arrampicò sulle spalle della Madonna per squittirle nell’orecchio la bella notizia: «È fatta! Il papà ha comprato un furgoncino e può lavorare. Il bambino sembra già più colorito…».
Ma qualche giorno dopo, il topolino aveva di nuovo l’aria mogia e i baffi rivolti malinconicamente all’ingiù.
«Che cos’hai topolino?» chiese la Madonna.
«Ci sono un giovane nella casa che si affaccia sulla scalinata della chiesa e una ragazza nella casa dirimpetto che si amano tanto, ma non lo possono fare perché non riescono a trovare i soldi per la casa…», disse il topolino tutto d’un fiato.
«Se mi aiuti, posso fare qualcosa, amico mio».
«Ma non ci sono più pietre preziose nella tua corona!».
«I miei occhi sono due rare pietre blu. Prendi i miei occhi e portali ai due giovani, uno ciascuno. Capiranno…».
«No, questo no! Come farai a vedere senza occhi?».
«Io vedo sempre con gli occhi del mio bambino. Coraggio, muoviti!»
Con il cuoricino dolente, il topolino staccò i due zaffiri che facevano da pupille della statua, li prese in bocca e rapidissimo uscì dalla chiesa.
Un mese dopo, il topolino squittiva felice nell’orecchio della Madonna: «Hanno trovato la casa! Presto li vedrai…. oh, scusami! Li sentirai arrivare in chiesa per sposarsi».
Proprio in quel momento uno strillo lacerò il quieto silenzio della chiesa: «Aaaah! Un topo!» e subito dopo un altro: «Sacrilegio! Ha rosicchiato gli occhi della Madonna!».
Quattro donne fissavano inorridite la povera bestiola che si rifugiò terrorizzato tra i piedi della statua. Arrivò il sacrestano con una robusta scopa, prese la mira e si preparò al colpo finale sogghignando: «Eccolo qua, quello che mi mangiava i panini…».
Ma accadde qualcosa di incredibile. La statua si mosse. La Madonna si chinò, raccolse il topolino con infinita tenerezza e poi tornò nella posizione che aveva da sempre, mentre il Bambino faceva «ciao» con la manina.
Le donne e il sacrestano, a bocca aperta, pensavano di avere avuto una allucinazione. «Deve essere il nuovo incenso che viene dall’India…».
Ecco perché, in una piccola città degli Appennini, in una vecchia chiesa, c’è una statua della Madonna che tiene in mano un topolino.


SUGGERIMENTI DIDATTICI

Per il dialogo
1. Perché tante persone invocano Maria, la mamma di Gesù? Che cosa chiedono soprattutto?
2. Quando si dice che la Madonna «fa delle grazie» che cosa si vuol dire?
3. Come fa la Madonna a «fare le grazie»?
4. Perché Maria si serve del topolino per aiutare le persone bisognose? Di chi si serve oggi Maria?
5. Quante immagini della Mamma di Gesù ci sono nella vostra chiesa parrocchiale? Ci sono dei piloni o delle edicole per le strade?
6. Con quanti nomi viene invocata Maria? Quanti ne conoscete?
7. Perché, secondo voi, la devozione a Maria è così sentita?

Per l’attività
I catechisti possono organizzare una caccia «fotografica» alle immagini di Maria della città o anche un pellegrinaggio nel più vicino santuario mariano e spiegare ai bambini il significato degli «ex voto».

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