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Catechesi
CEC DON BOSCO Catechesi Settimana catechistica nazionale 2007

Settimana catechistica nazionale 2007

La Settimana catechistica nazionale
Mondovì 2-7 luglio 2007

Appartenere a Cristo nella Chiesa (Romani 1,6-7).
Il catecumenato dei ragazzi oggi in Italia.



Con un intervento conclusivo di mons. Pacomio si è conclusa sabato 7 luglio a Casa Regina la seconda «Settimana catechistica nazionale».
Riconosciuta anche quest’anno dall’Ufficio Catechistico Nazionale, la Settimana catechistica è sorta per suggerimento del vescovo di Mondovì, mons. Luciano Pacomio, ed è stata organizzata dal Centro Evangelizzazione e Catechesi Don Bosco della Elledici di Leumann (Torino) e dall’Ufficio Catechistico Regionale Piemonte e Valle d’Aosta. Si è svolta presso la collaudata struttura della Casa di accoglienza del Santuario e ha ospitato un centinaio di partecipanti provenienti da ogni regione d’Italia.
Il tema di quest’anno, attualissimo, è stato quello del «catecumenato dei ragazzi». Le relazioni sono state affidate ai maggiori esperti della catechesi dell’iniziazione cristiana: a Biancardi e Venturi, docenti presso l’Università salesiana di Roma, a Fontana, Ferrero, Kannheiser e Cusino, autori di importanti sussidi sul catecumenato, a mons. Cavallotto, vescovo di Cuneo, che ha aperto i lavori presentando le «parole nuove della evangelizzazione dei ragazzi in Italia».


Mons. Walter Ruspi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale, è intervenuto sul ruolo formativo dei catechisti, e Claudia Brugnara ha presentato una riuscita ed esemplare esperienza di catecumenato realizzata nella parrocchia di Mattarello in Trentino. Alla Settimana sono stati presenti anche i direttori degli Uffici catechistici diocesani di Torino, Roma, Cuneo Mondovì e Fossano. A Corrado Calcagno, direttore dell’Ufficio catechistico di Mondovì, sono stati affidati i laboratori catechistici. A metà settimana è stata data ai partecipanti l’opportunità di una simpatica «gita catechistica» ad Asti, alla ricerca delle tracce del passato e rallegrata da una sosta alla maggior gelateria della città e da una cena conclusiva all’aperto nel bellissimo chiostro del Santuario.


Le relazioni

La catechesi dell'iniziazione cristiana dei ragazzi
Dal Documento di base fino all’itinerario catecumenale
di Andrea Fontana
Iniziazione cristiana: primo annuncio, catecumenato, mistagogia
Le parole nuove dell’evangelizzazione dei ragazzi in Italia
di Mons. Giuseppe Cavallotto
Il ruolo dei catechisti in un cammino di iniziazione cristiana di tipo catecumenale
di Mons. Walter Ruspi
Le scansioni celebrative nell'itinerario catecumenale dei ragazzi
di Gianfranco Venturi


Lettere dai partecipanti
Due partecipanti alla settimana catechistica di mondovi’ hanno voluto esprimere le loro impressioni.


Per capire come sia possibile e attuabile anche nel nostro tempo un cammino di Iniziazione Cristiana (IC) per fanciulli e ragazzi di tipo catecumenale.


Devo proprio ringraziare il Signore, non una ma tantissime volte... Sono appena tornata dalla settimana di formazione catechistica che si è tenuta presso la Casa diocesana di Spiritualità «Regina Montis Regalis», annessa al Santuario di Vicoforte a Mondovì, organizzata dal Centro Evangelizzazione e Catechesi Don Bosco e dall'Ufficio Catechistico Regionale Piemonte e Valle d'Aosta, riconosciuta dall'Ufficio Catechistico Nazionale. Il terna proposta era davvero interessante e quanto mai attuale: «Appartenere a Cristo nella Chiesa. Il cammino catecumenale dei ragazzi oggi in Italia». I relatori intervenuti (Mons. Cavallotto, vescovo di Fossano-Cuneo, don G. Biancardi, direttore della rivista Catechesi, don A. Fontana, don G. Venturi, C. Brugnara Tomasin della diocesi di Trento, F. Feliziani Kannheiser, Mons. W. Ruspi, direttore dell'Ufficio Catechistico Nazionale, don B. Ferrero, direttore della casa editrice Elledici e Mons. L. Pacomio, vescovo di Mondovì) ci hanno illustrato e spiegato, lungo il corso della settimana, a partire dalla nascita e dall'evoluzione del catecumenato antico, come sia possibile e attuabile anche nel nostro tempo un cammino di Iniziazione Cristiana (IC) per fanciulli e ragazzi di tipo catecumenale; anzi, considerato in effetti il contesto socio-culturale in cui viviamo, questo itinerario di IC può essere uno dei più idonei in quanto, partendo proprio da un primo annuncio della persona di Gesù Cristo, si configura come un «apprendistato» alla vita cristiana suddiviso in tappe, che rispettano l'effettiva maturazione progressiva della fede della persona, che porta poi alla celebrazione unitaria dei sacramenti dell'IC nella Veglia Pasquale e il successivo suo inserimento nella comunità cristiana, come già esposto dal nostro vescovo Mons. Corti nella sua lettera pastorale Splendete come astri nel mondo. Parecchie diocesi e parrocchie in tutta Italia hanno iniziato e stanno portando avanti questo modello di IC con risultati incoraggianti, modello che, come affermato dal Sinodo dei Vescovi del 1977 (trent’anni fa!), è il paradigma di ogni percorso di catechesi, sia per adulti che per fanciulli e ragazzi. Naturalmente non ci sono state solo relazioni da ascoltare ma i partecipanti del corso, provenienti da ogni parte d’Italia (Sicilia compresa!), sono stati intrattenuti e allietati con momenti di gioco, canti, scambi di esperienze a anche con una gita ad Asti (con annesso gelato!). il tutto in un bel clima di accoglienza reciproca, serenità e amicizia. Cosa mi sono portata a casa da questa bellissima settimana? Sicuramente una grande speranza, una rinnovata carica interiore e spirituale e il desiderio di poter condividere e trasmettere quanto mi è stato donato a tutti gli altri catechisti, perché ho proprio toccato con mano che è possibile annunciare la Buona Novella di Gesù ai nostri ragazzi e alle loro famiglie in un modo diverso, ma più coinvolgente e che può davvero cambiare il volto delle nostre comunità.
Silvana Vimercati, Trecate (Novara)


Un’occasione da cogliere per riflettere, ascoltare, confrontarmi con altri, e per rivedere il mio essere catechista.



In parrocchia, nel mese di giugno, mi fu consegnato un invito dell’Ufficio Catechistico Diocesano a partecipare alla Settimana Catechistica Nazionale sul tema “ Il catecumenato dei ragazzi in Italia oggi” che si sarebbe svolta dal 2 al 7 Luglio a Vicoforte .
Mi sono resa conto che era una occasione da cogliere per riflettere, ascoltare, confrontarmi con altri, per rivedere il mio essere catechista e, soprattutto, per cercare di comprendere meglio le problematiche che percorrono il tessuto della famiglia e della società nel quale i ragazzi vivono, crescono e si formano, quei ragazzi che noi siamo chiamati ad orientare a Cristo attraverso l’annuncio della “ Buona Notizia ”.
Era anche un tempo da vivere insieme ad altri catechisti provenienti da realtà diverse, ma che in questo difficile percorso, come me, esperimentano la gioia del donare, l’entusiasmo del lavorare e progettare insieme, ma anche l’amarezza dell’insuccesso, il peso delle difficoltà, spesso l’incomprensione delle famiglie e della comunità, la fragilità di una cultura religiosa non più ancorata ad una fede viva, bensì ad una “tradizione” che spesso si esaurisce nella semplice richiesta del sacramento.
Le attese di tutti i partecipanti erano molte, così come forte era il desiderio di trovare risposte, ma in ognuno c’era la disponibilità a mettersi in discussione e a ricercare fondamenti, percorsi, strategie per annunciare Cristo ai ragazzi, alle famiglie in una realtà che porta in sé tutte le contraddizioni della società di oggi.
È stata una settimana veramente intensa: il programma era molto articolato e ben strutturato.
La lettura della complessa realtà attuale è stata fatta alla luce dei fondamenti storico-teologici-dottrinali della Chiesa primitiva e sono emersi, pur nella diversità specifica legata alla situazione storica e culturale, punti di contatto e analogie dai quali la prospettiva catechistica attuale non può prescindere se vuole essere fedele al suo compito primario che è quello dell’annuncio e della testimonianza.
Ci si è soffermati sul senso dei vari momenti celebrativi, sulla loro valenza formativa e sacramentale all’interno del cammino di accoglienza del messaggio di Cristo e sul ruolo del catechista-accompagnatore nella realtà specifica di ciascuna comunità parrocchiale.
Abbiamo preso coscienza che il lavoro da fare è tanto e siamo stati concordi nel riconoscere che nell’impostazione della catechesi bisogna cambiare prospettiva.
Il richiamo è alla “conversione pastorale” cui fa riferimento la CEI nel documento “ Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.


La Catechesi non potrà più essere solo tempo in cui si apprende “qualcosa”, ma deve diventare a poco a poco spazio di dialogo e di ascolto, esperienza vissuta, cammino graduale e progressivo in cui la persona vive, cresce ed è messa in condizione di conoscere e fare esperienza di Cristo.
Noi catechisti, però, abbiamo bisogno di non sentirci soli, abbiamo bisogno di essere aiutati, di arricchire la nostra formazione, di aggiornare la nostra preparazione, di sentire che il parroco è con noi, che condivide i nostri sforzi ed il nostro lavoro, ma che sa anche indirizzare, orientare e unificare il lavoro di ciascuno in una visione organica di tutti i gruppi che operano all’interno della Comunità.
Sappiamo che la vita pastorale di una Parrocchia si fonda su come l’Annuncio ai diversi livelli si concretizza e su come l’attività di catechesi mentre viene rivolta ai ragazzi si inserisce in un orizzonte più vasto, mirando a rendere viva l’azione liturgica di tutta la comunità.
Ai giovani bisogna consegnare quello stesso mandato che è stato affidato a noi . È la “traditio” che continua nella Chiesa.
Le celebrazioni, punti forti di un cammino di evangelizzazione in stile catecumenale non saranno allora riservate solo ai ragazzi, ma diventeranno azioni sacramentali di tutta la Comunità che vive con loro e li accompagna. Fa parte di quella Conversione pastorale auspicata dai vescovi.
La strada è lunga e difficile, ma tanti, anche nella nostra diocesi, ci stanno provando con risultati positivi e ciò incoraggia, è di stimolo e dà speranza e fiducia… e poi dalla nostra parte abbiamo Cristo che a noi affida un mandato ma nei cuori agisce personalmente con la sua grazia!
A noi catechisti non è permesso dimenticare tale realtà, noi dobbiamo solo raccontare, annunziare, testimoniare, gettare il seme: la potenza della vita è nel seme non in chi semina.
È bello, infatti, rilevare come l’attività di catechesi nella Chiesa oggi sia percorsa da molte esperienze. Accanto a quelle “pilota”, alcune delle quali sono state presentate, documentate, illustrate e anche pubblicate, valide in quanto possono offrire indicazioni, ci sono le esperienze piccole, nascoste reali e ugualmente valide e qualificate di tante realtà parrocchiali. E tutto questo è una grande ricchezza. Ciò è emerso in modo forte nei lavori di gruppo in cui ciascuno ha condiviso progetti, successi, difficoltà, delusioni ricevendo ed offrendo agli altri un grande arricchimento personale.


Sarebbe interessante e proficuo a livello diocesano valorizzare questi momenti di condivisione. Naturalmente occorre da parte di tutti molta umiltà per evitare il rischio del “tutto è andato bene” o del “ noi siamo stati bravi”, espressi o sottintesi, e molta disponibilità a riconoscere la bontà e la validità delle esperienze o proposte altrui.
È fondamentale, inoltre, credere che le esperienze condivise hanno una forza e una efficacia intrinseca che vanno al di là di quello di un resoconto o di una relazione. Queste ultime si ascoltano e passano, le prime lasciano il segno, coinvolgono e sono indicatori di direzioni.
Mi è di aiuto trarre dal testo di G. Moioli: “Va dai miei fratelli”(Gv 20,17) la riflessione conclusiva sulla mia partecipazione alla Settimana Catechistica Nazionale:
“Esercizi spirituali, giornate di studio, meditazioni possono sembrare apparentemente una perdita di tempo. Nella vita ci vogliono però questi momenti in cui immediatamente non operiamo, non costruiamo nulla: sono i momenti che danno il senso a tutto quello che facciamo, che operiamo”.

È un invito, che può essere rivolto a tutti noi catechisti, a cercare, a trovare, o forse meglio, a creare spazi di silenzio e di riflessione, di condivisione, spazi di “perdita di tempo” come può essere quello per una settimana di aggiornamento, ma che aiutano a farci ritrovare il senso profondo del nostro essere “in sé”, ma anche del nostro essere “per”.
Maddalena Sallemi, Alessandria



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