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Per le vostre osservazioni e proposte, scrivete a dossier@elledici.org
Anno 2007
Voglia di disegnare
Sono Laura, una mamma che quest’anno ha iniziato a insegnare il catechismo a bambini che si accosteranno al sacramento della Prima Comunione. Con altre mamma stiamo sperimentando il catechismo a piccoli gruppi. Nel mio gruppo (fortunatamente!) ho bambini e bambine piuttosto silenziosi e attenti. Avendo impostato il percorso attraverso il dialogo, il rapporto vangelo/vita reale, lettura del catechismo (Io sono con voi) e commento delle immagini, i miei bambini hanno questa richiesta: vorrebbero disegnare!! Mi piacerebbe un quaderno/libricino, o altro materiale con degli spunti per riempire quei 10 minuti che ci restano liberi per proporre a loro quello che più amano a differenza di altri che si stufano a disegnare e colorare. Avete qualche proposta e/o suggerimento? Grazie. Vi chiedo cortesemente di rispondere alla mia e-mail
Mamma Laura
I sussidi per far disegnare i ragazzi ci sono. Per esempio Io coloro la mia Bibbia (249 pagine), Io coloro il Vangelo (quattro volumetti). Richieda in omaggio alla Elledici il catalogo «Catechismo» (mail@elledici.org)
È Lui che chiama
Esprimo la mia stima al giovane catechista di Bari (Dossier, marzo 2007). Condivido con entusiasmo l’incoraggiamento rivolto a Fiore. Mi sono travata quasi per caso a svolgere il compito di catechista. Non mi sentivo, e non mi sento, all’altezza, consapevole che insieme all’esperienza, acquisita in dodici anni di attività, occorre studio e aggiornamento continuo. Per circa due anni cessai l’insegnamento, poi grazie all’insistenza del mio parroco e delle altre catechiste, ripresi la catechesi, convinta che il buon Dio avesse deciso per me. Non ho avuto una specifica formazione propedeutica, mi sono fatta una preparazione svolgendo l’attività e leggendo con serietà e impegno testi utili, in primo luogo la Bibbia. Non so quale sarà il risultato della mia semina, spero che, la pazienza e l’amore con i quali ho sempre cercato di comunicare con i bambini che mi venivano affidati, dia buoni frutti. Ho avuto una grande soddisfazione quando una giovane della mia parrocchia, indecisa se intraprendere l’insegnamento del catechismo, dopo i miei incoraggiamenti e, lei dice, indotta dal mio esempio, ha deciso di dedicarsi ai catecumeni, dopo avermi affiancata per un intero anno. Questa è stata per me una grande soddisfazione. Si tratta di una giovane mamma, di buona cultura e, soprattutto, con grande fede. Sono certa che saprà svolgere bene il proprio ruolo. Per quanto umile possa essere il compito della catechista, credo che sia Gesù a indurre alla scelta, lui chiama, bisogna saperlo ascoltare e cogliere la possibilità e il privilegio di diffondere la prima conoscenza della religione nella mente e nel cuore dei bimbi che ci sono affidati.
Maria Paola Bilello
Felice di fare catechismo
Spesso la vita può essere davvero difficile da capire, a volte sembra che non abbia senso e possiamo essere confusi. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa che ci può rendere felici, non sapendo che Gesù è l’unico nostro grande amico! Scrivo per testimoniare la mia crescita spirituale nel fare catechismo. Sono pochi mesi che insegno ai ragazzi della prima Comunione, ma sono stati i più importanti della mia vita. Da quando ne faccio parte, i miei giorni hanno finalmente un senso e mi sento utile, cercando di essere paziente con i bambini. Di teologia ne so ben poco, ma ogni volta imparo io qualcosa dai ragazzi, che sono così desiderosi di amare e di conoscere Gesù. È un’esperienza che proporrei a tutti, perché è bello stare insieme e amarci con i nostri pregi e i nostri difetti. Sono felice e vorrei che tutti lo sapessero. È così! Grazie.
Lettera firmata, Benevento
Regalare pulcini
Sara, la mia nipotina di 7 anni, prima di Pasqua ha comprato due pulcini veri: uno per lei, uno da regalare a mia madre, la quale le ha subito detto (credo per la prima volta) che non accettava quel regalo e che lo portasse indietro. Il pulcino ha pigolato per tutto il Venerdì santo, faceva una pena infinita. Ha facilmente pronosticato che sarebbe morto. E così è stato. Un pulcino da solo non può vivere in un appartamento. So che quel che dico non sembra avere molti legami con la catechesi, ma la rubrica «Scriviamoci» penso serva anche a dirci queste cose e a parlarne ai bambini. La mia nipotina ha confuso realtà e virtualità (un bimbo non distingue fino in fondo il pulcino che trova nell'uovo da quello che ha bisogno di un certo spazio e di terra! Il negozio che ha fatto questa vendita si chiama ironicamente «Paradiso del cane». Quest’anno pur con un certo distacco abbiamo vissuto la Pasqua di questo pulcino, e Sara è stata portata, da adulti che vendono finti sentimenti di umanità, a diventare involontaria carnefice di un pulcino.
Antonello
Il mio parroco e la delega in bianco
Cari amici. Vi chiedo: ma il vostro parroco si interessa della catechesi dei bambini? Il nostro ci dà carta bianca, ma ci lascia anche soli a seguire i bambini. Concorda con noi la data del primo incontro, lo fa dire in chiesa a tutte le messe e poi se ne lava le mani e non lo vedi più. Tutto cade sulle mie spalle, perché sono io che organizzo i turni, i gruppi, faccio le circolari e le fotocopie degli incontri per i catechisti. Ma adesso, dopo quattro anni di questa fatica, ho proprio voglia di piantare tutto il prossimo anno. Voi parlate di catechesi con i genitori, di tante celebrazioni in cui anche il sacerdote è coinvolto, suggerite delle belle iniziative, ma chi ci aiuta a organizzarle e chi ci sostiene come gruppo-catechisti? Mi piacerebbe sapere se ci sono altri che si trovano nella mia situazione e se è giusto che io continui a fare da coordinatrice come faccio ora.
Silvana
È un fatto che ogni volta che si affronta seriamente l’impegno catechistico spesso vengono messi sotto accusa i parroci. I quali devono occuparsi di tutto e magari delegano la catechesi alla persona più adatta e più preparata. Non dimentichiamo che, nonostante tutto, la catechesi è una delle cose che funziona meglio nella Chiesa italiana. Non si scoraggi e tenga duro: il suo lavoro è tutt’altro che inutile!
Il catechista secondo me
Penso che i catechisti per essere testimoni credibili e autorevoli hanno bisogno di percorrere un cammino di formazione permanente. Il catechista deve possedere ciò che vuole donare. Nella catechesi ci vuole anche tecnica, ma la tecnica non basta. Il catechista vede Dio nei suoi ragazzi e fa sua la pedagogia di Dio: è paziente, sa attendere, compatire, perdonare. Non pretende riconoscimenti umani: c’è chi semina e chi miete. Per questo il catechista dona se stesso con gioia. Sarà Dio a mietere, quando vorrà.
Edmondo, Brescia
Catechista un po’ preoccupata
Il parroco mi ha quasi costretta ad accettare di fare il catechismo a nove bambini di seconda elementare. Sono un po’ preoccupata per questo nuovo impegno per due motivi: il primo è la grande responsabilità del compito, anche se mi sembra che questo poi mi aiuterà a vivere meglio la mia fede come testimonianza. Più che insegnare credo sia importante trasmettere un’esperienza che è una Presenza. Io ho fatto catechismo tantissimi anni fa, quando il modo di rapportarsi con i bambini era molto diverso e quindi sono anche un po’ spaventata...
Agnese
Siamo certi che sarà per lei una bella esperienza. Positiva anche per i ragazzi. Bisogna prepararsi, ma senza preoccuparsi. L’importante è offrire un’immagine della Chiesa e del cristiano più positiva di quella che leggono sui giornali o vedono alla televisione.
Con entusiasmo e gioia
Vorrei scrivere due righe di risposta a Silvana, che nel numero di ottobre ha scritto lamentandosi del suo parroco. Io sono 26 anni che faccio la catechista (ne ho 41) e mi occupo dei bambini della Prima Comunione e da qualche mese anche di quello della Cresima, che hanno un’età tra i 16 e i 18 anni. Faccio di tutto: preparo gli incontri, i ritiri, i biglietti per gli auguri di Natale (circa 50) che disegno e coloro personalmente, perché non posso comprarli, quelli dei compleanni e per la Pasqua. Preparo i libretti per le celebrazioni, gli inviti per l’inizio del catechismo, perché non mi piace un anonimo foglio bianco con un semplice avviso, ma qualcosa che attiri l’attenzione e l’interesse dei ragazzi, perché voglio se si sentano accolti da subito, prima ancora di incominciare. Faccio tante altre cose con entusiasmo e gioia immensa senza aspettarmi niente in cambio, lo faccio perché mi sento chiamata alla costruzione del Regno di Dio e metto a disposizione i talenti che mi sono stati donati. Queste parole, cara Silvana, vogliono essere un incoraggiamento: ti auguro di trovare in fondo al tuo cuore la forza di andare avanti.
Mary, Poggio di Bretta
Per la dignità, l’amore fraterno, il perdono
Mi chiamo Sara e da 7 anni sono catechista nella mia parrocchia. Il 23 ottobre la mafia ha ucciso il marito di mia sorella, che per me era come un fratello. In un primo momento anche la polizia non capiva il movente. Mio cognato aveva già denunciato in passato il furto di un furgone, l’incendio di un altro furgone e aveva avuto tanti altri avvertimenti. È stato ucciso perché si è rifiutato di pagare il pizzo. Da un anno è rinchiuso in carcere colui che gli telefonò per attirarlo nel tranello. Ma non si sa nulla degli esecutori. Mia sorella ha due figlie e tutte e due sono universitarie. Una ha sospeso gli studi per prendere il posto del padre nel magazzino. Voglio dire con amarezza che nessun sacerdote si è presentato in casa di mia sorella per dare un po’ di conforto. Una volta mia nipote è andata in parrocchia per incontrare il suo parroco e lui ha fatto dire dal suo segretario che non toccava a lui riceverla. Lo dico al mio parroco, il quale si mette subito a disposizione per parlare con lei, ma siamo di paesi diversi. Anche il vescovo ha dato il numero del suo cellulare per essere contattato e prendere un appuntamento. Si è anche fatta viva l’associazione Libera di don Ciotti: sono andati in negozio e hanno voluto conoscere la vicenda. Vedo però la rabbia che cresce nei miei parenti. Dico a loro, come lo dico ai miei ragazzi a catechismo, che la Chiesa è il popolo di Dio, che si batte per la dignità e la libertà delle persone. Che la Chiesa ha per legge il precetto dell’amore fraterno, del perdono, dell’accoglienza, del servizio disinteressato a tutti. Cari amici, ho scritto come per uno sfogo. Volevo soltanto che qualcuno leggesse queste mie righe. Grazie di cuore.
Sara
Che cosa devo fare?
Dopo vari anni di catechista (e non sono ancora capace di farlo, lo riconosco) mi sono trovata coinvolta nell'organizzare i gruppi di catechismo e le varie attività, con pochissimo tempo a disposizione e dovendo imparare tutto (ma la pazienza non mi manca). Soltanto che nella nostra parrocchia come arriviamo a un evento (le Cresime, le Prime Comunioni o la festa di fine anno) vanno tutti in agitazione, c'è un nervosismo che si taglia con il coltello e, purtroppo, spesso vengono fatti dei piccoli dispetti a chi (come me ed altre) dovrebbe organizzare il tutto (e spesso non riesce a farlo bene!). Mi chiedo che senso ha tutto questo e dov'è l'amore fraterno che dovrebbe unirci, se poi per una minima dimenticanza tutti si arrabbiano. Il parroco non vuol sentir parlare di «dimissioni», ma io non ce la faccio più, e mi sembra inutile andare avanti per questa strada che invece di unire, divide. Che cosa devo fare?
Fiore, Savona
Manco alle prove di canto, ma mai al catechismo
Vorrei in questa mia dare un conforto a Lucia di Firenze (Dossier, gennaio 2006). Non sei la sola ad avere problemi col marito per via degli impegni con la Chiesa. Anche mio marito (e mia figlia si accoda) protesta quando devo andare alla lezione o agli incontri. Aggiungici che io faccio anche parte del coro e renditi conto. Il mio consiglio (ed è quello che faccio anch’io) è avere pazienza, prodigarsi perché a casa tutto funzioni e quindi far capire che quell’ora che dedichiamo a Dio fa bene agli altri e a noi, e non nuoce certo alla famiglia. A volte se c’è necessità manco a degli incontri o alle prove di canto, ma mai al catechismo, e faccio vedere che loro (mio marito e mia figlia) sono sempre al primo posto nei miei impegni, però rivendico il mio diritto a tener fede alla parola data al mio parroco, anche perché prima di prendere l’impegno di fare la catechista, ne ho discusso in famiglia e mi hanno dato l’ok. E non è bello ora mettermi in difficoltà. Insomma lavoro e dialogo, saper cedere qualcosa, e soprattutto dimostrare con l’esempio concreto che facendo catechismo non aiutiamo solo gli altri ma anche noi stessi. Mi capita infatti che ripetendo dei concetti ormai acquisiti li faccio ancora più miei e ne riscopro sfaccettature dimenticate: insomma predicando agli altri predico anche per me. E questo non può che migliorarmi. Di conseguenza i nostri mariti non possono che essere contenti se noi tentiamo di migliorarci! Con affetto, alla prossima.
Antonella
A 15 anni non è presto
Vorrei rispondere alla domanda di Simone, pubblicata sul numero di ottobre 2006 di Dossier Catechista (Le vostre domande). Anch’io ho 15 anni (compiuti lo scorso 7 febbraio) e quest’anno per la prima volta ho provato a fare catechismo, su richiesta del mio parroco. Ho accettato volentieri la sua proposta perché mi piacciono molto i bambini e perché nella mia parrocchia è presente una grande quantità di ragazzi, ma uno scarso numero di catechisti. Mi ha aiutata una catechista esperta (ex insegnante delle elementari), come ti ha suggerito anche Gianfranco Venturi, e devo dire che mi sono trovata molto bene; i bambini (10/11 anni, 5ª elementare) mi hanno apprezzata moltissimo e, nonostante fossi un po’ preoccupata (ce la farò? sono troppo giovane?), sono riuscita a far partecipare attivamente i ragazzi agli incontri. È stata un’esperienza unica nel suo genere, tanto che ho intenzione di riprovare il prossimo anno. I ragazzi si sentivano compresi, accettati di più e maggiormente coinvolti anche grazie alla mia età. La mia tutor è rimasta molto soddisfatta del risultato. Non ho fatto niente di speciale, l’ho solo aiutata a preparare gli incontri e ho aggiunto qualche «vecchio» divertimento, di quelli che facevo alla loro età…
Rita, Castelfranco di Sotto (Pisa)
Da madre a figlia
Da quest’anno sospendo la mia attività di catechista. Passo il «testimone» a mia figlia Paola, per la quale ho attivato l’abbonamento per il prossimo anno.
Maria
Congratulazioni, signora Maria. Splendida la sua decisione, in nome della continuità dell’impegno in parrocchia.
L’importanza di papà e mamma
Per fare catechismo bisogna coinvolgere i genitori dei ragazzi, perché facciano la loro parte quando i ragazzi sono lontani dal gruppo, a casa loro o dove passano il loro tempo libero. Si possono usare tanti accorgimenti, ma bisogna far capire che, con i ragazzi di questa età, sono essi, papà e mamma, la migliore forza di convinzione. Questo lo si può dire anche attraverso una lettera dai toni cordiali e ben formulata. Ci sono certo dei genitori lontani dalla Chiesa, ma che essi rispondano o no al nostro invito, poco importa. Quando si scrive a qualcuno vuol dire che li consideriamo importanti. Da parte mia ho avuto delle risposte inattese e positive, addirittura delle belle sorprese.
Don Claudio
È domenica, ragazzi
Plaudo vivamente alla nuova rubrica È domenica, ragazzi! Suggerirei però di non limitarvi a un commento al Vangelo, anche se ovviamente adatto a loro, ma di proporre suggerimenti su come gestire e rendere partecipi i ragazzi, gli adolescenti e i loro genitori a una messa fatta principalmente per loro e da loro. Il problema oggi - almeno nel Trentino, nel Veneto e in Friuli, non é la partecipazione dei ragazzi al catechismo, che in genere é buona, ma alla messa domenicale, che è in forte calo. Le mie catechiste hanno suggerito questo: invece di fare la messa prefestiva il sabato sera alle ore 20 per gli adulti, farla invece alle ore 17 o alle 18 - nella grande sala dell'oratorio - con i ragazzi e i loro genitori, dopo il catechismo. Ma una messa gradita, usando anche la musica e i mezzi audiovisivi per illustrare il vangelo e la festività celebrata. Quanti preti hanno ancora come me molte diapositive Elledici a disposizione, che possono essere utilizzate a questo scopo! Basterebbe che la rivista desse utili suggerimenti.
Padre Valerio, dei Missionari Verbiti
Il mio grande entusiasmo
Sono una donna di 40 anni, ma con il cuore di una ragazzina di 16! Sono ancora innamorata della vita (credo che lo sarò sempre) e c’è in me un entusiasmo e un ottimismo che mi permettono di affrontare ogni giorno con la certezza che qualsiasi problema ha una soluzione, basta cercarla. Vi scrivo questa lettera perché sono una catechista da ben 25 anni e nonostante le difficoltà che ci sono, soprattutto nell’attuale contesto sociale, il mio fervore di trasmettere agli altri la mia fede è sempre vivo e non mi abbatto per nulla al mondo. E questo, sicuramente, non è un mio merito, ma un dono di Dio.
Mary, Ascoli Piceno
Che dire? Per fortuna ci sono catechiste come te, che affrontano ogni giorno la vita con tanto slancio. Questo è anche l’atteggiamento più positivo per farcela con i propri ragazzi.
Il forum dei lettori
Salve. Voi rispondete alle nostre domande, ma sarebbe più bello che anche tutti noi lettori di Dossier Catechista avessimo l’opportunità di rispondere alle domande degli altri catechisti. Sarebbe un modo per scambiarsi idee e opinioni. Che cosa ne pensate? A voi la scelta al prossimo numero.
Paride
Siamo pienamente d’accordo. Prendete posizione anche voi, fateci conoscere la vostra opinione, le vostre esperienze, i vostri consigli. Vi daremo spazio sulla rivista.
La catechesi ai disabili
Vorrei ringraziarvi perché grazie ai disegni che trovo in Dossier Catechista, mi è stato possibile più di una volta poter realizzare il catechismo che tengo per i ragazzi disabili della comunità parrocchiale San Biagio di Legnaro (Padova). Questa catechesi si svolge una volta al mese ormai da sei anni, e una delle difficoltà incontrate è stata proprio quella di trovare disegni privi di colore, dove poter ricavare delle fotocopie che i ragazzi elaborano. Purtroppo di questa catechesi si parla solo in occasioni in incontri mirati come quello che tiene l’Ufficio catechistico di Roma. I miei più cordiali saluti.
Rita Sutera
Come promuovere la rivista
Sono abbonata a Dossier Catechista da parecchi anni e ora la trovo sempre più ricca di contenuti e la ritengo utile per la catechesi. Mi trovo in Romagna da due anni e continuo a dedicarmi alla catechesi parrocchiale, ma questo è un ambiente di grande indifferenza religiosa. Le famiglie non sono praticanti, però mandano i bambini al catechismo in preparazione ai sacramenti. Le catechiste sono poco preparate, seguono metodi di insegnamento superati, pertanto chiedo, se è possibile di mandare alcune copie della rivista a mo’ di propaganda per far conoscere l’aiuto che può dare questa rivista. Anche il parroco mi ha chiesto di aiutarlo per superare questa situazione pastorale piuttosto difficile.
Lettera firmata
Brava e complimenti. È anche così che si favorisce il rinnovamento della catechesi in Italia.
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