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Per le vostre osservazioni e proposte, scrivete a dossier@elledici.org
Anno 2006
Ricordando il nostro Natale
Ogni anno Dossier Catechista ci suggerisce qualche iniziativa per vivere il Natale in modo dinamico e sorprendente. Noi abbiamo voluto quest’anno sviluppare con i ragazzi e i loro genitori il tema dell’attesa. Una settimana prima del Natale abbiamo sceneggiato in chiesa uno degli sketch presentati da voi nel numero di novembre (Maria e Giuseppe al supermercato…). La partecipazione dei ragazzi è stata magnifica, tantissimi i genitori presenti. Dopo la recita abbiamo chiesto ai ragazzi di parlare delle loro attese quotidiane. Essi hanno ricordato l’intervallo a scuola, l’uscita dopo le lezioni e il ritorno a casa, l’attesa dal medico o in un negozio… Poi lo abbiamo chiesto agli adulti presenti, e hanno ricordato l’attesa di un lavoro per un disoccupato, l’attesa di un alloggio, le attese di come si evolverà il futuro dei loro figli. Tutto questo ci ha fatto entrare in sintonia con i pastori che attendevano l’annuncio della nascita di Gesù. Una preparazione al Natale questa volta davvero ben riuscita.
Anna Maria
La Prima Comunione
Fare silenzio. Mettersi in ascolto. Capire e accogliere il grande dono: Gesù eucaristico. Che pretesa! Tutte queste cose con dei bambini ancora piccoli! Desideriamo che i nostri bambini vivano la loro Prima Comunione in un modo davvero intimo e speciale. Abbiamo pensato di preparare la funzione - secondo i suggerimenti del nostro parroco don Mauro - il giovedì che precede la Messa comunitaria, perché è il giorno in cui si ricorda la celebrazione dell’Ultima Cena di Gesù con gli apostoli. Cercheremo di mettere in risalto il collegamento della Messa all’Ultima Cena come «Cena del Signore», alla quale Gesù ci invita per far festa con Lui. Prepareremo davvero una tavola alla quale sederanno tutti i bambini, i quali avranno i propri genitori immediatamente dietro loro, intimamente vicini. Lasceremo fuori le voci, i clamori, gli affanni, i pensieri del pranzo, i regali, le foto... e tutto ciò che potrebbe distrarre il loro piccolo cuore che invece, per una volta, «la prima», sarà soltanto intento ad ascoltare Gesù.
Amalia, Stefania e Valeria
Portiamo i bambini a Messa
Salve! Sono una ragazza di 17 anni di Roma, e sono già catechista. Lo scorso anno affiancavo un amico, ora proseguo da sola. Ho scoperto la vostra rivista su internet, poi sono andata in libreria e ho fatto l’abbonamento. Ma so che il parroco nel frattempo ha abbonato tutti i catechisti. Sono felice di questo, perché anche persone non troppo «abili» possono cavarsela usando i vostri sussidi. Ma vi scrivo soprattutto per rispondere alla lettera di gennaio, sui bambini a Messa. Penso che i ragazzi sin da bambini debbano capire il significato della Messa. Sicuramente per loro è pesante, ma qui deve intervenire l’animatore e anche il sacerdote che deve sapersi rivolgere a loro. Per questo è un’ottima cosa dedicare una Messa di quelle festive ai ragazzi del catechismo, affinché sia studiata per loro, possano assaporarne crescendo il senso e andarci volentieri. Così continueranno da grandi. Quando ero più piccola mi piaceva andare a Messa perché cantavo, ricevevo serenità e c’era una suora che mi voleva un gran bene. Se non avessi fatto così non avrei mai capito il suo significato. La Messa non può essere sostituita da un Padre nostro e dalla spiegazione delle letture.
Sara B., Roma
Non basta cambiare i testi
Mi permetta di ringraziarvi per il dono che ha fatto a me e ai miei catechisti dei due sussidi su Avvento e Quaresima. Come sapete, oggi la catechesi dei ragazzi necessita di un rinnovamento onde evitare che i sacramenti dati ai ragazzi finiscano nell’album dei ricordi di famiglia. È un impegno che non può essere basato solo sul cambio di testi, ma che deve penetrare nel tessuto della comunità, questo è il punto di difficoltà. La catechesi dei ragazzi è un campanello d’allarme che deve spingerci a riconsiderare la fede nella sua adesione e noi, sacerdoti e catechisti, nell’annuncio. Personalmente ho regalato la vostra rivista alle catechiste/i non tanto per offrire un materiale, ma anche (soprattutto) per seguire più da vicino le problematiche di una catechesi che sia espressione di Chiesa e inviti a essere Chiesa.
Don Virginio, Alessandria
Quei ragazzi difficili
Sono Ornella faccio parte di un gruppo splendidamente assortito di catechiste della parrocchia di S. Lucia di Sorrento (Na). Il nostro parroco don Franco ci segue con perseveranza, sapienza e amore. Grazie a lui il nostro cammino catechistico procede serenamente. Vi faccio i complimenti per il vostro Dossier Catechista perché da un po’ di tempo a questa parte sta diventando per me uno strumento importante dal quale «succhiare» idee, disegni e consigli. Ho da poco letto l’articolo di gennaio nella rubrica color ciclamino Psico di Anna Maria Bastianini e mi sono ritrovata a sentire di ragazzini vivacissimi, non abituati all’ascolto, ecc. Anche se sono pienamente d’accordo su tutto quanto è detto nell’articolo... io continuo ad augurare a tutte le catechiste e non solo, di riuscire a scoprire il tesoro che si nasconde in ogni bambino, in quello più scostumato, in quello iperattivo o in quello che chissà perché proprio non ci vuole stare a sentire. Una volta scoperto quel tesoro (che nei casi più disperati solo Gesù conosce) grandi saranno le sorprese che ci attenderanno!
Ornella da S. Lucia
Ci credo al 50%
Buongiorno. Sono una giovane catechista, sia per età, che per esperienza. Ho 23 anni e faccio catechismo da tre anni. Mi è capitato che uno dei ragazzi del mio gruppo, un ragazzo vivace e per lo più indisciplinato, alla mia domanda: «Secondo voi è facile seguire Gesù e credere in lui?», ha risposto: «Non è facile, perché non mi accorgo di ciò che fa e non lo vedo. Io credo alla sua esistenza al 50%». Mi piacerebbe sapere se altri si sono trovati di fronte a domande come la mia.
Alessandrina
Il nostro lavoro non è inutile
Mi chiamo Antonella e sono al 3° anno della mia esperienza come catechista. Leggo Dossier Catechista da cima a fondo trovando sempre buoni spunti per le mie lezioni nonché tante schede fotocopiabili e di ciò vi ringrazio sentitamente. Ho scritto fondamentalmente per dare la mia testimonianza a tutti i catechisti che si sentono stanchi e che hanno perso la «grinta»: il nostro lavoro non è inutile e se anche non ne vediamo subito i risultati sono certissima che nel tempo ci saranno. Magari non tutti i nostri ragazzi si ricorderanno i nostri insegnamenti e parecchi dopo la Cresima si allontaneranno dalla Chiesa, ma io dico che se anche uno solo a un certo punto del suo cammino rifletterà e si ricorderà le nostre parole e per questo farà una revisione della sua vita e tornerà alla Chiesa... allora il nostro lavoro avrà dato il suo frutto. Ricordiamo sempre che dal momento della semina al momento della mietitura passa del tempo. Non siamo frettolosi e quindi inclini a mollare solo perché i risultati tardano a venire.
Antonella
Così nasce un catechista
Ho 20 anni. Sono cresciuto nella parrocchia dove ho scoperto Gesù, imparato a pregare. La vita nella comunità parrocchiale mi ha allenato alle battaglie: battaglie dure, che talvolta mi hanno anche allontanato momentaneamente da Dio, ma per provare poi la bellezza del ritorno. Anzi, mi hanno spinto in alto, così ho conosciuto la dolcezza del vivere con Dio. In un momento di preghiera particolare mi è venuto questo pensiero: «Come sarebbe bello se Dio accettasse il dono della mia vita per la diffusione del suo regno!». Ho pensato ai missionari e alla loro vita avventurosa e dura, al mio parroco e al suo coadiutore, finché il mio pensiero si è fermato su un oggetto preciso. Ho capito che ci sono dei ragazzi a cui nessuno vuol bene, di quelli a cui nessuno fa conoscere «il Padre e Colui che ha mandato». Senza pensarci troppo ho risposto di sì alla voce che mi diceva: «Se accetti, ti faccio testimone in mezzo ai miei ragazzi». Forse era la voce del sacerdote. È così che è nato un catechista. Ciascuno di noi se oggi fa il catechista è perché ha sentito questa voce ben chiara.
Edoardo
Noi facciamo così
Ho appena letto su Dossier Catechista l’articolo «Catechesi con i genitori» di dicembre. Bene. Ormai si tenta di tutto! Io non ho pretese, né penso di proporre «miracoli». Ecco il mio welfare catechistico: da ormai 8 anni facciamo catechesi dalla 5ª elementare alla 3ª media ogni 15 giorni, di sera, dalle 20 alle 21, accompagnati dai genitori (se no devono giustificarsi (basta una telefonata). Altrimenti mandiamo a casa i figlioli (ma chiudiamo un occhio!). Mettiamo ragazzo e genitore accanto e diciamo: «Questi sono i vostri tesori, ma hanno un difetto di fondo: fuggono crescendo. Allora godeteveli, fin che potete..!». La media è 15 presenti su 17 ragazzi (genitori e ragazzi!). Non lasciamo tanto spazio alle domande: il nostro metodo dice: i primi due anni ascoltino, poi parlino. Ma parlano a casa a vicenda, figli e genitori! E come sanno richiamare i figli: «Hai sentito cosa hanno detto a catechismo?». Ho avuto opposizioni e contrarietà (Mt 10,36): i primi nemici sono i vicini (suore e preti!). Ma non basta. Raccogliamo anche del denaro e alla fine dell’anno lo destiniamo o alla scuola materna, o ai missionari, o alla buona stampa, o a Radio Maria, ecc. L’anno scorso un gruppo ha dato a un missionario 1250 euro! Ormai tutti sono contenti - non dico rassegnati – a questo metodo. Alcuni genitori alla fine dell’anno mi hanno detto: «Magari avessimo incominciato prima a venire, ora saremmo catechisti!». Il più bel complimento e la più bella paga per un parroco!
Don Giovanni, Semonzo del Grappa
Escluso dal mandato dei catechisti
Mi chiamo Massimo e sono di una piccola parrocchia dedicata a san Nicola di Bari in provincia di Salerno. Quest’anno il mio parroco mi ha chiesto di fare il catechismo. Essendo la prima volta, mi ha abbinato alla catechista Angela perché ha più esperienza di me. La prima Domenica di Avvento il mio parroco ha fatto il mandato per i catechisti, ma ha chiamato solo sei catechisti tranne me. Io ci sono rimasto male e gliel’ho detto pure al mio parroco dopo la messa, e lui mi ha risposto che si è dimenticato. Gli ho detto che mollavo tutto e che il catechismo lo farà chi è stato chiamato. In sostanza il mandato non l’ho ricevuto. E ho una domanda da farvi: se il mandato non l’ho ricevuto posso aiutare Angela a fare catechismo? Sono fiducioso nel ricevere una vostra risposta e cordialmente vi saluto.
Massimo
Caro Massimo, complimenti perché hai preso sul serio il tuo impegno catechistico. Se il parroco ti ha detto che si è dimenticato, fidati di lui e aiuta Angela a fare catechismo. Vedrai che ti piacerà e un altr’anno riceverai il mandato come tutti gli altri.
La Messa dei ragazzi
Ho letto, sull’ultimo numero di Dossier catechista, la lettera di Marco, papà di quattro figli che lamenta la difficoltà a portare i suoi bambini a Messa. Sono una catechista e vorrei, a questo riguardo, portare l’esperienza che da alcuni anni viene attuata nella mia parrocchia. La Messa che viene definita «dei ragazzi», nella mia comunità è anche la messa principale della domenica con un notevole afflusso di gente di ogni età. Il parroco lamentava la difficoltà di tenere un’omelia che potesse soddisfare tutti e che tenesse anche conto dei molti bambini presenti. Abbiamo valutato diverse esperienze, abbiamo chiesto il parere di un liturgista e poi... siano partiti. Alcune condizioni hanno favorito inizialmente la nostra esperienza: la presenza di un diacono e il fatto che la chiesa è attaccata all’edificio che ospita l’oratorio e i locali parrocchiali, e questo ci permette di far spostare i bambini senza uscire all’aperto.
All’arrivo in chiesa, i bambini delle elementari vanno in un saloncino adiacente dove sono accolti dalle catechiste, partecipano alla liturgia della parola con un’omelia adatta a loro, a volte anche con strumenti (cartelloni, ecc.) più consoni all’ambiente; all’offertorio i bambini tornano in chiesa portando le offerte e si sistemano nelle prime panche che sono state lasciate libere. Negli ultimi due anni, mancando la presenza di un diacono, la liturgia della parola è tenuta da un gruppo di laici a turno (catechiste e il direttore laico dell’oratorio).
Periodicamente verifichiamo la validità di questa esperienza, ma indubbiamente, nonostante momenti di stanchezza, cambio di persone, ecc., è valida: i bambini sono aumentati, i genitori non mancano di farci sentire il loro appoggio e quindi... andiamo avanti. Un saluto e... mi piacerebbe ascoltare altre esperienze in merito. Grazie.
Luciana Bignami, Melzo (Mi)
Quale catechesi biblica
Sono una catechista di una parrocchia salesiana di Verona. Tengo un gruppo di ragazzi di 2ª media ed ho letto con molto interesse l’articolo «Quale catechesi biblica» apparso sul numero di novembre 2005. Vorrei ulteriori ragguagli: sapere ad esempio se la Capetti ha scritto qualche libro o qualche pubblicazione che possano chiarire ulteriormente la sua «prospettiva catechistica». Rimango in attesa di vostra gentile risposta e nel contempo vi faccio i complimenti per il nuovo look della rivista che appare più moderna e ricca di contenuti.
Marilisa B.
Nel numero di ottobre abbiamo già presentato un libro dei Lagarde (che sono i fondatori della catechesi biblica simbolica). Un secondo lo abbiamo presentato nel numero di febbraio e un terzo lo presenteremo nei prossimi mesi, appena uscirà in stampa dall’editrice Elledici. Ma devo anche dire che alcuni vescovi prendono le distanze dalla catechesi biblica simbolica, che va accompagnata sempre dall’uso dei catechismi. A pag. 39 presentiamo un libro di Raffaella Capetti.
Non arrenderti, Lucia
Carissimi amici di Dossier Catechista. Vorrei rispondere alla lettera di Lucia, pubblicata sulla nostra rivista nel numero di gennaio. Carissima Lucia, sono una signora con tre figli. La più piccola ha cinque anni. Ho cominciato anch’io a fare catechismo con il tuo stesso problema. Certo, noi non abbiamo la casa fuori città, ma io ho i genitori lontani e andiamo a trovarli alla domenica. Mio marito è la fotocopia del tuo, sia per quando vado a fare catechismo, sia per gli incontri serali. Per giunta lui non vuole spostare l’orario della santa Messa, sempre rigorosamente alle 7,30. Ma io non ho mollato. Dai miei genitori, quando c’è la Messa da animare con i bambini, ci andiamo in ritardo, ma la “sua” santa Messa non la perde, perché ci andiamo anche noi (io con i tre figli), così a volte andiamo anche a due sante Messe. Andando incontro ai suoi desideri pian piano, e vedendo il mio entusiasmo, ha accettato la mia scelta e non mi dice più niente. Io continuo per la mia strada, più carica che mai, tanto che quando termina l’anno catechistico, sto male: mi sembra che mi manchi qualcosa, che la mia vita sia incompleta. Non mollare, Lucia: cerca qualche compromesso anche tu. Ciao. Con simpatia.
Carla, Padova
Genitori a catechismo
Ho partecipato a un corso catechistico e ci è stata presentata una magnifica esperienza di catechesi ai genitori. Nella mia parrocchia invece siamo ancora agli inizi e vediamo un gruppo di genitori solo all’apertura dell’anno catechistico. Durante l’anno li incontri per un saluto quando vengono a riprendersi i bambini. Sono una maestra con una certa esperienza sulle spalle e sono abituata a parlare con i genitori dei miei alunni. Ma per la catechesi la cosa mi riesce più difficile, perché la mia impressione è che non si può pretendere nulla. La presenza dei genitori è «volontaria» e l’unica volta che li ho convocati sono venuti in cinque (su 16!). Chi ci proverebbe ancora, dopo questa delusione?
Rosina Morosini
Innamoramento tra giovanissimi
Ho letto con interesse l’articolo sulla nascita dell’innamoramento tra i giovanissimi adolescenti. Vi ringrazio per quello che avete scritto e perché avete trattato un tema difficile che è molto presente nella mia attuale esperienza di catechista. Sono al mio terzo anno di catechesi con gli stessi ragazzi e quest’anno fanno prima media e li preparo alla Cresima. Ma mi sento molto disturbata dal sorgere continuo di coppie e amorini tra i miei ragazzi e li trovo molto, troppo distratti. Forse la catechesi a questa età dovrebbe essere fatta non da una catechista matura come me, ma da un giovane che sia più vicino alla loro sensibilità, più capace di capirli e magari di parlare loro. Che ne dite?
Sara Motteran
La violenza dei bambini
A proposito di psicologia dei ragazzi, vi racconto la mia esperienza. A scuola, durante gli intervalli, vedo che a volte i bambini sono davvero violenti. Abituati a guardare i giochi al computer forse a loro sembrerà di giocare e di non fare male, ma si danno calci e pugni pericolosissimi e sembrano insensibili nei confronti degli altri. Ma il colmo è stato un pomeriggio, quando li ho invitati per una partita al pallone. Il piccolo Omar, uno di loro, era su un muretto e ha ricevuto una pallonata sulla fronte, ha perso l’equilibrio ed è caduto all’indietro, battendo pericolosamente la testa e le spalle. Io mi sono precipitato su di lui, ho poi chiamato la mamma (la casa era lì vicina). Omar per un vero miracolo non si è fatto nulla, ma non c’è stato nessuno dei suoi compagni che abbia interrotto il gioco, che sia venuto a vedere che cosa fosse capitato, che abbia chiesto se Omar stava male, ecc. Nemmeno quello che gli aveva tirato il pallone. Ezio Garlando, Pistoia
Vada avanti, Caterina!
Cara signora Caterina, non smetta di fare catechesi! La Chiesa italiana sta giustamente facendo discorsi nuovi e a volte pare addirittura rifiutare tutto ciò che di buono abbiamo fatto negli ultimi decenni. Io condivido e faccio tutto il possibile per fare una bella catechesi, ma confesso che a ogni ripresa di settembre-ottobre trovo perfino difficile anche solo trovare quella ventina di catechisti necessari per fare dei gruppi non troppo numerosi. C’è chi è troppo giovane e quando meno te lo aspetti ti pianta e c’è chi ha problemi con il lavoro o con la famiglia… Ma c’è uno zoccolo duro che tiene ogni anno e sono proprio quelli come lei, Caterina, che fanno catechesi con impegno e ci trovano anche gusto, vedendo che anche i ragazzi sono contenti. Vada avanti, Caterina. La Chiesa ha ancora bisogno di gente come lei.
Don Enrico, Ferrara
Mi ha invitata un’amica
Sono al primo anno della mia esperienza di catechista. La faccio davvero volentieri, anche se mi sento assolutamente impreparata a questo incarico. Mi ha invitata una cara amica, dopo il matrimonio della mia ultima figlia. Che gioia trovarmi con i miei dodici bambini! Il nostro parroco ci ha abbonate tutte a Dossier Catechista e trovo nella rivista un sostegno di cui avevo assolutamente bisogno. Ma sono convinta che dovrei frequentare un corso e prepararmi meglio a questo incarico che sta riempiendo la mia vita. Per fortuna ho ricuperato la fede che si era un po’ assopita e mentre parlo ai ragazzi rafforzo le mie convinzioni. Un caloroso saluto a tutti.
Giuliana
Mio marito protesta
Una catechista vi ha scritto chiedendo se a 65 anni doveva smettere di fare il catechismo. Io penso di no, perché i 65 anni di oggi non sono più quelli di un tempo. I bisogni sono tanti e la catechista che scriveva era piena di soddisfazione e di entusiasmo: perché smettere allora? Ma io vorrei porvi un altro problema che mi crea non poche difficoltà. Mio marito, pur essendo una buona persona (non perde mai la messa festiva) frigna ogni volta che vado in parrocchia per fare catechismo. Non parliamo poi quando devo partecipare a qualche incontro serale. Ora il nostro parroco ci ha detto che dobbiamo trovarci a messa con i nostri bambini alla domenica per la Messa. Ha ragione e l’ho detto a mio marito, proponendogli di rinunciare almeno per qualche volta ad andare nella nostra casa fuori città. Ma lui dice che abbiamo due figli, che occuparci bene di loro basta e avanza. Io sono divisa. Ho accettato volentieri di fare catechismo, me lo ha chiesto il parroco e non ho voluto dirgli di no. Ma adesso non so se riuscirò a finire l’anno. Per la pace in casa mia. Qualcun’altra si è trovata nella mia situazione? Come potrei superare il mio problema?
Lucia, Firenze
Continuate così
Cari amici di Dossier Catechista: posso dirvi una cosa? Mi piacete sempre di più. Trovo che la rivista è sempre più sensibile alle nostre esigenze e al rinnovamento catechistico che ci viene richiesto oggi. La cosa che vorrei però dirvi è che ci complicate la vita, perché proprio la lettura dei vari articoli ci fa capire che non possiamo dormire sul passato e fare catechesi come l’abbiamo sempre fatta, ma che dobbiamo aggiornarci continuamente, preparandoci meglio. Dovremmo parlarne di più tra di noi catechisti, ritrovarci in gruppo per condividere le nostre difficoltà e per imparare a superarle insieme. Continuate così, dateci ogni mese l’occasione per fare meglio. Annarita
Un bel campo scuola
Ho passato due belle settimane ai campi scuola con i ragazzi dell’oratorio. Giovedì sera nella piazza del paese abbiamo fatto la serata conclusiva, proiettando le più belle foto (ne ho fatte quasi un migliaio!). 15 giorni senza tv né radio, solo qualche giornale. Con noi, soprattutto nel secondo campo, erano in maggioranza stranieri: una decina di marocchini/algerini, altri rumeni, moldavi, albanesi, peruviani, ecuadoregni. Non abbiamo fatto niente di speciale che cercare di vivere insieme: camminare, giocare, parlare, lavorare, pregare, scherzare, dormire... la vita quotidiana. Qualcosa mi dice (anche a dispetto delle molte cose se si scrivono dopo gli attentati) che questa sia una (la?) via semplice, modesta, parzialissima per vincere la guerra che a volte ci circonda… Antonello
Campo scuola giovanissimi
Salve, sono un giovane catechista della Parrocchia Nostra Signora del Suffragio a Torre Maura (RM). Sto cercando un valido sussidio sul delicato tema del demonio, per la preparazione del prossimo campo estivo coi ragazzi (classe 88-89) cui faccio catechesi. A tal proposito chiedo la vostra disponibilità per indirizzarmi su testi appropriati editi dalla vostra editrice. Vi ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti, Francesco
Ti abbiamo mandato per e-mail la segnalazione dei libri della nostra editrice su cui potrai prepararti. Ma abbiamo dei dubbi sulla opportunità di organizzare un campo scuola sul demonio con i giovanissimi. Forse vorrai parlare delle varie sette, di certi messaggi che passano anche attraverso le canzoni, come quelle di Manson, e magari delle «bestie di satana». Ma tutto un campo su questo tema ci pare eccessivo.
Videocassette
Sono catechista e sto cercando un video da far vedere ai genitori dei bambini che si preparano alla prima comunione e alla prima confessione. Abito in un paesino e non sempre siamo aggiornati su ciò che c’è in giro. Grazie.
Antonella Giannattasio
Puoi richiedere i video: «L’abbraccio del Padre, la Prima Confessione» e «Il Banchetto della vita. La Prima Comunione», due video entrambi di 25 minuti (16,53 euro). Presso la Elledici richiedi gratuitamente il Catalogo dei sussidi catechistici.
Una rivista per il nipote intelligente
Ho un nipote «veramente» intelligente, che mi colpisce per la sua maturità. Entra nel primo anno del liceo scientifico. Finora gli facevo leggere Mondo Erre, che va bene fino ai 15 anni. Mi chiedo e chiedo: a che rivista lo posso abbonare dopo Mondo Erre? Attendo e salutissimi. Don Severino
Mondo Erre è davvero la rivista ideale per i ragazzi. Ospita una valanga di temi che piacciono a loro, ma piace anche ai genitori, che possono metterla nelle mani dei ragazzi con tranquillità, sicuri che impareranno tante cose utili. C’è tra l’altro la Buona notizia, che presenta temi catechistici con originalità e simpatia. Per i più alti, dai 16 anni in su, la Elledici pubblica Dimensioni Nuove, 64 pagine a colori, che presenta i temi culturali, sociali e religiosi a cui i giovani sono più sensibili. È una rivista altamente e gradevolmente formativa, che permette ai giovani più grandi di continuare un cammino di crescita che spesso non trovano altrove. Chi vuole può chiedere copia in saggio gratuito alla Elledici, 10096 Leumann, oppure: dimensioni@dimensioni.org.
Il catechismo ricreativo
Nella nostra parrocchia abbiamo deciso di invitare i bambini al «catechismo ricreativo» (così lo abbiamo chiamato) anche per un certo periodo delle vacanze. Ognuno di loro è venuto con un amico, un vicino di casa, un cuginetto. Nelle ultime vacanze ne sono venuti una trentina e li abbiamo incontrati per venti giorni dalle 13.30 alle 17. A seconda del tema della giornata si stava in parrocchia o andavamo ai vicini giardinetti. Spesso finivamo il pomeriggio in chiesa per una breve preghiera. Al «catechismo ricreativo» nessuno libro, né quaderno, solo il gusto di stare insieme in allegria. Il programma veniva pensato per venire incontro ai gusti di tutti i ragazzi: mimo, disegno, canto, preghiera, giochi, scherzi, parole incrociate, letture piacevoli, fabbricazione di oggetti. Niente di troppo organizzato: si comincia con qualcosa di preparato e poi lo si continua con l’ispirazione del momento. I giovani animatori sono stati molto attenti a capire i loro gusti e a rendersi simpatici e ogni incontro è stata una festa.
Ivana e Pasquale
Devo continuare?
Ormai faccio la catechista da 20 anni. Grazie a voi riesco a continuare con il mio solito entusiasmo. Su Dossier Catechista trovo tanti spunti: le schede, le preghiere, i giochi, il commento al vangelo e tante altre cose che danno a me e agli altri catechisti il materiale giusto per fare il «mestiere più bello del mondo». Io provo ancora oggi un grande piacere a fare la catechesi ai ragazzi: li trovo simpatici, interessati, curiosi, appassionati. L’unica domanda che mi pongo è questa: a 65 anni è giusto che continui a fare catechesi?
Caterina
Come si diventa catechisti
Qualche anno fa ho iscritto mio figlio al catechismo. Come a ogni ripresa dell’anno, il parroco aveva lanciato un appello, chiedendo ai genitori se qualcuno si sentiva di accompagnare i ragazzi per la catechesi dell’anno. Io mi sono detta: perché devo sempre aspettare che si muovano gli altri? E così mi sono offerta e ho seguito un gruppo, insieme a un’altra catechista. Ho cominciato così un’avventura che mi accompagna da otto anni. Sono stati anni di amicizie, di incontri, di scoperta, pur tra qualche impegno in più e qualche difficoltà con i ragazzini. Il Signore ci chiama così come siamo, con le nostre qualità e i nostri limiti: l’importante è che tutto nasca dalla buona volontà e dall’amore di Dio. Grazie anche ai miei ragazzini, che magari senza saperlo hanno risvegliato in me il desiderio di fare qualcosa per gli altri e di condividere la mia fede.
Silvana, Genova
Il mandato catechistico
Volevo farvi sapere che nella nostra parrocchia ci siamo serviti della vostra traccia del «Mandato catechistico» che avete presentato nel mese di settembre. È stato bello iniziare con tanta solennità, dando la parola ai ragazzi stessi e ai genitori. I catechisti si sono sentiti più importanti, essendo stati presentati in questo modo alla comunità della messa solenne della domenica. Il parroco si è lasciato coinvolgere e qualcosa in più si sta muovendo nell’impegno di coinvolgere maggiormente i genitori nella catechesi dei ragazzi.
Suor Luigina
La passione di Gesù oggi
A catechismo, parlo della Passione di Gesù. I ragazzi ascoltano dal mio racconto il tradimento di Giuda, di Pietro e degli apostoli, i soldati che si prendono gioco di Gesù, il processo con i falsi testimoni, Pilato e la «folla»… Mi fermo e domando alla piccola Simona chi è la «folla». E lei pronta risponde: «È il pubblico…». Trovo interessante la risposta, anche troppo. Simona pensa certamente alla televisione, dove «il pubblico» è presente per votare di volta in volta chi è il più bello, chi è il più ricco, il più bravo, il più intelligente, il migliore e quello che è da eliminare… Dico: «Pubblico in studio: volete voi liberare Barabba? Premete il pulsante numero uno! Volete liberare Gesù? Premete il pulsante due! Volete che sia crocifisso un Uomo innocente? Premete tre, premete tre, premete tre…
Luciana
Tra catechesi e lavoro
Siamo due catechiste con un problema grosso grosso. Facciamo catechesi insieme da alcuni anni, ma adesso siamo in difficoltà a causa dei nostri impegni di lavoro. Proprio durante il pomeriggio della catechesi io ho spesso gli incontri con i genitori della mia classe e Cristina è di turno al supermercato. Per adesso ci siamo arrangiate cercando di liberarci una volta l’una e una volta l’altra, tranne in qualche rara occasione in cui ci siamo trovate tutte e due. Ma la difficoltà rimane.
Romina e Cristina
Noi cominciamo presto
Sono il parroco di San Giuseppe Operaio in Vigliano Biellese. Vorrei qui presentare un’esperienza un po’ particolare che ho portato avanti in questi anni: quella di cominciare il catechismo già con i bambini piccoli di sei anni. È vero che sono favorito dal fatto di avere vicino la scuola dell’infanzia, per cui - dopo avere anche dialogato con le famiglie in occasione dei battesimi - li conosco tutti dai tre anni in poi. Il fatto però di radunarli già sin da piccoli li educa a fare gruppo (al rispetto, a chiedere la parola…), a imparare a pregare, ad ascoltare in modo piacevole i racconti della Bibbia, dal momento che non sanno ancora leggere e scrivere. Disegnano alcune scene dell’Antico e del Nuovo Testamento e a volte le drammatizzano (era il suggerimento addirittura di sant’Agostino al diacono Deogratias, alle prese – udite, udite! – con ragazzi irrequieti a catechismo, come si può leggere ancora oggi nel De cathechizandis rudibus). Non mancano giochi di gruppo, piccole gare, festicciole con le famiglie, partecipazione in gruppo a qualche battesimo. Così amalgamati e favoriti dalla maturazione che avviene tra i 7-8 anni possono incominciare e proseguire bene con la vera e propria catechesi e prepararsi ai sacramenti. Il tutto senza grosse pretese! Giudico questa esperienza positiva, pur sapendo che nelle altre parrocchie per lo più si parte dai 7 anni.
Don Giuseppe Bogatto, Vigliano Biellese
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