 |
| |
| |
| studi e proposte |
| |
| strumenti |
| |
| scuola catechisti |
| |
| catechesi ai genitori |
| |
| Lettere in Redazione |
| |
| Dossier Catechista |
| |
| Documenti |
| |
| |
| |
|
Per le vostre osservazioni e proposte, scrivete a dossier@elledici.org
Anno 2009
Catechisti maschi in via di estinzione?
Sono Giancarlo, il catechista vanitoso che ha raccontato ormai un anno fa (Dossier Catechista, novembre 2007) la sua scomoda verità, raccogliendo poi incoraggiamenti a proseguire senza sensi di colpa. Rincuorato da tanta solidarietà, ritorno per esprimere la mia seconda inquietudine (poi giuro che non vi seccherò più) e per condividere l’esperienza con quanti vivono la mia stessa situazione. Innanzitutto mi presento: ho 54 anni, sono sposato con due figli e faccio il catechista solamente da 4 anni. Lavoro come quadro direttivo in un gruppo bancario. Spesso sono in viaggio per motivi di lavoro e il catechismo lo faccio il sabato mattina. Nella mia parrocchia il gruppo che segue la catechesi è composto da una quarantina di persone, tutte donne. Fino all’anno scorso eravamo 3 maschi (più i due sacerdoti). Quest’anno sono rimasto da solo: unico uomo laico in mezzo a una marea di signore e signorine. E qui inizia il mio disagio. Questo mio malessere non dipende dalla «scarsa qualità» delle colleghe - che anzi sono veramente in gamba - ma dalla loro «eccessiva quantità». Questo lo avverto soprattutto negli incontri periodici di gruppo: da una parte una trentina di colleghe (e per fortuna non sono mai tutte presenti), dall’altra il parroco e io unici rappresentanti dell’universo maschile. In queste occasioni mi sembra – anche se so benissimo che non è vero – di avere tutti gli occhi puntati addosso ed essere bombardato dalle loro mille considerazioni, curiosità, dubbi, lusinghe, attese, giudizi e aspettative.
Forse sono solamente fisime di un uomo non più giovanissimo ma – credetemi – questo è il «loro» gruppo e io, unico maschio, sono trattato quasi come una specie protetta in via di estinzione. Un esemplare raro e fragile da trattare con cura, ma che è troppo piccolo per poter far parte dell’immenso e variegato universo femminile. Lo so che in Italia la percentuale dei catechisti maschi è piccola e non voglio in questa sede discutere sui motivi di questo fenomeno e neppure fare proposte per cambiare la situazione. Quello che voglio esprimere è solamente un senso di «sudditanza numerica» che non mi fa vivere in perfetta armonia il rapporto con il gruppo.
Non sarà comunque questo malessere a farmi recedere dall’impegno di catechista, anzi potrebbe trasformarsi in un nuovo stimolo per avviare un reclutamento di nuovi catechisti-maschi.
Per adesso cercherò di convivere serenamente con il mio disagio e da queste pagine lancio un appello ai catechisti maschi (soprattutto a quelli di mezza età come me): se ci siete battete un colpo! Fate sentire la vostra voce, proclamate la vostra presenza. Non siamo ancora una specie in via di estinzione.
Sicuramente siamo minoranza, ma facciamo in modo che non sia troppo silenziosa.
Giancarlo, Padova
Non avere paura di buttarti
Sono catechista da molti anni e anch’io ho superato le mie paure. L’inizio non è stato facile. «Che cosa posso insegnare ai bambini?», mi dicevo. In realtà il catechista non deve insegnare, a questo pensano già gli insegnanti di professione. Il catechista è sì un educatore, ma è soprattutto colui che fa esperienza di Cristo e con i bambini intraprende un cammino di fede, e in questo non è solo: è sempre aiutato dai formatori e dal parroco. Per fare catechesi non occorrono competenze speciali, basta essere predisposti all’amore per la diffusione del messaggio di Cristo. E come si fa a non amare i bambini che ti vengono affidati, anche quando sono vivaci e ribelli?! Anzi il più irrequieto lo si ama di più perché si cerca di capire il motivo della sua disattenzione. E puoi non amare quello sempre attento e puntuale?! O quello che non partecipa costantemente alla messa domenicale?! Potrei continuare l’elenco ma credo che il concetto sia chiaro. In tutti i bambini c’è qualcosa di buono che a volte stenta a venir fuori, ma con un po’ di pazienza emerge e dà i suoi frutti. Non solo, i bambini con il loro entusiasmo sanno dare a noi grandi la carica per continuare. Perciò caro amico, cara amica, se per caso ti passa per la mente l’idea di fare il catechista, non esitare: buttati in questa stupenda esperienza e poi mi dirai. Ne uscirai migliore.
Maria, Terranova da Sibari (CS)
Ogni mese insieme
Mi chiamo Adolfina e sono una catechista. Da molti anni mi dedico alla catechesi dei bambini della nostra parrocchia e amo questi bambini come me stessa, perché da loro ho potuto imparare molto: dai loro problemi, dalle loro preoccupazioni, dai loro capricci e sorrisi. Siamo un bel gruppo di catechiste. Vorrei ringraziare il nostro parroco perché puntuale ci fa avere Dossier Catechista. Lo sfogliamo insieme ogni mese e devo dire che ci è davvero utile: quanti spunti riceviamo ogni volta e quante iniziative abbiamo iniziato in questi anni seguendo le vostre indicazioni e suggerimenti. Tutto ci è stato di aiuto. Grazie allora a nome di tutte le catechiste, con le quali ci ritroviamo adesso, a settembre, per iniziare il nuovo anno catechistico.
Adolfina, Porto Viro, Rovigo
La chiamata di una catechista
Da due anni sono catechista. Fino a due anni fa non andavo sempre a messa, non mi era facile, quanto alla preghiera… non parliamone. Avevo anche un sacco di lacune sulla conoscenza della Bibbia. Ecco un quadro abbastanza singolare del bagaglio di una catechista! Un giorno mi hanno chiesto di prendere un gruppo… e non sono stata capace di dire di no! Ora per il terzo anno sono felicissima di continuare l’avventura! Perché ho vissuto ogni incontro sentendomi guidata da Dio. Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma gli incontri con gli altri catechisti e con il sacerdote sono stati dei momenti preziosi, in cui abbiamo condiviso ciò che stiamo vivendo, le nostre paure, i nostri desideri. Soprattutto i bambini sono stati il motore del mio cambiamento. A loro devo tanto: mi hanno insegnato a pregare.
Federica
Quel ragazzo terribile
Uno dei miei ragazzi era proprio un disperato. Non sapevo come prenderlo ed era sempre vivacissimo e indisciplinato. Ho fatto venire anche mio marito perché gli parlasse, ma non servì a nulla. Non era preparato per la cresima e lo dissi al parroco. Ma lui, temendo il peggio, preferì non spegnere il lumicino. L’altro giorno, a distanza di vari anni, mi sento chiamare da una macchina: «Margherita!». Non ci badai, perché non ero certa che chiamassero proprio me. Ma poi la stessa voce gridò: «Catechista!». Mi accostai e vidi la bella faccia di un giovanotto simpatico alla guida della macchina. Era proprio lui, quel mio ragazzo disperato, che aveva messo la testa a posto e che mi salutava felice di avermi incontrata. Inutile dire la mia gioia. Mai disperare!
Margherita, Torino
La nostra Cresima
So che vi piacciono le esperienze. Vi racconto come abbiamo celebrato noi la Cresima l’anno scorso. I ragazzi accompagnati solamente dalle madrine/padrini sono stati accolti in sacrestia da noi catechisti e dal sacerdote. Questo ci ha permesso un attimo di condivisione personale. Dopo ci siamo recati in chiesa e guidati dal sacerdote abbiamo iniziato un momento di preghiera guidata, seguito da un momento di preghiera personale in silenzio. Questo ha permesso ai ragazzi, così ci è sembrato, di entrare appieno nello spirito giusto. Solo allora si sono aperte le porte della chiesa a tutti e abbiamo notato che, il fatto che tutti i cresimandi fossero raccolti e silenziosi, ha influenzato in modo positivo sui familiari, che si sono predisposti anche loro in silenzio, rispettosi dell’aria che si respirava in chiesa. Ogni ragazzo è stato coinvolto durante la celebrazione personalmente, dividendo tra loro le varie incombenze: presentazione delle sette candele, richieste di perdono, preghiere dei fedeli e offertorio. Per l'offertorio sono stati scelti anche alcuni simboli che ricordavano le riflessioni fatte durante il ritiro di preparazione.
Ornella, Lanzo Tor.se
C’è del nuovo nell’aria
Non è una novità: la catechesi si sta rinnovando di anno in anno, pur tra molte incertezze. Ma non si tratta di orientamenti davvero nuovi, soprattutto se si guarda la storia della catechesi. Ciò che è davvero nuovo è il modo di proporla, è l’attenzione che si dà alle nuove domande, è come si cerca di essere attenti alle nuove generazioni. Ma c’è anche, mi pare, un risveglio genuino, fresco, giovanile della fede, ci sono tentativi da parte di alcune comunità di proporsi nuove… Sì, in alcuni momenti si respira davvero un’aria nuova, in cui in certi tempi «forti» anche i lontani si avvicinano con curiosità e manifestano interesse verso una fede di cui hanno bisogno. È il bisogno di Dio, della Chiesa, il bisogno di vivere la fraternità.
Luca
Regali
Da una lettera a un quotidiano nazionale vengo a sapere che una lettrice ha dimenticato nell’aeroporto di Napoli una borsa «contenente oggetti in oro e brillanti per un valore di 12.000 euro, tutti regali alla figlia per la Prima Comunione». Al di là della giusta segnalazione dell’atto di onestà e professionalità del personale aeroportuale, che restituì intatta la borsa, mi domando quale profonda spiritualità aleggia in chi offre regali simili e di tale entità per un avvenimento di così grande valore religioso. Come vivrà la Prima Comunione una bambina sommersa e distratta da tanti oggetti, nel giorno in cui l’incontro con Gesù Eucaristico dovrebbe essere caratterizzato da interiorità e semplicità?
Livia
Un libretto per la preghiera
Mi sono accorta che quando preghiamo i bambini non riescono a rivolgersi al Signore con le loro parole, in modo spontaneo. Per questo ho pensato a un quadernetto con tante preghiere semplici che ho raccolto qua e là. Ogni volta che ci incontriamo, ognuno di loro ne sceglie una a turno e la recita a nome di tutti. Al termine dell’incontro domando: «Chi conserva questa settimana le preghiere?». Si alzano molte mani e così ogni volta uno di loro si porta a casa il prezioso libretto. Ogni tanto proviamo a inventare qualche nuova preghiera, poi decidiamo se metterla nel quadernetto.
Giusy
Uno spiacevole episodio
Sono una catechista di Aversa di lunga esperienza. Cerco di fare del mio meglio con il mio gruppo di bambini e devo dire che posso ritenermi soddisfatta, perché sono molto felice dei risultati ottenuti. Purtroppo negli ultimi mesi qualcosa è cambiato a causa di uno spiacevole episodio avvenuto in parrocchia. Uno dei nostri catechisti si è preso gioco di un ragazzo in difficoltà e ha permesso che il video che ritrae il misfatto fosse caricato su You Tube. La mia domanda è: se noi stessi agiamo in questo modo quale esempio possiamo dare ai ragazzi? È giusto affidare la formazione cristiana dei fanciulli a persone che agiscono in questo modo? Io ho una mia idea e credo che questa persona dovrebbe essere redarguita perché capisca il danno che ha fatto, e magari lasciata ferma per quest’anno per permetterle una giusta formazione.... Che ne dite?
Ida
Per la Prima Comunione
Per il giorno della Prima Comunione, noi catechisti pensiamo sempre a qualcosa di speciale per i bambini. Abbiamo prima di tutto preparato l’impasto di farina per fare con i bambini tante piccole formelle di pane azzimo. Poi siamo andati al forno comunale, dove qualcuno li ha aiutati a farle cuocere. Nella chiesa, sopra una tavola, sono stati sistemati dei vasetti con le gallette di pane azzimo preparate dai bambini. Accanto all’altare abbiamo posto anche il grande poster con i simboli dell’Eucaristia che i ragazzi avevano preparato precedentemente con l’aiuto dei genitori. Per la Messa abbiamo quindi usato per i bambini le formelle che hanno preparato essi stessi. Ci pare che anche quest’anno l’esperienza sia riuscita bene.
Martina
Flaviana ha fatto la Prima Comunione
La mia esperienza di mamma catechista di una bambina disabile è un ringraziamento al Signore per avermi donato mia figlia, che ha dato un senso alla mia vita e a tutti i componenti familiari. Desidero mettere in comunione l’esigenza di catechisti formati, perché ogni disabilità ha bisogno di uno specifico metodo. Non avevamo le idee chiare, mio marito e io, ma sentivamo la necessità di cominciare il catechismo a nostra figlia, anche se eravamo convinti che era già ben unita a Gesù nelle sofferenze. Ma come fare? Abbiamo pensato di riscrivere il catechismo «Io sono con voi» e «Venite con me» con il metodo Doman (usato per la sua riabilitazione) e da lì comincia la mia avventura di mamma catechista e successivamente di ministro straordinario della Comunione. Mia figlia mi è stata affidata e ne renderò conto lassù. Naturalmente il parroco era al corrente di tutto. Così Flaviana ha fatto la Prima Comunione insieme a tutto il gruppo, e adesso spesso mi chiede di vedere le foto. Ora, grazie alla riabilitazione, può andare in carrozzina tutte le domeniche in chiesa e la comunità parrocchiale rappresenta per lei la sua seconda famiglia. Il parroco ha abbattuto le barriere architettoniche, facendo uno scivolo. Spero che queste righe possano dare forza e coraggio a tutte quelle famiglie che vivono i miei stessi problemi, per poter affermare che il Signore è presente e ispira noi genitori speciali.
Elisabetta, mamma catechista
Ho imparato e ricevuto moltissimo
Carissimi, sono una assidua lettrice di Dossier Catechista e desideravo condividere con voi alcune mie riflessioni. Sono una casalinga, ormai nonna, con più di 25 anni di esperienza di catechista nella mia parrocchia. L’esperienza di catechista è stata per me un dono prezioso, grazie al quale ho imparato e ricevuto moltissimo; soprattutto meditando la parola di Dio anche attraverso la genuinità e la freschezza dei fanciulli che con tanto affetto e amicizia mi hanno circondato. Il Signore alcuni anni fa mi ha chiamato offrendomi la possibilità di questo servizio e con gioia ho risposto «sì», nonostante le difficoltà e le delusioni per non sentirmi all’altezza. Quest’anno, assieme ad altre catechiste, ci siamo impegnate per preparare i fanciulli alla Prima Comunione. Lo slogan utilizzato in questo cammino «Pane di vita per le strade del mondo» sarà per sempre il mio punto di riferimento, sicura che l’aiuto del Signore e di Maria nostra Madre non ci verrà mai a mancare.
Una catechista della parrocchia di Villanova di Camposampiero (Padova)
La poetessa tatiana
Sono Rosa, una catechista della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo a Fossò (Ve), diocesi di Padova. Sono abbonata a Dossier Catechista oramai da diversi anni. Una guida insostituibile, un aiuto prezioso per la mia formazione. Ma non è di questo che voglio parlare oggi. Leggendo la rubrica «Scriviamoci», spazio aperto alle considerazioni/opinioni dei catechisti, mi è sorto spontaneo girarvi il simpatico componimento a firma di Tatiana Terruzzin, nostra simpatica e impegnata collega. A parere mio e delle amiche catechiste di Fossò, la poesia racconta in tono goliardico e veritiero le fatiche e le gioie della catechista (e dei discepoli a seguito!). Un modo per riflettere, sorridendo, sull'importanza di fare catechesi oggi. E che si sappia che dietro ogni catechista c'è un'aspirante comica! Ringraziando per la lettura e confidando nel vedere pubblicato il componimento distintamente saluto.
Rosa Conte, Fossò (Ve)
Ode semiseria
in onore della “catechista”
Questa poesia del tutto imprevista,
è un elogio alla “catechista”,
categoria già in via di estinzione!
Infatti è così: poche ma buone!
Presente con lei è lo Spirito Santo
e spera ben che l’aiuti, ora sempre e tanto,
perché a innocenti lei possa insegnare
che Dio e il prossimo necessita amare.
I bimbi son tanti, son vispi e irruenti,
spesso infatti urlare li senti.
Anche se l’ora è grave e importante
l’impegno, ahimè, non sempre è costante!
Tra un Pater, un Gloria e un Ave Maria
sognano essi di andar via
per essere liberi ancor di giocare,
invece pesa, eccome! restare a pregare!
La catechista sa farsi valere
impone alla turba di stare a tacere :
parla e spiega del Paradiso,
s’illumina e brilla a tutti il viso.
Ogni bambino capisce al volo
che nella vita non è mai solo
perché dall’alto del suo trono lucente
Gesù lo vede, lo guarda, e lo sente,
e anche Maria, la mamma del cielo
copre ogni bimbo col lembo del velo,
spande su tutti un grande affetto,
così ognuno si sente protetto!
La catechista di questo gioisce,
fatica ed ansia più non patisce,
affronta lieta e con impegno
il settimanale suo arduo impegno!
La gioia immensa sul suo cammino?
La prova quando Don Gimo è vicino:
forte e possente nella sua statura
svanisce con lui ogni paura,
Appare poi a consolazione
La “mini” Nives che a ogni lezione
ricorda con garbo una futura scadenza!
Non si può di certo di lei far senza!
Tante altre cose si potrebbero dire
Ma forse è meglio così finire!
Non ama gli elogi la catechista,
non è per natura un’arrivista,
pensa piuttosto con tanta umiltà
alla sua grande responsabilità.
E tutti in coro a lei battiam le mani
e facciamo festa oggi e domani!
Tatiana Terruzin
|