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Le ragazze ministranti
La domanda proposta da Angela ha avuto molte reazioni. Le pubblichiamo così come sono arrivate, anche se alcune appaiono forse un po’ discutibili o addirittura impertinenti. Purtroppo di molte risposte non siamo in grado di segnalare la località, perché sono arrivate per posta elettronica. Alle pagine 11-12 pubblichiamo il parere del nostro esperto.
La lettera di Angela
«Ho letto con interesse l’articolo sui ministranti (sett-ott 2009) e ho notato con molto piacere la rappresentazione nei disegni anche di ministranti femmine. Il vescovo della nostra diocesi non permette che le ragazze possano svolgere questo servizio nelle nostre chiese, dicendo che il ruolo di ministrante serve per condurre i ragazzi a una possibile vocazione sacerdotale. Io non sono d’accordo anche perché ho visto ragazze che svolgono questo servizio in diverse chiese d’Italia e anche d’Europa. Vorrei sentire il vostro parere. Grazie».
Cristina: sono più fedeli e servono per più anni
Cara Angela. Mi chiamo Cristina e voglio raccontarti la mia esperienza. Ho servito Messa per la prima volta il giorno in cui ho compiuto 18 anni. Oggi sono sposata e ho due figli, la bambina fa la chierichetta, mentre il maschio l’ha fatto per un po’ e poi ha smesso. La maggior parte dei ministranti della mia parrocchia sono femmine, in genere sono loro che sono più fedeli agli incontri e che servono per più anni. Spesso mi tornano in mente le parole del vescovo che c’era prima nella nostra diocesi che, un giorno guardando le ministranti commentava: «Non c’è speranza per il seminario, ma anche gli ordini femminili hanno tanto bisogno di vocazioni!». Credo che stare vicini a Gesù durante la celebrazione della Messa sia una grazia che non è destinata agli uni o agli altri, perché sono sicura che le femmine, come i maschi, si chiedono cosa faranno nella loro vita e che il servizio sia un’occasione privilegiata per trovare la risposta. Il Vangelo dice che «molte donne seguivano Gesù e lo servivano con i loro beni». E cos’ha più valore della vita stessa?
Non è attraverso il gruppo dei ministranti che si riempiono i seminari, questo ormai è un dato di fatto. Cara Angela, sii paziente con il tuo vescovo e prega per lui. Il Signore dia modo a tutti i ministri di Dio di aprire le porte delle sacrestie perché tutti possano trovare, nei vari servizi (anche in quelli liturgici), il loro posto nella comunità e la loro strada nella vita.
Marialicia: sono d’accordo con il tuo vescovo
Non credo sia un problema impedire alle ragazze di fare le ministranti. Io sono d’accordo con il tuo vescovo, il percorso (eventualmente anche poi vocazionale) che devono fare le ragazze non deve coincidere con quello dei maschi: sono due realtà di pari dignità, ma diverse. Ho notato invece che i chierichetti maschi trovano realmente nella partecipazione al servizio di ministranti un avvicinamento, una facilitazione anche a un eventuale passo successivo: quello di entrare in seminario grazie a tutta una serie di incontri vocazionali a cui i ministranti sono invitati. Nella mia diocesi il percorso vocazionale delle ragazze è diverso da quello dei ragazzi (incontrasamuel e incontramiriam). Comunque in parrocchia le possibilità di rendersi utili e animare la liturgia di certo non mancano x le ragazze, basta pensare al canto! Ciao.
Geltrude: è solo una scusa
Sono pienamente d’accordo con te, Angela, e a mio parere sembra una scusa quella che adduce il vescovo per evitare che le ragazze svolgano questo servizio. Come al solito le donne sono sempre discriminate. Io penso invece che i ragazzi, pur svolgendo insieme il loro servizio con le ragazze siano messi alla prova e se decidessero di abbracciare il servizio sacerdotale avrebbero maggior consapevolezza della scelta fatta. Gianrocco: lo fanno in tutta Europa
Sono un ragazzo di 18 anni che compie il servizio all’altare dall’età di 6 anni. Faccio parte della parrocchia Sant’Andrea Apostolo di Andrano, un piccolo paesino nella provincia di Lecce… Sono il responsabile dei ministranti della parrocchia, e posso confessarti che ciò che tu racconti mi lascia a dir poco sconcertato, poiché nella mia parrocchia i ministranti sono tanti e di ambedue i sessi! Non è possibile che un vescovo proibisca a ragazze e bambine di svolgere il servizio all’Altare solo perché crede che i ragazzi possono essere ispirati a una vocazione sacerdotale. Partiamo dal presupposto che anche le donne possono mettere la loro esistenza nelle mani del Signore aderendo a ordini religiosi femminili. Gesù diceva: «Lasciate che i bambini vengano a me…», aprendo le sue braccia e accogliendoli tutti; e ciò che dici tu e cioè che hai visto in molte parti d’Italia e d’Europa ministranti donne è senz’altro vero! Mi auguro che il vescovo della tua diocesi leggendo ciò che tu hai scritto e la mia opinione e quella di molte altre persone si ricreda. Con affetto fraterno.
Stefania: siamo più di 40 ragazzi/e
Ricordo molto bene quando qualche anno fa il nostro sacerdote non voleva sentir parlare di ragazze tra i chierichetti, e con molta diplomazia e tenacia abbiamo cercato di fargli cambiare idea. Ora penso sia uno tra i sacerdoti più orgogliosi della diocesi. Pensa che arriva ad avere più di 40 ragazzi/e (siamo un piccolo paese...) in un’unica santa Messa e alcuni sono costretti a scendere dall’altare in quanto impossibile contenerli tutti. Siamo tutti molto felici che abbia avuto fiducia nei nostri consigli e condividiamo con lui questa gioia. In merito alla «vocazione sacerdotale» confiderei molto di più sulla meravigliosa opera dello Spirito Santo, in quanto mi sembra che proprio Gesù non abbia mai negato alle donne di avvicinarsi ai discepoli per timore di compromettere la missione evangelica. Antonella: sì alle ragazze ministranti!
Noi le abbiamo già arruolate da parecchio tempo in tutta la diocesi e meno male, perché i maschietti sembrano essere più «vergognosi»... Maria: gli ultimi due preti non erano chierichetti
Noi abbiamo ragazzine ministranti e sono contente del loro servizio. Io personalmente non ho mai pensato questo ruolo finalizzato a una possibile vocazione sacerdotale, non ricordo di aver visto servire all’altare due degli ultimi sacerdoti ordinati in parrocchia. E perché allora non ipotizzare una possibile vocazione religiosa per queste ragazzine? Vera: il clero è maschilista
Penso che il clero sia decisamente maschilista e che sarà dura far cambiare loro atteggiamento. Guardiamo solo come i preti trattano le suore… come pastori con un branco di giulive paperelle… che tristezza! Roberta da Milano
Non vedo perché non lasciare che anche le femmine possano dare il loro contributo. Il percorso verso il sacerdozio credo comporti ben altri strumenti... Stefano: ha cominciato Giovanni Paolo II
Sono animatore del gruppo liturgico chierichetti/ministranti della mia parrocchia. Posso dire che le ragazze che decidono di servire all’altare sono.... una vera e propria benedizione! Non solo per la precisione, la puntualità in ogni cosa e in ogni circostanza, ma anche perché sentono e interiorizzano il loro servizio, cercando di avvicinarsi sempre di più a Gesù. Dal 1994, papa Giovanni Paolo II ammette ufficialmente le chierichette a servire all’altare, ma demanda l’autorizzazione a svolgere tale servizio a ogni singola diocesi. Quindi, in effetti, ogni vescovo può legittimamente decidere se ammetterle o no all’altare. Detto ciò, io posso solo dire che il gruppo di ragazzi che ho la fortuna di seguire (ben 35!) è composto per la maggior parte da ragazzine (20) che incominciano dalla seconda elementare e proseguono per il momento fino alla prima superiore! Luca, catechista di Osimo (AN)
Utilizzando, nella tua lettera, il termine «vostro», tu chiedi un parere soggettivo; in realtà non credo ci sia bisogno di pareri personali. La risposta, come sempre (da bravi catechisti oserei dire, oltreché da bravi cristiani) la dobbiamo cercare nel Vangelo. Gli episodi che rispondono più o meno direttamente alla tua domanda sono tanti. Per ragioni di spazio non posso dilungarmi e mi limito soltanto ad accennarne qualcuno. Pensiamo a Marta e Maria e di come Gesù elogi la seconda per aver scelto la parte migliore. Marta era vittima della cultura maschilista dell’epoca (possiamo dire che la cosa è molto attuale?) e rimane relegata ai fornelli. Maria invece fa la parte dell’uomo: accoglie Gesù che entra in casa, si siede con lui e ascolta il suo messaggio. Il Vangelo di Luca dice chiaramente che le donne erano ammesse al gruppo di Gesù. Le donne sono strettamente legate a Gesù nell’epilogo della sua vita terrena: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala» (Gv 19, 25). Gesù sceglie proprio le donne per dare l’annuncio della Risurrezione (Gv 20,17, Lc 24, 5-6). Per quanto riguarda le «scuse» accampate dal tuo vescovo che vede nel servizio all’altare una fonte di possibile vocazione, non vedo perché a questa fonte non possano attingere anche le femminucce della parrocchia. Buon lavoro nel tuo prezioso servizio di catechista e di testimone evangelico. Con affetto.
Da Dossier Catechista, Dicembre 2010
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