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CEC DON BOSCO Catechesi Lettere sull’Atto di Dolore

Lettere sull’Atto di Dolore

- Perché faccio il catechista? Una verità scomoda
- Lettere sull'«Atto di dolore»
- Lettere a Maria



Cambiare o non cambiare l’Atto di Dolore? È adatto ai bambini o è superato dal tempo, troppo «minaccioso» e pessimistico per la loro età? Le espressioni che si ritrovano sono le più adatte per rivolgersi a un «Padre misericordioso»?
Sono alcune delle domande sollecitate da una lettera che è arrivata mesi fa alla rivista Dossier Catechista da don Vittorio Magnanelli, che scriveva:


«Ho letto l’allegato libretto ai Clip sacra ars (molto ben fatto e utile, come la rivista Dossier catechista) dal titolo Preghiere del mattino e della sera per i ragazzi. Quale Atto di dolore si continua a proporre quello ufficiale: «Mio Dio, mio pento e mi dolgo, ecc.». Capisco che è molto diffuso e, appunto, ha il carattere dell’ufficialità (è indicato anche nei catechismi CEI). Però, a parte che lo stesso Rito della penitenza ne propone pure degli altri, possibile che (specie da una Casa editrice specializzata nella catechesi giovanile) non se ne riesca a percepire la «improponibilità»? Eccone in breve le ragioni:
- non chiama e tanto meno presenta Dio come Padre;
- non si fa accenno né a Gesù, né allo Spirito Santo (scusate se è poco);
- comincia con il fatto che uno è pentito «perché ha meritato i tuoi castighi»;
- accenna a elementi più attinenti alla filosofia che alla Bibbia: «infinitamente buono»... «amato sopra ogni cosa»: è il Summum Bonum platonico. Del resto questo «Atto di dolore» probabilmente è stato redatto all’epoca del catechismo di Pio X che definiva Dio come l’Essere perfettissimo. Anche gli «atti» di fede, speranza e carità – pur se in minore misura – risentono di quella sensibilità teologica. Possibile che non si possa fare qualcosa? Grazie.
don Vittorio Magnanelli, cattedrale di Jesi (An)


A questa lettera hanno reagito non pochi lettori. Presentiamo alcuni degli interventi giunti alla rivista. Ricordiamo che per esigenze redazionali tutte queste lettere sono state in parte accorciate.

Mi associo volentieri a don Magnanelli a proposito dell’Atto di dolore «ufficiale» (cf Dossier, aprile 2007), perché anch’io, catechista da molti anni, sperimento come esso, invece di aiutare, diventa sovente pietra d’inciampo, per il linguaggio e non solo. Questa preghiera è una parte importante nel cammino dell’iniziazione cristiana. Facciamo si’ che lo sia in positivo!
Lidia Depretis, Villar Pellice (To)

Grazie, don Magnanelli, per la provocazione sull’Atto di dolore! Sono catechista da molti anni in una parrocchia della provincia di Chieti. Lo scorso anno nel preparare i fanciulli al sacramento della riconciliazione, dopo aver lavorato a lungo sulle parabole della misericordia e in particolare su quella del «figliol prodigo», ci siamo rese conto subito della improponibilità dell’atto di dolore tradizionale. In esso infatti, come giustamente sottolinea don Masciarelli, non si percepisce Dio come padre, non si fa accenno né a Gesù, né allo Spirito Santo, si parla di «castighi». Per fortuna il vescovo della nostra diocesi mons. Bruno Forte è venuto in nostro aiuto. Nella lettera pastorale che ogni anno invia ai fedeli, oltre all’atto di dolore tradizionale, propone altre due preghiere che hanno chiare radici evangeliche e liturgiche. Dopo aver riflettuto, con l’aiuto del nostro parroco, ne abbiamo scelta una e l’abbiamo proposta ai ragazzi. Ecco il testo:
Padre Santo, come il figliol prodigo mi rivolgo alla tua misericordia: «Ho peccato contro di te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio».
Cristo Gesù che hai aperto al buon ladrone le porte del paradiso, ricordati di me nel tuo regno.
Spirito Santo, sorgente di vita e di amore, fa’ che purificato da ogni colpa, io cammini sempre come figlio della luce.
Certamente del passato non è tutto da buttare, ma un po’ di rinnovamento ogni tanto non farebbe male
Luciano Ferrone

Rispondo a don Vittorio Magnanelli, cattedrale di Jesi, sull’Atto del dolore. Sono una catechista di terza media e da sette anni seguo sempre gli stessi ragazzi. Con molta soddisfazione, aggiungo! Quando erano alle elementari io e le altre catechiste, mie amiche, abbiamo utilizzato una formula molto semplice adatta a loro, ma poi i nostri sacerdoti ci hanno chiesto di far loro imparare l’atto di dolore o in alterntiva «O Gesù di amore acceso», giustificando che sono formule comunemente accettate. Per obbedienza l’ho fatto, ma con la morte nel cuore. Formule non solo antiche, ma decisamente pre-conciliari. Condivido quindi pienamente quanto esposto da don Vittorio e sono felicissima che anche un sacerdote la pensi come me. Se potete girategli questa mia lettera. Un grazie vivissimo a voi per l’aiuto che troviamo nella vostra rivista che ci fornisce sempre spunti nuovi. Un saluto.
Marilisa Begali

Sono una catechista che, data l’età non più giovane, ha avuto la fortuna di essere stata educata con il catechismo di San Pio X, dove si insegnava che Dio è l’«Essere perfettissimo»… Esprimo il mio parere sulla provocazione di don Vittorio Magnanelli e sulle considerazioni che ha ispirato ad alcuni catechisti (cf. Dossier, settembre 2007). Non mi sembrano così gravi i motivi di improponibilità dell’Atto di dolore. Insegno ai fanciulli che Dio è Uno in tre Persone e quindi mi sembra sufficiente rivolgersi a Dio. È vero poi che ci si dovrebbe pentire perché i peccati sono da detestare, ma fare riferimento ai castighi che essi meritano non mi sembra superfluo in questa epoca in cui non si conoscono neppure più i peccati. Molti sono i riferimenti ad essi nei Vangeli. Ne cito uno per tutti: la parabola della zizzania (Mt 13, 37-43), dove Gesù conclude la spiegazione, dicendo: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli a radunare dal suo Regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità, perché li gettino nella fornace ardente: là sarà pianto e stridor di denti». Gli elementi filosofici infine non mi sembra possano creare grossi turbamenti nei fanciulli. Posso essere accusata di integralismo, di pre-conciliarismo e altro, ma ho l’impressione che i risultati dell’educazione religiosa odierna sono che nelle chiese siano presenti solo gli «over 60» e, in qualche occasione, i fanciulli che si apprestano a ricevere il sacramento della Prima Comunione. Nella speranza che questa mia sia pubblicata per far sentire anche un’opinione diversa da quelle finora espresse, vi saluto cordialmente.
Rosanna Furlan, Mogliano Veneto, TV

Sono una vecchia catechista e sono d’accordo con quanto dice Don Vittorio Magnanelli in Dossier catechista di aprile 2007 a proposito dell’«Atto di Dolore». Non ho mai obbligato i bambini a studiare questa pur bella preghiera ma ho sempre cercato di far capire che Dio è un Padre buono e pieno di misericordia e perdona sempre ogni nostro peccato, se ci pentiamo veramente, se ci alziamo e andiamo da lui a chiedergli perdono. Che ne dite, allora, se i nostri bambini imparano a dire: Padre perdonami e con l’aiuto di Gesù e del tuo Santo Spirito fammi camminare nella tua luce; aiutami quando non obbedisco al comandamento dell’amore e tienimi tra le tue braccia. Grazie
Rosa, Parrocchia Ss. Pietro e Paolo, Soccavo, Napoli

Abito a Gardone Val Trompia e sono catechista. Ho letto la lettera di don Vittorio Manganelli a proposito dell’atto di dolore. Scrivo per dire che sono d’accordo con quanto espresso da lui. Da parte mia aggiungo che, nella mia diocesi (Brescia) si recita una preghiera che io non ho trovato nei testi ufficiali e cioè: O Gesù d’amore acceso, non ti avessi mai offeso, o mio caro e amato buon Gesù, con la tua santa grazia non ti voglio offendere mai più perché ti amo sopra ogni cosa.
Doni

Mi è stata offerta qualche copia di Dossier Catechista e ho letto con curiosità e interesse alcuni interventi sull’Atto di Dolore. Mi permetto di inserirmi anch’io e di farvi conoscere la preghiera come tradizionalmente è detta nella nostra isola, la Sardegna. Mi sembra che questa formula sia davvero molto genuina e profonda. E non compaiono espressioni che possano disturbare i bambini. Ecco il testo nella nostra lingua: Misericordia, Signore. Mi pento cun totu su coro de is peccaos meos; minde pento pois benes chi apo perdiu e po is males chi apo menescìu pecchende. Ma meda prus minde pento poite apo offendiu a unu Deus tanti bonu e tanti amabile comente seis boso. Bolia essere mostu ennanti de bos have offendiu. Propongu, assistìu de sa divina gratia bosta de mai prus peccare poite bos amo sunra totu is cosas. Gasi siada (Signore, misericordia. Mi pento con tutto il cuore dei miei peccati; me ne pento per i beni che ho perduto e per i mali che ho meritato peccando. Ma me ne pento molto di più perché ho offeso un Dio tanto buono e tanto amabile come sei tu. Avrei preferito morire piuttosto di offenderti. Prometto, con l’aiuto della tua divina grazia, di non offenderti mai più perché ti amo sopra ogni cosa).
Mons. Augusto Vincenzo Curreli, Oristano


Riconosco i miei peccati
Sono una catechista della provincia di Vercelli, in merito all’Atto di dolore «ufficiale», mi permetto di inviarvi la preghiera che un nostro sacerdote ci ha trasmesso per i ragazzi che si accostano al sacramento della Riconciliazione:
« Signore, abbi pietà. Riconosco i miei peccati e mi pento di ciò che ho fatto. Signore, abbracciami, attirami a Te, rifai nuova la tua amicizia con me. Signore, Tu solo sei il mio Salvatore. Il tuo atto d’amore sulla croce scenda su di me e mi faccia iniziare una nuova vita. Amen. »
Cordiali saluti.
Marina, Vercelli



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