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CEC DON BOSCO Catechesi Catechesi ai genitori La strada della vita, la strada di Cristo

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La strada della vita, la strada di Cristo
di Andrea Fontana


In questa illustrazione del francese Arcabas, i due discepoli di Emmaus, icona della ricerca religiosa dell'uomo moderno
Vangelo di Luca, cap.24, vv.13-35:
Due di loro erano in cammino… e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, con il volto triste. Uno di loro, di nome, Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?»…

Abbiamo scelto, all’inizio, questa pagina di Luca, perché esprime bene la nostra condizione: siamo uomini e donne sulla strada della vita, forse un po’ delusi, forse con qualche interrogativo… Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a rileggere la nostra storia e a capire dove ci sta portando. Ci potremo «accompagnare» per capirla meglio? Parlando di noi stessi, cercando insieme una risposta alle nostre delusioni e ai nostri dubbi… troveremo una soluzione per vivere meglio?

PER LA NOSTRA RIFLESSIONE

Lungo la strada un po’ delusi, un po’ incerti…

• Come quei due, lungo la strada, anche noi, a volte, ci «fermiamo con il volto triste»: è faticosa la nostra vita, siamo stanchi… tutti i giorni le stesse cose, gli stessi gesti, le stesse parole. Se qualcosa cambia è solo per presentarci il conto: il conto degli errori fatti in campo professionale o sentimentale.«Che razza di famiglia è la mia? All’inizio sembrava che tutto andasse bene…». Poi, pensiamo ai nostri figli: chissà quale avvenire li aspetta? Anche per loro la strada s’inerpica verso aspre solitudini e panorami desolanti. Non è un gran vita, la nostra.

• Anche se, per carità, dobbiamo essere giusti: qualcosa di buono riusciamo a farlo. Le ferie al mare ogni anno, qualche pizza e qualche film da tranquilli, l’auto, il computer… se dovessimo lamentarci, non sarebbe neanche giusto. Ci sono molti esseri umani che stanno peggio: pensa all’amico del quinto piano, che è morto a 48 anni per un tumore al cervello. Pensa a chi deve tirare avanti con un solo stipendio. Pensa a chi ha i genitori anziani, in cattive condizioni di salute… Ce n’è per tutti. Se raccontassimo la nostra storia per intero, la strada si prolungherebbe di molti chilometri.

• E allora? Che dire di tutto questo? Può avere un significato? Credevamo di essere noi a gestire la nostra vita, invece è la vita che gestisce noi. Siamo incanalati lungo questa strada, insieme a una folla di miliardi di uomini e donne, ma per andare dove? «Disse l’angelo del Signore ad Agar: “Agar, da dove vieni e dove vai?”. Rispose: “Vado lontano…” (Gn 16,7-8). Nascere, vivere con fatica, morire: qualcuno ha già capito che cosa c’è dietro tutti questi avvenimenti «accaduti in questi giorni»? Spesso ci sentiamo così forestieri in questo mondo da trovarci persino a disagio e desiderare di andare lontano… Sempre insoddisfatti del presente, protesi verso il futuro; sempre delusi da chi ci sta vicino, alla ricerca di altri panorami.

Eppure, c’è una presenza misteriosa…

• A un certo punto del cammino, come oggi, senti che c’è qualcosa che ti sfugge nella vita: una presenza, un senso profondo, un «perché» che non riesci a far emergere. Come se i nostri occhi fossero incapaci a vedere fino in fondo. Possibile che sia soltanto un caso fortuito trovarci qui, sulla strada della vita? Gli anni passano e noi ripensiamo sempre più spesso a ciò che ci è accaduto: abbiamo fatto tanti errori, abbiamo vissuto momenti felici, ci siamo arrabbiati e ci siamo incantati, abbiamo amato e abbiamo odiato. E allora? Qual è il bilancio? Valeva la pena di mettersi in cammino?

Gesù in persona si accostò e camminava con loro… anche se i loro occhi erano incapaci di conoscerlo.

• Ecco la «notizia» che noi cristiani abbiamo da dare ai due viandanti lungo la strada: quella presenza che senti, ma non vedi; quel senso che ti sfugge; quel filo conduttore dei momenti felici e dei momenti tristi, è Gesù Cristo, che ti cammina accanto, anche se non lo vedi. Tu vorresti spesso un miracolo, un principe azzurro, un avvenimento determinante che scacciasse i cattivi pensieri e le ombre tristi… È Lui quello che aspetti e che non arriva mai: ma non è che non arrivi mai, è che bisogna imparare a riconoscerlo, lungo la strada, mentre vai sul tuo cammino… Egli ti è accanto sempre, perché è risorto ed è vivo. Non è un personaggio del passato, di cui devi invocare il ritorno miracoloso.

• Sì, puoi continuare a chiacchierare con chi vuoi, ma se non cerchi un po’ più in là di quello che vedi, non troverai mai la risposta: hai tanti amici, ma nessuno ti conosce così tanto da averti capito fino in fondo… hai una famiglia, ma ci sono momenti di solitudine che né la moglie né i figli possono colmare… ci sono cose che non si possono spiegare a nessuno. Bisogna andare oltre la curva che vedi laggiù, bisogna alzare gli occhi oltre l’orizzonte, bisogna penetrare il profilo della vita, dandole un’anima, un cuore, un senso. Perché tu possa viverla meglio. Perché tu possa sentire meno pesanti i passi che trascini avanti. La fede cristiana ti proietta oltre gli orizzonti ristretti di questo mondo, ovunque tu sia, qualunque cosa aspetti ancora dall’esistenza.

Siamo tutti in cammino insieme a Gesù.

• Scoprire ciò che si nasconde dietro i volti della gente che incontriamo, capire il perché delle cose che accadono, svelare il mistero del tempo che passa e della vecchiaia che incombe… o ci sbrighiamo ad aprire gli occhi sul mistero della vita o soccomberemo. Sono pochi quelli che non s’intristiscono, diventando un peso anche per gli altri. Avere fede significa affidarsi a questo straordinario compagno di viaggio, che cammina con noi, anche se non lo vediamo…

• Mentre camminiamo, come quei due, gli esprimiamo i nostri dubbi e le nostre delusioni: non è un mago che ti dà risposte generiche a pagamento; non è un taumaturgo che con un tocco di bacchetta magica ti risparmia il cammino e la fatica; non è un traguardo lontano che sfugge per adesso alla tua considerazione… è qui e cammina con te. Lascialo parlare. Mettiti in ascolto. Non ti parla di un Dio lontano, senza nome e senza volto, non ti impone regole rigide e pesanti per camminare più in fretta… Ti lascia fare la tua strada: ma ti sta accanto per guidarti, per sorreggerti, per salvarti dai pericoli mortali, dagli agguati traditori, dai miraggi ingannatori.

• Vuoi lasciarti guidare da Lui, dalla «Parola di vita eterna» che ti rivolge? Se provi fatica, se non trovi il bandolo della matassa, se sei ancora in cammino e vuoi arrivare da qualche parte dove speri di trovarti meglio, Gesù è qui, accanto a te. Cammina con te: ti aiuterà ad aprire gli occhi per riconoscerlo e per seguirlo. La vita è un cammino: non siamo mai uguali a noi stessi, non siamo mai felici dove siamo, vogliamo sempre andare altrove… Importante è avere una méta; importante è trovare chi ci porterà in capo al mondo…

Rileggiamo il Catechismo degli adulti La verità vi farà liberi (1995):

«È necessario prendere sul serio le grandi domande che ognuno si porta dentro: chi sono? Da dove vengo? Dove sto andando? E ancora: la vita è un dono, un destino cieco o un caso? Perché questa sete che nessun traguardo riesce a placare? Se vengo dal nulla e vado verso il nulla, sembra che non ci sia nulla da sperare e nulla da fare, se non lasciarsi andare alla deriva… (n. 8). L’uomo è una grande domanda, che non può essere soffocata con l’evasione o l’attivismo: non ci si deve contentare di risposte inadeguate. Scienza, tecnica, economia, politica non indicano il senso della vita; anzi richiedono esse stesse di essere indirizzate verso obiettivi degni dell’uomo…» (pag.32).

Il cammino dell’uomo, come quello di Emmaus, conduce all’incontro con Cristo, ad aprire gli occhi sulla sua presenza nella vita. Leggiamo il cap. 1 del Catechismo degli adulti: l’uomo in cammino.


Pista di riflessione personale o di gruppo

• Ripensa e racconta, se vuoi, il cammino della tua esistenza, con le scelte, le situazioni, gli incontri che l’hanno segnata…. E cerca di capire se c’è qualcosa per cui valeva veramente la pena di vivere. Condividi con gli altri (familiari, amici, gruppo) i tuoi dubbi, la tua ricerca, le tue delusioni…
• Ti ritieni un ricercatore sincero, libero dai condizionamenti sociali e culturali che spesso soffocano ogni domanda? Pensi che il cammino che stai facendo ti aiuti a vivere e a rispondere alle tue domande?
• C’è già stato nella tua vita qualche persona o qualche momento che ti ha aiutato a riflettere e ti ha illuminato, aiutandoti a vivere meglio? Chi? Perché?


Per la preghiera in famiglia
Leggiamo tutto il brano di Emmaus (Lc 24,13-35) e proviamo a dirci a che punto del cammino siamo arrivati… all’inizio… a metà… alla fine, «là dove sono riuniti i cristiani»… Poi prendiamo il salmo 25 A te, Signore, elevo l’anima mia: cerchiamo e leggiamo ad alta voce, a turno, le righe che riguardano il cammino della vita (nel salmo si parla spesso di «via», di «cammino», di «sentieri»; come anche si parla di «angosce», di «delusione», di «lacci»; e altrettanto si parla di «salvezza», di «verità», di «misericordia»…) Trova il versetto che più si adatta alla tua situazione e ripetilo spesso.

In questa illustrazione del francese Arcabas, i due discepoli di Emmaus, icona della ricerca religiosa dell’uomo moderno.


Dossier Catechista , gennaio 2006
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