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SAN PAOLO SULLA VIA DI DAMASCO
di Teresio Bosco
L'intransigente fariseo Paolo viene piegato dall'incontro con Gesù. E si prepara nella preghiera a convertirsi e a mettersi a servizio della esperienza cristiana.
L’ANNO DI SAN PAOLO Sulla via di Damasco
A scuola da Gamaliele Uno studente di quindici anni arriva a Gerusalemme. Viene dall’estero, ma è ebreo al cento per cento. Si chiama Saulo e Paolo: il primo nome lo usa quand’è tra gli ebrei, il secondo tra i pagani. È venuto per iniziare i suoi studi presso Gamaliele l’Anziano, uno dei più famosi «saggi» della città santa. Mentre Paolo arriva a Gerusalemme, Gesù è ancora un oscuro carpentiere che lavora a Nazaret.Paolo arriva da Tarso. Oggi è una piccola città del sud della Turchia, a quei tempi era la capitale della Cilicia, una provincia dell’Impero romano. Chi vi nasce è «cittadino romano».
La pax romana Paolo è nato ai tempi di Augusto. Ora sul trono degli imperatori c’è Tiberio. I romani hanno colonizzato il Mediterraneo: la Spagna, la Gallia, l’Africa del nord, la Grecia. Sono giunti fino all’Asia Minore e alla Palestina. Su questo immenso territorio, i governatori, sostenuti dalle legioni romane, impongono l’«ordine romano». Ma molti degli ebrei attendono con impazienza il messia annunciato, che li liberi dalla dominazione romana. Altri non sono di questo parere e pensano che sarà un dominatore spirituale. In Palestina il dominio romano si è esteso sempre più: intervengono persino nella elezione del Sommo Sacerdote.
La fortezza romana domina il Tempio Paolo è fiero di essere cittadino romano, ma più ancora di essere un discendente della tribù di Beniamino (una delle 12 tribù d’Israele) e di appartenere alla setta dei farisei. Ha frequentato la sinagoga, ha sentito leggere con solennità i libri di Mosè e dei profeti. Ora nel grande Tempio di Gerusalemme ogni pomeriggio va a sedersi ai piedi di Gamaliele, e ascolta le sue lezioni, prendendo appunti sulle tavolette di cera.Terminati gli studi, rientra nella città natale. Vi ritrova la famiglia e gli amici. Fresco di scuola, prende molte volte la parola nella sinagoga. È giovane, ma ha un temperamento focoso. Intanto esercita il mestiere di suo padre e fabbrica tessuti con pelo di capra, un tessuto ruvido che serve per fabbricare tende.
Il caso Gesù Cristo Ritroviamo Paolo a Gerusalemme verso l’anno 34 dopo Cristo. Ha una trentina d’anni. La città è sottosopra per un avvenimento che ha sconvolto tutti, e per una nuova setta che fa discutere. «Durante la tua assenza – gli raccontano gli amici – un certo Gesù si mise a discutere nel tempio con i dottori della Legge: è un uomo di Nazaret, figlio di un carpentiere. Pretendeva di insegnare ai nostri maestri! E, ciò che è peggio, pretendeva di modificare la Legge, si prendeva delle libertà inaudite con il riposo del sabato, si metteva a tavola con i peccatori, pretendeva di avere il potere di perdonare i peccati. Portò un tale scompiglio nella gente che bisognò condurlo al tribunale del Sinedrio. Davanti al sommo sacerdote ebbe il coraggio di proclamarsi il Messia, il Figlio di Dio! È stato condannato alla croce e giustiziato».Paolo ha sorriso e s’è indignato durante il racconto. Guarda la torre Antonia. I soldati di Roma sono ancora là. È la più chiara dimostrazione che quel nazareno mentiva dicendosi il Messia: quando arriverà, il Messia libererà il suo popolo dagli oppressori, non morirà in croce come un malfattore!«Ma non è finito tutto - continuano a raccontargli gli amici. - Qualche giorno dopo la morte di quel Gesù, i suoi discepoli cominciarono a far rumore, affermando che è risuscitato. Furono processati e gettati in prigione, ma non persero la loro audacia. I loro capi, Pietro e Giovanni, rischiarono di essere condannati a morte come Gesù, ma Gamaliele l’Anziano si oppose: “Non preoccupatevi di questa setta – disse al Sinedrio –. Lasciateli stare. Se è un’istituzione messa su da uomini, sparirà da sola; ma se veramente viene da Dio, non riuscirete a farla scomparire, e rischiate di mettervi contro Dio"». Il suo vecchio maestro, pensò Paolo, s’è dimostrato troppo indulgente verso questi «nazareni».
Processo a Stefano In quei giorni uno di essi, Stefano, tenne una clamorosa discussione in pubblico, sostenendo che Gesù era il Messia. Fu condotto davanti al tribunale del Sinedrio come bestemmiatore. Mentre si difendeva, Stefano fissò in alto lo sguardo e il suo volto parve trasfigurarsi. Gridò: «Vedo i cieli aperti, e Gesù il Messia seduto alla destra di Dio!». Un urlo di furore accolse queste parole. Lo trascinarono fuori della città, cercarono delle pietre per lapidarlo, si tolsero i mantelli facendone un mucchio. Paolo li aveva seguiti, era in prima fila. Gli gridarono: «Bada ai mantelli, mentre noi aggiustiamo i conti con costui». Le pietre fischiarono nell’aria, e Paolo sentì chiaramente Stefano gridare: «Signore Gesù, accogli l’anima mia. Signore Gesù, non punirli per questo peccato». Poi le pietre lo abbatterono.
Quel fulgore improvviso L’uccisione di Stefano dà il via a una violenta persecuzione contro i «nazareni». Paolo si getta con fervore nella mischia: va a snidare uomini e donne nelle loro case, li getta in prigione. Gli apostoli e molti cristiani si disperdono nella Giudea e nella Samaria. Un gruppo raggiunge Damasco, capitale della Siria. Paolo viene a saperlo. Domanda al sommo sacerdote l’autorizzazione di andare laggiù con un gruppo di armati, per catturare quei «nazareni» e ricondurli a Gerusalemme. Ci sono più di 250 chilometri da Gerusalemme a Damasco. Paolo e i suoi armati sono quasi in vista della città, quando un fatto sconvolge tutto. Un fulgore improvviso balena dal cielo. Stramazzano a terra. Paolo sente una voce misteriosa che gli dice: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». «Chi sei, signore?», mormora tremando. «Sono quel Gesù che tu perseguiti». Sconvolto, annientato, Paolo domanda: «Che debbo fare?». «Entra in Damasco. Ti farò dire quel che devi fare».
Le mani sul capo di Saulo Paolo si rialzò, ma per quanto aprisse gli occhi non vedeva nulla. Per introdurlo a Damasco, i suoi uomini lo condussero per mano. Per tre giorni rimase incapace di vedere, e digiunò. Un solo pensiero martellava la sua mente: la storia di Gesù non era una favola ed era ancora vivo, pur essendo morto in croce. Viveva in Damasco un cristiano di nome Anania. Il Signore gli apparve e disse: «Va’ nella via Dritta, in casa di Giuda. Chiedi di un certo Saulo di Tarso. Egli sta pregando». «Signore», rispose Anania, «ho saputo da molti che quest’uomo ha fatto molto male ai tuoi fedeli in Gerusalemme. So pure che ha ottenuto dai capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che ti invocano». «Va’ ugualmente perché io ho scelto quest’uomo. Egli mi farà conoscere agli stranieri, ai re e ai figli di Israele. Io stesso gli mostrerò quanto dovrà soffrire per me». Anania andò. Pose le mani sul capo di Saulo e gli disse: «Saulo, fratello mio, mi manda il Signore Gesù perché tu riacquisti la vista e sia ripieno di Spirito Santo». Paolo si sentì guarito e fu battezzato. Rimase molto tempo con i cristiani di Damasco, e predicò Gesù nelle sinagoghe affermando davanti agli ebrei: «Gesù è il Figlio di Dio». Chi l’ascoltava rimaneva stupito. Si domandava: «Ma costui, non è venuto da Gerusalemme per arrestare gli adoratori di Gesù?».Paolo passò anche lungo tempo nella solitudine del deserto, per meditare sulla vita e sulle parole di Gesù.
Abbiamo riportato qui la prima parte della biografia di Paolo. Il seguito nel libretto segnalato sopra, ricco di illustrazioni. Su Dossier Catechista da gennaio 2009 e per tutto l'anno ci saranno articoli su san Paolo di Gugliemoni-Negri da utilizzare con i ragazzi.
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