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Per le vostre segnalazioni: Dossier Catechista, Elledici, 10096 Leumann (To).
E-mail: dossier@elledici.org
Ottobre 2006
• La catechesi oggi in Italia

Monsignor Walter Ruspi
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Mons. Walter Ruspi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale, ha intrattenuto per un paio di ore i catechisti del «Corso di Base» tenuto presso il Centro Evangelizzazione e Catechesi don Bosco di Leumann. Nel suo apprezzato intervento, tra l’altro si è rifatto al rinnovamento determinato dal Concilio Vaticano II, che Paolo VI considerava, con i suoi documenti, «Il Catechismo dei tempi moderni». E ha ricordato che catechesi non vuol dire semplicemente imparare le parole della fede, ma introdurre alla preghiera, alla lode, al dialogo con Dio. In una esperienza vissuta in un contesto comunitario, favorendo una vera esperienza di appartenenza ecclesiale. «Non sono un buon cristiano se vado a catechismo e mi porto dietro uno spietato individualismo nel vivere la mia fede. Devo invece portarmi dietro l’idea che Dio non ci salva individualmente, ma comunitariamente, come popolo». «Quanto al catechismo», ha continuato, «è il frutto della vita di una comunità, non espressione di una persona, per quanto preparata, che impartisce una lezione e presenta un libro».
• Il cardinale cinese

Nel disegno, il sorriso del cardinal Zen tra i bambini
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Il nuovo cardinale Joseph Zen, vescovo di Hong Kong, è nato a Shanghai nel 1932. In una sua corrispondenza ricorda di quando era ragazzino e suo padre lo conduceva a messa ogni giorno, addirittura a cinque messe la domenica. «Mio padre – ricorda - aveva preso la fede sul serio, ma non era gretto né bigotto». Il ragazzino era portato per le cose di chiesa ed era un chierichetto entusiasta, ma a 12 anni si era fatto sbarazzino e la madre, per tenerlo a freno, lo aveva messo in collegio dai salesiani. «Questo ragazzino non è più bravo», aveva detto al direttore del collegio presentandogli il figlio. «Forse non è adatto per essere accettato qui. Ah, sapesse quanto mi ha fatto disperare in quest’ultimo anno!». Ma il piccolo Giuseppe, pur nella povertà di quegli anni, si trovò benissimo. Tra campeggi, il gioco del calcio, le accademie musico-letterarie e le solenni e festose celebrazioni in chiesa fu pienamente a suo agio e decise di farsi prete e salesiano.
• Educare alle differenze
«Il mio punto di vista» è un articolo pubblicato dalla rivista spagnola Catequistasnel febbraio scorso. Mercedes Mas Soler scrive, a proposito dei rapporti dei cattolici con le altre religioni: «Promuovere identità dinamiche non significa un’apertura totale, senza limiti. I confini nel definire le nostre identità sono necessari. Diffidiamo di chi dice: Io appartengo a tutte le culture, a tutte le religioni, sono cittadina del mondo. È come dire che non si ha nessuna identità e questo non è possibile. Diffido di chi sostiene un ecumenismo che dimentica le differenze, che non conosce le radici, che si comporta come se non esistessero, dicendo che siamo tutti uguali. Non è così: siamo diversi. È un fatto e un problema. I nostri limiti ci difendono, ci danno senso di appartenenza, ci fanno sentire parte di una comunità. Però ci mettono di fronte a una sfida, personale e collettiva: crescere aperti, ma non fino a perdere la nostra identità»
• 40 punti se fai parte del coro
Lo scrive l’agenzia Ansa: «Un sacerdote di Merano, il decano di San Nicolò Albert Schoenthaler, ha introdotto una sorta di «cresima a punti». Ogni forma di partecipazione alla vita della Chiesa ha un punteggio: si va dai 40 punti per chi si iscrive al coro giovanile ai 100 punti per una raccolta benefica a favore dei bambini poveri. Per partecipare alla Cresima occorrerebbero 500 punti, ma - spiega il sacerdote - «Non siamo fiscali e anche chi ha avuto meno punti riceverà il sacramento».
• Catechesi a teatro
«È stato bellissimo e ha entusiasmato noi per primi!». Così hanno detto alcuni attori dilettanti che hanno voluto cimentarsi durante il festival del teatro biblico organizzato nella diocesi di Clermont-Ferrand (Francia) l’ottobre scorso. Lo racconta la rivista catechistica francese Tabga nel numero di novembre/dicembre 2005. Quindici adulti, così per provare, si sono immersi per un anno nella creazione di un testo teatrale biblico. Qualcuno ha scritto che non si esce uguali da una avventura come questa. Un’esperienza umana e spirituale per il gruppo e per ciascuno. Nel corso dei mesi hanno messo in comune la loro fede e i loro dubbi, tradotto la Bibbia in modo personale e accessibile, sulla scorta del loro vissuto. Il risultato è stato sorprendente, un misto di interiorizzazione e di attualizzazione, ben adatto a un gruppo di spettatori alla ricerca della propria fede. Lo scopo del festival biblico è quello di rendere più visibile e popolare il messaggio biblico e di offrirne soprattutto ai giovani una lettura moderna e affascinante. Il moto è «La Bibbia è per tutti: venire a scoprirlo!».
• La trasmissione della fede non dipende solo da noi
Scrive il catecheta André Fossion su Nouvelle Revue Théologique: «Nella catechesi non esiste una soluzione miracolistica. Si può vigilare, nel modo migliore possibile, sulle condizioni che rendono la fede possibile, comprensibile, desiderabile; ma la trasmissione della fede non è in nostro potere. In questo senso, un nuovo credente o chi ricomincia un cammino nella fede è sarà sempre una sorpresa e non un l’oggetto di una conquista o il prodotto dei nostri_ sforzi. Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa» (Mc 4,26-27). Dobbiamo seminare e seminare abbondantemente con un’organizzazione efficace; ma è inutile giudicare a priori dei frutti e annegare i germogli».
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