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Novembre 2006

• Catechisti e genitori: insieme per educare alla fede

Mons. Francesco Lambiasi

Ecco una citazione tratta dall’intervento di mons. Francesco Lambiasi al Seminario di studio, che si è tenuto a Roma nell’ottobre del 2004 sul trema: «Catechisti e genitori: insieme per educare alla fede». Dice mons. Lambiasi: «Il sogno è quello di famiglie evangelizzate ed evangelizzanti. Il Rinnovamento della catechesi affermava ancora trent’anni fa: “I genitori stessi annunciando ascoltano, insegnando imparano”. E la Catechesi tradendae diceva che la catechesi familiare precede, accompagna e arricchisce ogni altra forma di catechesi. La tentazione è quella di approfittare del fatto che in Italia è alta la richiesta di catechismo e sacramenti da parte dei genitori per i loro figli. La tentazione è quella di approfittare dei bambini per “ricattare” i genitori: “Se non viene tuo padre, tu la Comunione te la scordi”. Penso che una Chiesa che si comporta così non sia più madre, e rischi di diventare matrigna! Prima di mettere cartelli di “accesso” e di “divieto”, bisogna offrire una strada. Non si tratta di imporre obblighi e di sventagliare cartelli di divieto, ma di offrire possibilità. Il tono non deve essere quello della minaccia: “Guai a voi se non venite!”, ma “Beati voi, invitati alla cena del Signore!”. Legata a questa è l’altra tentazione di strumentalizzare i genitori per rimpugnare le nostre fila. Il Signore Gesù non ha mai precettato nessuno: se c’è stata una cosa di cui è stato difensore fanatico è stata la libertà degli altri!».

• La catechesi in famiglia
Domandano ai coniugi Mario e Cristina, quattro figli, sulla rivista portoghese Voz da Catequese: «Che cosa pensate della catechesi in famiglia?». Risposta: «Un aspetto che può diventare una fonte di enorme vantaggio è che si può approfittare della catechesi che facciamo ai nostri figli per aggiornare la nostra catechesi. Le parrocchie organizzano la catechesi degli adulti e scuole di teologia per laici, ma il fare catechesi ai nostri figli fa fare un salto di qualità alla personalizzazione della nostra fede».

• Nel segno dell'arcobaleno
Come costruire un ritiro per la Cresima in modo vario e affascinante? Come unire due gruppi di estrazione diversa (Oratorio e Scout) che si ritroveranno insieme a ricevere il Sacramento? Come far sentire i ragazzi parte della comunità cristiana? Ci hanno provato i catechisti, animatori e capi Scout di Lanzo Torinese. Hanno costruito l’uscita in preparazione alla Cresima con un buon lavoro d’équipe, mettendo da parte diffidenze e precomprensioni. I 60 ragazzi sono stati invitati a un weekend ambientato alla corte di un antico sovrano. Sette squadre (distinte da una fascia con un colore dell’arcobaleno) hanno ritrovato una pergamena segreta con il percorso da compiere. Ogni squadra avrebbe incontrato un testimone della comunità parrocchiale: questi raccontava la propria esperienza di fede, spiegandone il valore e l’utilità per la propria vita. Poi invitava ciascuna squadra a mettersi in gioco, facendole superare una prova con la forza della coesione. Così i ragazzi hanno conosciuto meglio chi è stato volontario in Africa o tra i sordomuti del Cottolengo, chi fa clownterapia tra le corsie di un ospedale o l’assistente sociale con i ragazzi in difficoltà, chi è stato animatore e ora è un professionista coerente, chi ha fatto del cristianesimo la propria scelta di vita come sacerdote. «Allora il cristianesimo è una cosa viva», hanno pensato i ragazzi, mentre abbinavano alle storie sentite ciascuno dei 7 doni dello Spirito. Lo Spirito Santo era finalmente una presenza «visibile» nelle storie un po’ nascoste di chi abitava a due passi da casa loro. Il giorno della Cresima i ragazzi hanno ancora indossato le fasce colorate. Come in un arcobaleno, diversi nei carismi ma uniti dallo stesso Spirito.

• Problemi di fede dei genitori dei ragazzi
Sulla rivista catechistica francese Points de Repère, Arlette Pareyre risponde a un’ipotetica domanda posta da un catechista: «Quando i genitori interrogano sulla fede, tocca a noi rispondere?». «È una situazione di fronte alla quale si sono trovati tutti», afferma Arlette. «Quale catechista non si è sentita fare da qualche genitore che è venuto a riprendere suo figlio una domanda su questioni religiose? Ed è legittimo domandarsi se si ha la competenza per rispondere, oppure se spetta a un altro farlo. In realtà queste domande sono un’occasione privilegiata per creare un dialogo positivo con loro. Un catechista dovrebbe ritenere normale essere interpellato su questioni di fede, sia su quelle che pongono i ragazzi, che su quelle poste dai loro genitori. Siete voi, infatti, nella maggioranza dei casi, i primi interlocutori che potrebbero innescare una riflessione personale sulla fede. Siate dunque sempre disposti a sentire i loro problemi, perché in quanto cristiani e catechisti avete ricevuto la missione di testimoniare la vostra fede. Se poi vi sembra che il problema posto richieda un approfondimento, cercate di favorire un incontro con un prete che porterà avanti il cammino iniziato da voi».



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