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Dossier Catechista

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- Conosciamo i nostri Santi
- Viene Gesł, Luce del mondo
- Una giornata indimenticabile
- Campo estivo di formazione
- Il festival della catechesi
- Il volo della grande aquila
- La Prima Comunione come «catechesi familiare»
- Con mamma e papà

Campo estivo di formazione
di Gianni Frigerio

La diocesi di Avellino ha tenuto nel mese di luglio un riuscito «campo scuola» per la formazione permanente dei catechisti.



Il Centro «La Pace» sopra Benevento, dove si è svolto il campo.

Il Centro «La Pace» sopra Benevento, una casa di spiritualità gestita dai Focolarini, nello scorso mese di luglio è stato sommerso dalle riflessioni, dai laboratori di gruppo e dai momenti di fraternità e allegria di un gruppo di catechisti della diocesi di Avellino. In questa struttura vasta e accogliente, circondata dai boschi, si è puntualmente ripetuto il tradizionale «campo scuola catechistico», con il fermo proposito di considerarlo anche in futuro un momento annuale irrinunciabile di formazione per i catechisti. Lo assicura don Gianluca Perrelli, 32 anni, giovanissimo responsabile della catechesi diocesana e parroco a Serino.
Don Gianluca, come vede adesso la catechesi in diocesi, a conclusione di questo «campo», che vi è costato un grande lavoro di coordinamento e di impegno organizzativo?
«Lo scopo dei nostri campi, sin dal 1988, è sempre stato quello della formazione permanente dei nostri catechisti. Nei vari anni sono passati tra noi i maggiori esperti di catechesi e i risultati non sono mancati. Quest’anno abbiamo messo a fuoco ancora una volta il tema della iniziazione cristiana, ma anche quello del coinvolgimento dei genitori, e l’impegno di ogni parrocchia di essere Chiesa che accoglie ed evangelizza».

Anna Maria, la prima collaboratrice
Anna Maria Renno, animatrice del campo, insieme a don Gianluca, si è data alla catechesi sin da ragazzina e da alcuni decenni fa parte dell’Ufficio catechistico diocesano. È passata dalla catechesi dei fanciulli all’attuale catechesi degli adulti - dei fidanzati e delle famiglie in particolare - e rappresenta ormai, dopo oltre trent’anni di attività, la memoria storica della catechesi diocesana. Anna Maria è orgogliosa della sua famiglia, delle cinque figlie e del marito, il primo diacono permanente della diocesi di Avellino. Afferma che l’impegno della formazione dei catechisti in diocesi è sempre stato alto: stage e corsi metodologici, biblici, di spiritualità: ogni anno l’impegno di qualificare sempre meglio i catechisti è stato costantemente alto. «La nostra preferenza è a favore di una formazione fatta a gruppi», dice, «mentre abbiamo sospeso il grande Mandato diocesano, benché coinvolgesse anche 700-800 catechisti. In realtà diventava un fatto piuttosto rituale, senza lasciare tracce significative».
«Oggi diamo importanza soprattutto agli incontri di Natale e del dopo Pasqua con il Vescovo», precisa don Gianluca. «Per ogni iniziativa contattiamo costantemente i parroci, sia per via epistolare che per telefono. Abbiamo voluto che ci fosse in ogni parrocchia un referente per la catechesi. Si sa che i primi catechisti sono i parroci e vengono caldamente invitati a partecipare».
Ci sono molte istanze nuove nella catechesi oggi in Italia. Come vi orientate?     
«Le tematiche scelte quest’anno per il campo estivo sono state concordate con il Vescovo e rispondono proprio a questa esigenza di rinnovamento», dice Anna Maria. «Insieme alle diocesi della Campania la nostra scelta prioritaria è stata la catechesi degli adulti. Siamo certi che se non c’è il coinvolgimento degli adulti, soprattutto dei genitori, la catechesi non funziona. Sicuramente dovremo aprirci anche al cammino catecumenale dei ragazzi, perché comprendiamo che la preparazione ai sacramenti va ripensata, per favorire un minimo di preparazione, di consapevolezza, di autentico desiderio…».
Il cosiddetto cristianesimo sociale e le tradizioni consolidate hanno il loro peso anche nella vostra diocesi?
Don Gianluca: «La mia esperienza di parroco mi fa dire che il riferimento al prete è ancora molto forte, ma anche l’attaccamento alle tradizioni religiose. Il problema è che tra la forma e la fede vissuta c’è di mezzo un abisso. Ci sono tante difficoltà nel far superare certe tradizioni che non aiutano ad alimentare la fede. Penso comunque che un’evoluzione positiva possa anche partire da questi elementi religiosi: molto dipende dal peso che viene ad avere il rapporto umano di fiducia tra il parroco e i fedeli».
«È un cammino lento», aggiunge Anna Maria. «Ciò che constatiamo è che c’è una domanda da parte delle famiglie. Con i loro limiti, ma c’è. Certo si deve andare incontro alle famiglie tenendo conto delle loro esigenze, il lavoro, la presenza dei nonni. Sono oberate da tanti problemi e si deve fare qualcosa per rendere la loro vita meno pesante. Soprattutto con gli adulti la nostra catechesi deve essere di qualità e dobbiamo preparare anche catechisti per loro, persone che passino attraverso le stesse difficoltà e speranze».

I giovani, la speranza
In questo campo scuola c’è stata una prevalenza di catechisti giovani. Quale speranza possono rappresentare per la diocesi?
«I giovani catechisti non sono mai mancati ai nostri campi», assicura don Gianluca. «Anzi quest’anno sono stati meno numerosi del solito. C’è una tradizione in questo senso e penso sia dovuta al lavoro dell’équipe diocesana, che è formata da giovani che sono passati a suo tempo dalla stessa esperienza».
«Al di là dei campi, c’è stata sempre in diocesi questa presenza costante di giovani catechisti», dice Anna Maria. «Caso mai, con un interludio negli anni dell’università. Ma anche in questo periodo molti di loro si impegnano nella catechesi il sabato e la domenica. Sono numerosi i giovani che si lasciano coinvolgere e che in coppia si impegnano poi in parrocchia. I catechisti giovani sono una risorsa soprattutto per i lontani, per quei giovani con cui è più difficile aprire un dialogo».

A proposito di risultati
Si nota un diffuso scoraggiamento tra i catechisti italiani. Perché, nonostante il molto impegno, i risultati non si vedono.
«A volte lo scoraggiamento prende anche la Commissione catechistica», conferma don Gianluca. «A volte siamo presi dalla tentazione di sospendere certe attività che richiedono da parte nostra tanto impegno e poi i partecipanti sono scarsi. Ma nel momento in cui, come adesso, ci troviamo a condurre un campo, riprendiamo coraggio, slancio, gioia. Ci si deve impegnare e andare avanti anche se fossimo in pochi. Molti di loro sono giovani e stiamo seminando. I frutti li vedremo a suo tempo».
Anche Anna Maria è ottimista: «La delusione viene quando si rimane ancorati a uno schema  mentale antico. Ma se di anno in anno troviamo le risorse per rinnovarci e ci mettiamo a servizio, vediamo crescere la speranza, pur senza raccogliere frutti immediati. È chiarissimo che ogni incontro realizza qualcosa di positivo per le persone che vengono coinvolte. Dobbiamo sganciarci un poco dall’idea di dover raccogliere, ma di seminare. Solo in questo modo non ci si scoraggia. A volte i catechisti, proprio il giorno dell’amministrazione di un sacramento, sembrano vedere crollare tutto il lavoro fatto. Mentre io che faccio catechesi da trent’anni penso: il prossimo anno farò meglio io, cercherò di avere qualche risultato positivo in più».

La religiosità popolare
Quanto peso ha quella religiosità popolare che sembra essere una caratteristica delle popolazioni del Sud?


In attesa del prossimo incontro.

Don Gianluca: «La religiosità popolare ha ancora il suo peso. Abbiamo avuto in questi anni una bella presa di posizione con un documento in cui i vescovi sono intervenuti sulle feste popolari e sul modo di viverle, per ricuperare la purezza della fede ed epurare quelle forme idolatriche pagane che molto spesso regalano aspetti esteriori di festa, la gioia del canto e magari la presenza della banda, ma non sono accompagnate da una fede genuina. Ci stiamo impegnando in tridui, novene e altre giornate di preparazione in cui non ci sia solo la celebrazione eucaristica, ma anche momenti di adorazione, di preghiera, di riconciliazione. Possono diventare in qualche misura occasione di catechesi per adulti».
Anna Maria: «Io credo che l’attaccamento a certe forme di religiosità possono diventare un’occasione per cominciare un dialogo, una catechesi occasionale che può portare qualche frutto nel cuore di qualcuno. È un fatto positivo che la gente sia legata alla religiosità, ai santi, alla Chiesa. Ogni occasione può essere buona per trasmettere messaggi di fede».

Il nuovo vescovo
Si dice che se non sono i vescovi a rinnovare la catechesi, non si farà alcun passo avanti nelle nuove proposte catechistiche. Ma in realtà, anche quando i vescovi si dimostrano innovativi e sensibili, il cammino del rinnovamento è lento. Mons. Francesco Marino è il vostro nuovo vescovo da un paio di anni. Questo rappresenta un’opportunità per voi?
Don Gianluca: «Evidentemente la venuta tra noi di mons. Marino è stata un’occasione favorevole. Ma già prima, il precedente vescovo, mons. Antonio Forte, aveva fatto molto per la catechesi. Ed è stato sempre presente ai nostri campi catechistici».
Anna Maria: «Mi rendo conto che il nostro Vescovo ha una grande disponibilità al cambiamento, al rinnovamento della catechesi. Incontrandoci come Commissione ha dato indicazioni significative, ha voluto dare impulso al sacramento della Cresima».
Don Gianluca: «In effetti il Vescovo non ci lascia soli. E siamo certi che ci condurrà a un progetto catechistico diocesano, che per ora non c’è, almeno sulla carta. In occasione di questo ultimo campo catechistico si è esposto personalmente, scrivendo una lettera a tutti i parroci, perché garantissero la presenza almeno di un rappresentante per ogni parrocchia».
Anna Maria: «Ciò che sarebbe davvero auspicabile è una maggiore tensione verso la catechesi da parte del clero. Invece li vediamo oberati da mille impegni e attività, che forse potrebbero delegare ad altri».


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