Intervista a Don Arturo Cattaneo, autore del libro "Prepararsi al matrimonio guidati da Papa Francesco".

Intervista a Don Arturo Cattaneo
autore del libro

Prepararsi al matrimonio guidati da Papa Francesco
Editrice Elledici

Don Arturo Cattaneo ha appena pubblicato (Edizioni Elledici) un opuscolo, intitolato Prepararsi al matrimonio guidati da Papa Francesco, per aiutare i fidanzati nella preparazione al matrimonio. Un libro che, facendo tesoro dei suggerimenti di Papa Francesco, trova le parole, le motivazioni e gli esempi che toccano «le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, di impegno, di amore e anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio» (Amoris laetitia, n. 40).


Intervista a don Arturo Cattaneo

Lei sostiene che oggi la preparazione dei fidanzati al matrimonio è una grande sfida per la Chiesa. In che senso?
È una sfida a causa di molteplici fattori socioculturali che rendono oggi più difficile l'impegno matrimoniale. Basti ricordare l'individualismo egocentrico, che si oppone all'amore di donazione costitutivo del matrimonio; il narcisismo, che - osserva il Papa -«rende le persone incapaci di guardare al di là di se stesse» (n. 39); la cultura del provvisorio, dominata dallo spirito dell'«usa e getta» che porta le persone a passare rapidamente e superficialmente da una relazione affettiva ad un'altra; una falsa concezione della libertà, intesa come «fuga dagli impegni» (n. 33); una visione egoistica della sessualità, che tende a ridurla alla soddisfazione dei propri desideri. Si comprende così perché Papa Francesco parli spesso del matrimonio come di una sfida.

Dalle nostre parti, i matrimoni in Chiesa sono in costante diminuzione. Come far comprendere il senso di «sposarsi in Chiesa»? Non è un rischio - nonostante un'accurata preparazione - il matrimonio cattolico per una coppia che vive lontana dall'esperienza di fede e di comunità ecclesiale?
Anche questo è parte della sfida di cui parlavo. Promettere un amore per sempre potrebbe sembrare quasi impossibile, eppure - fa notare il Papa - ciò «è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l'intero futuro alla persona amata» (n. 124). Sposarsi in Chiesa significa quindi riconoscere che l'amore coniugale può attraversare tutte le prove e mantenersi fedele, in virtù del «dono della grazia che lo fortifica e lo eleva» (n. 124).
È un rischio? Sì, ma è anche un'opportunità. Il matrimonio costituisce infatti un'occasione affinché i coniugi, scoprendo il magnifico disegno di Dio, si avvicinino a Lui, si rendano conto che ogni amore ha la sua origine in Dio e nel più grande atto d'amore della storia, quello di Gesù che dà la vita per noi.

Lei parla di sviluppare le radici del matrimonio. Quali sarebbero?
L'amore sponsale deve anzitutto essere un amore definitivo, fedele e fecondo. Oltre a questi tre aspetti imprescindibili, ce ne sono altri che ho chiamato «radici» perché svolgono la stessa funzione delle radici degli alberi: garantiscono il nutrimento e permettono di restare saldi e resistere alle tempeste. Si tratta di qualità personali come affabilità, tenerezza, generosità, pazienza, buon umore, ottimismo, serenità, tatto, puntualità, delicatezza nel rapporto, capacità di adattarsi, di tollerare... ma anche di realismo ed equilibrio. Realismo, perché come ricorda Papa Francesco è bene evitare aspettative esagerate che preparerebbero il terreno a molte frustrazioni. Equilibro perché la coppia ha bisogno di tempo per se stessa, perciò deve lasciare il giusto spazio e armonizzare aspetti come la vita di coppia, gli interessi e le occupazioni personali e legittime, gli impegni sociali, l'attenzione per i figli... Deve evitare la dispersione e le interferenze, soprattutto quelle provenienti dalle famiglie di origine. L'amore coniugale dev'essere anche «tripolare», poiché il «sì» pronunciato all'Altare è anche un «sì» che l'uomo dice a Dio. La vita coniugale potrà essere vissuta in pienezza solo se si fonda sull'amore inesauribile di Dio e si alimenta continuamente di quell'amore che si è manifestato in Cristo.


Vi sono altri valori, oltre a quelli cristiani, per una vita matrimoniale bella e duratura. Una altrettanto solida roccia su cui costruire la casa, per usare la metafora presente nel libro?
Il matrimonio è anzitutto una realtà naturale e la fede l'accoglie, portandola alla sua pienezza. Perciò il fondamento del matrimonio cristiano si trova nella realtà naturale, i cui pilastri sono: indissolubilità, fedeltà e apertura ai figli. In un discorso del 2017 alla Rota romana il Papa l'afferma dicendo: «Solo in quanto è fondato sulla verità l'amore può perdurare nel tempo, superare l'istante effimero e rimanere saldo per sostenere un cammino comune.
 Se l'amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo, non riesce a portare l'io al di là del suo isolamento, né a liberarlo dall'istante fugace per edificare la vita e portare frutto».

Indissolubilità, concetto oggi non facile da far accettare. Come lo spiega?
Occorre far riflettere sul fatto che l'indissolubilità non è una «camicia di forza», un'esigenza imposta da un'autorità esterna al matrimonio, ma un elemento intrinseco dell'unione coniugale. Essa è infatti un atto di donazione mutua. Che donazione sarebbe se uno si impegnasse solo finché gli farà comodo, finché lei o lui gli piace? 
Significherebbe che non è la persona dell'altro a interessargli, ma solo ciò che, per un certo tempo, potrà ottenere da lei.

Un amore duraturo (indissolubile), profondo, che vuole il bene dell'altro non è però esente da discussioni. Vedo che lei presenta un «decalogo del buon litigante». Di che si tratta?
Il «buon litigante» non fugge la discussione, né la tronca uscendo di scena se teme di aver torto; è disposto a riconoscere i suoi difetti o sbagli e a chiedere perdono; evita offese personali e atteggiamenti sprezzanti; non si lega al dito le colpe del coniuge, rinfacciandogliele ad ogni piè sospinto; sa capire se l'arrabbiatura dell'altro nasce da 
un momentaneo bisogno di sfogo; permette al coniuge di parlare fino in fondo: spesso questo 
gli basterà per calmarsi; espone le proprie ragioni in modo chiaro ma pacato e, se vi riesce, con un po' di umorismo, ma senza 
ironia. Alla fine ricordo la frase del Papa: «È normale che ci siano litigi e che a volte volino i piatti, ma mai finire la giornata senza fare la pace, mai!».

E poi aggiunge anche un «decalogo del buon ascoltatore».
In effetti, il «buon litigante» deve essere anche un «buon ascoltatore». Ma questo atteggiamento è fondamentale per la qualità di ogni rapporto e soprattutto per quello coniugale. Richiede umiltà e pazienza. Non si tratta solo di non interrompere l'altro quando parla, ma implica vero interesse per l'altro, sapersi mettere nei suoi panni, saper decifrare il linguaggio del corpo e cogliere l'implicito.

Lei parla anche del matrimonio quale «vocazione». In che senso?
Nel senso che Dio chiama tutti alla santità, incarnandola nel proprio contesto. Perciò - ricorda il Papa - «il matrimonio è una vocazione, in quanto è una risposta alla specifica chiamata a vivere l'amore coniugale come segno imperfetto dell'amore tra Cristo e la Chiesa» (Amoris laetitia, 72). Osserva inoltre: «Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l'intero futuro alla persona amata" (ibid. 124). Solo così, aprendosi all'amore di Cristo, che «ci ha amati per primo» (1Gv 4,19), gli sposi possono conoscere veramente cosa sia l'amore e quanto radicali ne siano le esigenze. Ciò porterà la coppia ad aprirsi, a non rinchiudersi in sé stessa, considerando il proprio amore come un affare privato. Il mondo, la società, la Chiesa hanno biso-gno del loro amore.

Il segreto della felicità nel matrimonio?
Sposandosi, si cerca l'amore assoluto, totale,... ma tutti sono limitati e quindi nessuno potrà mai soddisfare completamente questa aspirazione. Solo Dio lo può. Occorre perciò fondare il matrimonio sull'Amore di Dio, l'unico che è sempre pienamente fedele.

 

Note sull'autore:

Arturo Cattaneo è nato a Lugano nel 1948, architetto e dal 1979 sacerdote della Prelatura dell'Opus Dei. Dottore in Diritto canonico e in Teolo-gia. Docente di entrambe le discipline a Pamplona, Roma, Venezia e attualmente presso la Facoltà di Teologia di Lugano. Autore di numerose pubblicazio-ni nell'ambito canonistico, ecclesiologico e pastorale, fra cui il libro Matrimonio d'amore (Ares 20053), tradotto in molte lingue. Consultore del Dicastero Pontificio per i laici, la famiglia e la vita. Membro della Commissione teologica della Conferenza epi-scopale svizzera.

 

 

 

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